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Una nuova iconografia di san Giovanni Leonardi

recentemente proclamato Patrono dei Farmacisti


sgl 14San Giovanni Leonardi citando in uno dei suoi Sermoni Dionigi l’Areopagita afferma: «ogni cosa è bellezza desiderabile ed amabile; ogni cosa è attratta dalla bellezza. In questo modo sembra che Dionigi voglia dirci che la bellezza in sé, è di così grande qualità e virtù che tutte le cose la bramano e la desiderano. Pertanto, ardisco affermare che non c’è realtà simile che conquisti e leghi a sé il cuore umano quanto la divina bellezza». (GIOVANNI LEONARDI, Sermone de divina pulchritudine). Ci sembrava opportuno citare queste parole del Leonardi prima di presentare la nuova iconografia composta dal maestro Antonio Lomuscio che ritrae il Santo lucchese recentemente proclamato patrono dei farmacisti. La tela sarà custodita e venerata presso la Chiesa di San Lorenzo in Miranda a Roma sede del Nobile Collegio degli Speziali che hanno commissionato l’opera per onorare il loro celeste protettore.

 

Lo sguardo e la statura

La figura del santo si staglia in primo piano con lo sguardo apparentemente fisso sullo spettatore. Sono gli occhi di chi contempla la profondità del Mistero ed è nascosto con Cristo in Dio (Col 3,3). L’angelo posto in primo piano, cattura l’attenzione dell’osservatore, è dà movimento gioioso alla scena. L’irruzione sembra distogliere il Leonardi dalla profonda orazione, mentre chi osserva si porta sul filo rosso che, nel muoversi vorticoso, lega fra loro i simboli delle opere compiute dal santo. Lo sguardo del Leonardi allo stesso tempo severo e pacifico è un frammento di luce interiore che emerge dalla robusta personalità del riformatore della Chiesa, amico dei piccoli del Vangelo. Nello scenario barocco, il santo, si erge in tutta la sua statura. Certamente, non per la forma fisica, ma per la statura spirituale. Rivestito dell’abito dei Chierici Regolari avanza su chi l’osserva come una fiamma che avvolgendosi s’innalza per congiungersi alla sua origine: il cielo. Il baricentro dell’immagine, segnala all’osservatore la postura delle mani. Quella sul petto dai tratti giovanili, individia il farmacista-chierico che lascia la spezieria per curare le piaghe della Chiesa, quella rivolta in basso, rugosa, è la mano dell’uomo maturo che ha lavorato costantemente nella vigna del Signore e ora indica nelle opere compiute l’eredità spirituale. La veste è rigonfia quasi a rappresentare le vele di una barca riempite dallo Spirito che avvince i santi, li purifica come il fuoco nel crogiolo (Sap 3,6 ) e li fa brillare della luce intramontabile della Pasqua. La statura spirituale del Leonardi si misura con una colonna che fa da sfondo alla croce. E’ Cristo «Colonna della Verità», misura del discepolo credente «principio e fondamento» della vita interiore.

 

Il «filo rosso» della salvezza

La vera sapienza è rivelata dal Padre ai piccoli (Cf. Mt 11,25-27). C’è un filo rosso che attraversa la vita del Leonardi: «la salute delle anime». Il P. Bonafede, primo biografo del santo, riferisce che da giovane speziale a Lucca nella bottega del Parigi: «Chiamava quando era meno occupato, alcuni figlioletti ai quali con carità e semplicità grande insegnava l’oratione e le cose della nostra santa fede. Le quali ationi faceva con tanto zelo di carità che dava a conoscere che Dio 1’haveva eletto non per esercitare lo speziale ma per procurare la salute di molte anime». L’immagine del Leonardi nel nostro dipinto è circoscritta dal filo rosso, che da un verso è aggrovigliato intorno ad un ramo secco, dall’altro è tirato dall’ angelo che pieno di stupore ne provoca quasi per gioco il movimento sinuoso. E’ il gioioso annuncio del Vangelo di salvezza che attraversa le aridità dell’uomo e della storia ed è consegnato dai «piccoli», eredi della sua novità trasformatrice. L’angelo è tra i libri. Il «libro» nell’iconografia classica del Leonardi è elemento essenziale. Innanzitutto è il Vangelo per il quale ha donato la sua intera esistenza. E’ il Vangelo che ha annunziato da giovane farmacista, da chierico fondatore e riformatore della Chiesa. E’ anche il libro della «Regola» offerta hai Chierici fondati nel 1574, nella quale ha raccolto e consegnato la sua esperienza carismatica. In definitiva, è il Vangelo vissuto, sperimentato, sofferto, annunziato. Vangelo ed angelo in greco hanno la medesima etimologia qui s’incontrano nella rappresentazione simbolica, e ricordano all’osservatore, che la fatica apostolica del Leonardi non è altro che partecipazione all’opera evangelizzatrice che ha il suo vertice nella salvezza compiuta da Cristo.

 

La croce «medicina salutis»

Speculare al ramo secco è la croce con il serpente: l’albero della vita che salva l’uomo dai morsi del maligno (Cf. Nm 21,6-9). L’episodio ricordato nel libro dei Numeri sarà ripreso dall’evangelista Giovanni che vede in Gesù il segno innalzato (Cf. Gv 3,14). Il «serpentem aeneum», è dunque il sêmeion-Cristo nel quale il Padre manifesta la sua gloria e attira a sé l’umanità (Cf. Gv 8,28). D’altro canto, il simbolo del serpente, nel nostro dipinto, è richiamato nell’emblema dei farmacisti indicato dall’angelo. La scuola della Croce è sempre stata per il Leonardi la «cattedra dei Santi», «l’alfabeto di Dio» nel quale si rivela non solo il linguaggio dell’amore, ma Dio stesso. La Parola e il Crocifisso sono inscindibili. Nel libro della croce, afferma il Leonardi «si leggon tutti gli attributi di Dio e tutte le nostre miserie. Per questo dice Giovanni nell’Apocalisse di quello che era scritto dentro e fori». La croce è dunque medicina salutis. Lo speziale di Lucca che distribuiva medicamenti per il corpo, nella croce riconosce il rimedio unico e indiscutibile per la salvezza del corpo e dell’anima. Fissare lo sguardo su Cristo «misura di tutte le cose», è nota caratteristica della spiritualità leonardina. La contemplazione del crocifisso-risorto ha segnato la vita del patrono dei farmacisti, rifugio nel tempo della prova, rimedio contro gli attacchi del maligno. Così il Leonardi in un’orazione rivela i suoi sentimenti: «O Croce a te vengo, sicuro di recarti gioia. Vienimi incontro lietamente poiché tanto tempo ti ho cercata, ti ho desiderata, tanto tempo bramata e finalmente, ti ho trovata. In te finirò il mio viaggio, in te sarà confermata la mia fede».

 

Con la Madre di Dio nel cuore

Al centro del nostro dipinto è situata l’icona della Madre di Dio venerata nella Chiesa romana di Santa Maria in Portico in Campitelli. Il Leonardi ricevette dal papa Clemente VIII il santuario a lei dedicato sulle rive del Tevere nel 1601 stabilendovi la prima comunità romana dei suoi chierici e redigendo la prima «Narratione» dell’apparizione della prodigiosa immagine della Madre di Dio alla patrizia romana santa Galla, avvenuta secondo la tradizione nel VI secolo. Tra le notizie raccolte dal Leonardi anche un’antica orazione che celebra la maternità di Maria ed il segno della prodigiosa apparizione con due tipologie bibliche: «le tavole della legge mosaica» (Cf. Es 24,12) ed «il serpente di rame innalzato nel deserto» (Cf. Nm 21,8). In effetti, Maria, continua nella Chiesa l’opera rivelatrice di Cristo e la sua vita è come «il prototipo di ciò che l’Ars Dei può formare da una materia umana che non si oppone a lui». Così recita l’antica oratio mariana: «Omnipotens sempiterne Deus, qui legem Moysi digito tuo in tabulis lapideis scriptam dedisti, et serpentem aeneum in eremo exaltari fecisti, concede quaesumus, ut hanc sacratissimam Genitricis Filii tui imaginem digito tuo formatam, et in hoc loco per sanctos angelos tuos mirabiliter exaltatam devote veneremur, cuius intuitu a mortifera antiqui serpentis peste, et a quibuscumque aliis corporalibus laesionibus liberemur». L’icona di Santa Maria in Portico è al centro della scena, sul cuore del Leonardi come sigillo e testamento spirituale. A questa immagine fanno eco le parole della Sposa del Cantico: «mettimi come sigillo sul tuo cuore» (Ct 8,6) e di riflesso quelle del Leonardi che amava ripetere ai suoi Chierici: «Fate alla Vergine Sposa un presente spirituale […] io vi ho offerti e donati tutti alla Regina degli Angeli, però non temete, che dovunque andarete, la trovarete in vostra protettione».

 

Uomo di scienza e di fede

Fides et ratio. Non divise ma unite nell’ardua ricerca della Verità. Nel simbolo della luce posta sul candelabro con accanto il mortaio, che richiama la nobile arte dello speziale, il maestro Lomuscio ha voluto indicare in sintesi l’esistenza del Leonardi. Uomo di scienza e di fede; di cultura e di umile servizio ai doni dello Spirito. Nell’esercizio della riforma per curare i mali della Chiesa del suo tempo, il santo si fece più volte interprete presso i pontefici delle istanze di rinnovamento radicate nella conversione a Cristo e al suo Vangelo, perché i missionari della buona novella fossero «come lucerne poste sul candeliere», chiamati a risplendere per la trasparenza della vita quali custodi della Verità. Da buon chimico il Leonardi sapeva che le cose si compongono una insieme all’altra; si aggiungono, non si sostituiscono. Per questo un buon progetto di riforma ha come prerogativa la cura dell’interiorità e la ricerca della Verità, una sorta di «alchimia spirituale» che rigenera l’uomo nuovo, appartenente unicamente a Cristo e alla sua Chiesa. La «pedagogia cristiana» proposta dal Leonardi, parte dalla cura dei piccoli si prolunga nel servizio di riforma del tessuto ecclesiale e prosegue verso gli orizzonti delle «nuove terre» che attendono il Vangelo di Cristo. E’ l’ultima opera del Leonardi che, poco tempo prima della sua morte avvenuta il 9 ottobre del 1609, pone le fondamenta del Collegio di propaganda fide, seme deposto nella terra in attesa di una abbondante fioritura. Il dipinto segnale questa ultima fatica del Leonardi attraverso il simbolo dell’astrolabio posto dietro le sue spalle per indicare che l’intuizione profetica sarà nelle mani della Chiesa che in ogni tempo proporrà a tutte le genti l’annuncio universale di salvezza.

P. Davide Carbonaro OMD

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