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Patrono presso Dio dei farmacisti


farm2Quando nel 1602 l'Universitas Aromatariorum, oggi il Nobile Collegio degli Speziali della Città di Roma, riedificò la chiesa di San Lorenzo in Miranda dalle fondamenta, dandole l'aspetto attuale, San Giovanni Leonardi già da un anno risiedeva nella vicina Chiesa di Santa Maria in Portico concessa da Papa Clemente VIII in perpetuo all'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio fondato nel 1574. Ma chi era Giovanni Leonardi e perché la sua santità da oggi è più vicina a chi esercita la nobile professione del farmacista e ne vive da cristiano l'esperienza spirituale?


In effetti, con un decreto dell'8 agosto 2006 dopo un lungo iter, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, a nome del Papa Benedetto XVI, ha proclamato: "Sanctum Ioannem Leonardi, Presbyterum patronum apud Deum Christifidelium exercentium artem apothecariam". Così nella solenne lingua latina risuonano le parole del decreto che proclama San Giovanni Leonardi Patrono dei farmacisti.

Egli nacque a Decimo presso Lucca un ridente borgo situato nella Valle del Serchio (Garfagnana) nel 1541. Il secolo XVI fu un tempo difficile per la Chiesa. Le pressioni della Riforma protestante che negava verità rivelate quali la presenza reale di Gesù nell'Eucaristia, la necessità della Penitenza sacramentale, l'autorità del Romano Pontefice e l'esercizio del sacerdozio si rivelarono come profonde ferite nel corpo ecclesiale. L'Europa e la stessa Italia sebbene in misura minore, sentirono i contraccolpi della spinta riformista protestante. Un secolo decisivo dunque, un incrocio di conflitti esplosivi sia sul piano sociale politico e religioso che avrebbe inaugurato i tempi dell'Europa Moderna. D'altro canto la Chiesa Cattolica raccolse nel Concilio di Trento e nel movimento riformista post-tridentino, i desideri di una Riforma cattolica altrettanto efficace, la quale doveva coinvolgere il capo e le membra (Tam in capitis quam in membris) secondo l'immagine paolina della Chiesa corpo di Cristo (1Cor 12,12).

Grandi uomini e grandi passioni si sollevarono in nome del Vangelo producendo una nuova fase della storia del cristianesimo in Occidente. Le grandi sfide che il secolo XVI poneva alla Chiesa e al mondo avevano bisogno di anime grandi, di persone che avendo Dio nel cuore e nella mente fossero in grado di farlo tornare in mezzo agli uomini e di rinnovare così il tessuto umano e sociale gravemente lacerato. Fra questi giganti della fede si trova il nostro Santo che insieme ai protagonisti della riforma cattolica espresse un'esperienza di straordinario sapore evangelico, mostrando una umanità che affascinò molti giovani decisi a seguirne le orme.

 

A servizio integrale della vita

In questo contesto storico, si dipana l'esperienza umana e spirituale del Leonardi. Egli visse la sua giovinezza con una profonda e coerente spiritualità che lo distinse fra i ragazzi del borgo di Diecimo e poi di Lucca mentre apprendeva l'arte del farmacista presso la spezieria di Antonio Parigi; esercizio che curò con amorevole impegno per dieci anni dal 1558 al 1568. Così ci riferisce il Venerabile Cesare Franciotti nelle Croniche che raccontano le origini della comunità religiosa fondata dal Leonardi: "Posto dal padre nella bottega di Antonio Parigi, speziale della città di Lucca et uomo di gran buon nome e lealtà; quivi stava egli apprendendo quell'esercizio, augurandogli quasi con questo Iddio che a suo tempo doveva riuscir atto per dar medicamenti all'infermità spirituale di molte anime, che pur alcuni vi ricordano aver da lui comprato in quel luogo alcune cose, i quali poi nella Congregatione da lui fondata gli sono stati discepoli et figli in Cristo" (C. FRANCIOTTI, Croniche, Manoscritto Archivio della Curia OMD Roma).

farm3I primi biografi del santo ci consegnano una figura docile e caritatevole, capace di leggere il cuore ed intuire le necessità dei più piccoli. Così P. Ludovico Marracci nella prima biografia edita: "Era benigno et amorevole verso i poveri, ai quali con licenza de' Padroni dava spesso i medicamenti per amor di Dio. Occorrendoli andare ad infermi per curargli, voleva che la prima cura fusse quella dell'anima, gli esortava con santi documenti alla pazienza, all'emendatione de'costumi, et a purgare il cuore con un'esatta confessione delle proprie colpe. Operava molto con le sue parole ma ancor più con l'esempio della sua vita" (L. MARRACCI, Della Vita del P. Giovanni Leonardi, Roma 1637, II, 6).

Prosegue ancora un altro biografo il Bonafede: "Di coscienza si diede il buon giovane con larghezza di cuore alle fatiche dell'arte sua, ma con maggiore desiderio di farsi buon spirituale, che buon speziale. Il fondamento sopra il quale stabilì l'edifizio della sua perfezione, fu l'orazione e la devozione […] benché fossero molte le fatiche della spezieria, che lo impegnavano durante il giorno, nondimeno la notte, quando il corpo aveva più bisogno di riposo, esso negandoli il sonno, ne spendeva buona parte in orazione, et il giorno ancora quando di lui non era bisogno in bottega soleva avido conversare con Dio, ritirarsi a far orazione, o leggere un buon libro spirituale. (G. BONAFEDE, Vita del Venerabile Padre Giovanni Leonardi, Manoscritto Archivio della Curia OMD Roma).

Il Leonardi era un giovane farmacista nella prosperosa Repubblica di Lucca di fine cinquecento, che svolgeva il suo servizio consegnando ai clienti, non solo i rimedi del corpo, ma la luminosa testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo che egli aveva percepito nel dialogo interiore. Dopo la morte del padre fu in procinto di aprire una spezieria di sua proprietà nella città natale a Diecimo.

 

A servizio della Chiesa, Corpo di Cristo

Ma i disegni di Dio sono spesso distanti da quelli degli uomini e gli accadimenti servono per comprendere appieno la sua volontà. Così ancora il Bonafede riferisce sugli avvenimenti: "In questo tempo venne a morte il padre di Giovanni, che a Diecimo dimorava e rimastagli la madre già di grave età con alcune sorelle, gli fecero intendere che non più trattasse di farsi religioso, ma alla sua terra se ne tornasse e con le fatiche dell'arte già molto ben appresa cominciasse hormai ad aiutar la sua casa. Andò egli con questo pensiero a Diecimo, perché non essendo informato della volontà et intenzioni, che i suoi confessori avevano, e che disponeva di lui Dio, gli pareva che per lui fosse questo il meglio. Onde per venir all'esecuzione avendo bisogno di danari, divise in quel tempo l'eredità paterna e toccatoli alcuni beni stabili con 350 scudi, con questi se ne venne a Lucca disegnando di provvedere in quei pochi mesi a tutto ciò che per esercitare da per sé quell'arte gli era di bisogno ". La frequentazione dei Padri domenicani a Lucca aveva edotto il Leonardi nell'arte della contemplazione la quale non si limita nel semplice vedere le cose o le situazioni, ma sprofonda nell'intimità di Dio per trasmettere agli altri quanto interiorizzato: conteplari et contemplata aliis tradere. Giovanni rimane sedotto da questo monito di san Domenico e vivrà l'intera sua esistenza sulla frontiera tra contemplazione e azione coniugandole in una sintesi sapienziale. Su consiglio del domenicano P. Paolino Bernardini a ventisei anni, il Leonardi lasciò l'attività di farmacista e intraprese gli studi ecclesiastici.

Celebrò la sua prima eucaristia nell'Epifania del 1571 e il vescovo di Lucca gli affidò la Chiesa di San Giovanni della Magione, nella quale il Leonardi poté attuare un'intuizione che portava da tempo nel cuore: l'istituzione di una scuola che formasse soprattutto i più giovani nei principi della retta fede e della vita cristiana. I frutti di questo primo impegno apostolico furono raccolti nel Catechismo pubblicato a Lucca e nella Compagnia della Dottrina Cristiana che si diffuse in tutta la lucchesia e a Roma ed ebbe il plauso di numerosi prelati tra cui il Papa Clemente VIII e il Visitatore Apostolico G. B. Castelli vescovo di Rimini tra i protagonisti della riforma cattolica. In questo tempo, prende consistenza nell'animo del Leonardi l'architettura della riforma ecclesiale che, quasi al termine della sua vita, come testamento raccoglierà nel Memoriale a Papa Paolo V. Fra le righe, egli stesso consegna la sua personale esperienza: "Coloro che vogliono impegnarsi alla riforma dei costumi degli uomini si presentino agli sguardi di quanti essi vogliono riformare come specchi d'ogni virtù e come lucerne poste sul candelabro" e ancora prosegue rivolgendosi al Papa al quale spetta il maggior impegno nella riforma ecclesiale il quale: "a guisa di prudentissimo medico procurerà d'haver cognizione di tutte le infermità che patisce la Chiesa, le quali hanno bisogno di rimedio, per poter ciascuna di queste con opportune medicine curare". (G. LEONARDI, Pro universali totius ecclesiae reformatione, 1).

Il Leonardi da prete non dimenticò mai la sua iniziale esperienza di farmacista tanto che nella sua opera di riforma intese curare i mali della Chiesa e quelli dell'uomo del suo tempo diffondendo la salutare medicina del Vangelo (medicina salutis). Così in alcuni Sermoni, appaiono le reminiscenze del giovane speziale il quale paragona gli effetti della peste al peccato e propone le modalità di guarigione. L'analogia tra i danni prodotti dalla peste e quelli prodotti dal peccato richiedono terapie specifiche, i primi quelle prescritte dai medici, i secondi quelle proposte da Cristo medico divino: "Hora ascoltate la ricetta delle piaghe nostre; la dico ricetta perché a me pare che proceda appunto come fanno le ricette di mali del corpo. Che, si come nei mali del corpo il medico fa trar sangue al infermo, così è questa […] il medico comanda la dieta per denutrir l'homini […] ci sono li sciroppi con l'exercitii […]. Gli aromati non rendono odore mentre stanno sani ma rotti, spargono il loro odore. Questo fece il Cristo. Allora diffuse odore quando fu spezzato, quando li furono aperte le mani, li piedi, il capo e il costato. Sparse odor perfetto. Spezzati li aromati et posti nel fuoco, si sparge il loro odore. Cristo, posto ne l'aromi: non sarìa stata grata ostia, se non fosse stata posta sul fuoco" (G. LEONARDI, Sermoni, a cura di Vittorio Pascucci, Lucca 2003, 138).

 

Alla scuola della Croce

L'esperienza spirituale del Leonardi trova nell'amore al Crocefisso, all'uomo dei dolori che conosce il patire (Cf. Is 53,3), il pieno compimento della sua vocazione di cristiano e di prete. E' lì la misura alta nella quale Giovanni si riconosce con Cristo guaritore delle profonde ferite dell'uomo. Nella cattedra del confessionale si fa servo della carità e del perdono, nell'annunzio della Parola di Dio voce profetica che solleva i cuori, nell'eucaristia colui che offre ai fratelli per le mani della Chiesa il farmaco dell'immortalità. Il riflesso del volto di Cristo contemplato nella Cattedrale di Lucca, accompagnerà il Leonardi laico, sacerdote, fondatore, visitatore e riformatore e sarà l'unica risposta alla dolorosa persecuzione e ai dissensi che subirà dai suoi concittadini e da coloro che volevano porre ostacolo all'opera di Dio. Così egli in una lettera ai suoi religiosi afferma quale primato Cristo debba occupare nella vita: "havendo avanti gl'occhi della mente nostra solo l'honore, il servizio, la gloria di Christo Gesù Crocefisso" (G. LEONARDI, Lettera del 16 settembre 1603).

Con il Concilio di Trento la Chiesa entra nel mondo moderno ed inizia un lungo cammino che la porterà fino ai nostri giorni. Su due fondamenti Trento intese ridisegnare il volto della Chiesa: L'identità teologico-giuridica e la dimensione pastorale. In ambedue i campi, il Leonardi s'ingegnò con inventiva e coraggiosa disponibilità. Ordinato sacerdote il suo sguardo amorevole fu per i piccoli, per quelli che Gesù chiama a sé indicandoli quale misura del Regno dei Cieli (Cf. Mc 9,36-37). Radunava gruppi di ragazzi nella rettoria di San Giovanni della Magione a Lucca e soprattutto nei giorni festivi dopo averli istruiti nei rudimenti della fede, li intratteneva con doni, canti e divertimenti connaturali a quell'età. A quanti si lamentavano per il disturbo arrecato, il Leonardi amorevolmente rispondeva: "Lasciateli ricrearsi, e stare allegri purchè non offendano Dio". Le parole ricordano quelle che San Filippo Neri, più tardi suo amico e confidente a Roma, amava ripetere ai suoi ragazzi dell'Oratorio: "state buoni se potete!". Sotto la guida spirituale dei domenicani P. Paolino Bernardini prima, e P. Benedetto Onesti in seguito, il Leonardi maturò l'idea di costituire un gruppo di Chierici votati all'apostolato ma che vivessero in comunità. Un "annuncio del Vangelo al plurale" in modo che "la riforma si realizzi nella ricerca solo di quanto appartenga a Gesù Cristo".

Radunati alcuni giovani che egli dirigeva spiritualmente, diede inizio all'istituto dei Chierici Secolari della B. Vergine, era il 1 settembre 1574. Tra le prime regole che egli compose in seguito, e che il cardinale Baronio rivide prima dell'approvazione finale, desiderò che vi fosse l'obbedienza vissuta come radicale risposta d'amore: "Non volle [il Leonardi] in questo principio formare né eleggere regole e costitutioni, perché diceva che l'obbedienza sola havea da essere il libro de' Capitoli. E così esso a bocca insegnò e fece praticare quel modo di vivere che poi nelle regole e costitutioni sue comandò" (G. BONAFEDE, Vita Lib. II cap 4).

L'Istituto del Leonardi e la sua stessa persona subirono le contrarietà e le invidie di chi avendo il cuore ristretto, non guarda con gli occhi di Dio: "Chi siamo noi che vogliamo opporci a Dio? Dobbiamo continuamente pregare Dio di aprirci gli occhi, a noi e agli altri per poter conoscere perfettamente la sua volonta (Lettera del 10 luglio 1605).

 

Con la Vergine Maria nel cuore

Il Leonardi consegnerà la sua opera a Maria che scelse come singolare patrona: "Non temete punto, perche io vi ho offerti, e donati tutti alla Regina degli Angeli; la quale in ogni luogo dove anderete, ritroverete in vostra protezione" (L. MARRACCI, I, 18). Nel 1621 con la Bolla In supremo apostolatus Gregorio XV elevò la Congregazione al grado di Ordine religioso con voti solenni e con il titolo di Chierici Regolari della Madre di Dio. La fama del Leonardi e della sua santità era giunta fino a Roma. Conquistata la protezione e la stima dei pontefici, egli comincia l'opera di riformatore soprattutto di quegli antichi istituti che avevano perso lo smalto della testimonianza e del radicalismo evangelico. Il santo è sulla breccia per risvegliare il dinamismo sopito della vita consacrata e l'urgente ricerca del Regno di Dio.

Clemente VIII nel 1592 inviò il Leonardi quale Commissario Apostolico presso il Santuario della Madonna dell'Arco e dopo aver pacificato gli animi con grande carità e prudenza, mise le fondamenta dell'attuale santuario e lo affidò all'Ordine domenicano. L'opera di riforma continuò presso i Benedettini di Montevergine, i Serviti di Vallombrosa e di Montesenario. Fu Amministratore della diocesi di Aversa dove introdusse l'insegnamento della dottrina cristiana ed ebbe a cuore la riforma del clero.

 

L'ardore missionario

San Giovanni Leonardi desiderava ardentemente partire per le Indie, la nuova frontiera missionaria che allora accendeva il cuore di molti. Egli confidò a San Filippo Neri suo farm1direttore spirituale questo suo sogno, ma il santo di Roma gli rispose: "Giovanni, le tue Indie sono l'Italia". In ogni modo la Divina Provvidenza dispose che la sua ansia potesse trovare una originale realizzazione che si poté concretizzare con la collaborazione nata dall'incontro con un nobile prelato spagnolo, Giovan Battista Vives, che aveva a cuore, il progetto di dare vita a Roma ad una struttura missionaria dove potessero formarsi sacerdoti provenienti dai paesi di missione per poi fare ritorno alle loro nazioni arricchiti di una profonda fede e cultura. Stava nascendo in questo modo quella che poi sarebbe divenuta, con il tempo, la straordinaria esperienza di Propaganda Fide.

Giovanni Leonardi mise a disposizione di questo progetto le sue doti di formatore carismatico, di apostolo di ampie vedute, di organizzatore prudente e generoso. Altri contribuirono ad accrescere questa iniziativa che, pur fra alterne vicende, aveva ormai messo solide radici e avrebbe dato i suoi frutti mediante la preparazione di migliaia di missionari preoccupati, come soleva dire Giovanni Leonardi, di avere a cuore esclusivamente la causa di Cristo e il suo onore. L'arduo proposito dopo tante difficoltà fu eretto canonicamente nel 1627 con la Bolla Immortalis Dei Filius di Urbano VIII che da allora si chiamò "Collegio Urbano di Propaganda Fide".

Il Leonardi intanto era spirato santamente il 9 ottobre del 1609 servendo con amorevole carità gli appestati nell'Ospedale di Santa Maria in Portico a Roma. Le spoglie mortali riposano sotto l'altare della venerata immagine di Maria Romanae portus Securitatis. Fu beatificato nel 1861, mentre Pio XI il 17 aprile del 1938 lo ascriveva nell'albo dei Santi.
La sua opera e il suo spirito continuano oggi attraverso i suoi discepoli e figli spirituali che nell'Ordine religioso da lui fondato fanno rivivere la sua passione per Cristo e per l'uomo, servendo la Chiesa e la società sia in Italia, come in America Latina, in India e recentemente in Nigeria.

P. Francesco Petrillo,
Rettore Generale OMD

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