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Venerabile Cesare Franciotti

(1572-1627)


ven franciotti big Fai click per ingrandire l'immagine Fra i tanti custodi del mirabile sacro convito, vogliamo in queste note ricordare la figura del venerabile Cesare Franciotti (1572-1627) dei Chierici Regolari della Madre di Dio, tra i primi figli spirituali di S. Giovanni Leonardi (1541-1609) e suo collaboratore nella delicata riforma del tessuto ecclesiale post-tridentino. Cesare incarnò subito l’intuizione carismatica del Leonardi distinguendosi per il fedele e capillare annuncio del Vangelo e per la propagazione del culto eucaristico con la testimonianza e gli scritti. La vita e l’opera apostolica del Leonardi e di P. Cesare s’intrecciano mirabilmente in quella vocazione alla santità e al servizio che caratterizza i discepoli di Gesù.

Il venerabile Cesare Franciotti, nacque a Lucca il 3 Luglio 1557. Ricevette presso la nobile e religiosa famiglia lucchese dei Franciotti, sana educazione ed inclinazione alla pietà. I testimoni descrivono Cesare «di indole buona e di carattere vivace, tuttavia legato da soggezione e rispetto alla sua famiglia. Una profonda devozione all’Eucaristia segnò gli anni della fanciullezza e adolescenza tanto da caratterizzare la nota spirituale del suo futuro servizio alla Chiesa.

All’età di quindici anni, il 2 Luglio 1572, per le doti e la vivace intelligenza, Cesare fu posto dal padre sotto la custodia e la disciplina dei domenicani presso la Chiesa di S. Romano in Lucca. Il giovane Cesare, manifestò subito il desiderio di consacrarsi, ma il progetto vocazionale fu ostacolato dal padre che gli impose studi di medicina presso l’università di Perugia. Nel frattempo lo inviò dal P. Giovanni Leonardi per le lezioni di Logica. In casa, il Leonardi, non si limitò ad istruire il giovane nella nobile arte del pensare, ma lo accompagnò per le vie dello Spirito, del discernimento interiore e della vita sacramentale. In quest’ambiente si risvegliò in lui «l’antico desiderio di religione che avuto avea», e con questo anche il contrasto presso la casa paterna. Così come lui stesso ebbe a riferire nelle prime Croniche della congregazione: «fu d’aiuto la quotidiana conversazione col P. Giovanni per occasione delle lezioni il quale con prudenza singolare e con mirabile destrezza, dopo aver fatto il solito discorso della Logica, introducendo i ragionamenti spirituali con lui e trovandolo facile ad ascoltare et pieghevole alle sue ragioni».

L’accompagnamento spirituale si risolveva nell’invito che il Leonardi rivolgeva al Franciotti di accostarsi alla santa comunione con frequenza, allora cosa assai rara e non ammessa dallo stesso clero. Cesare insieme al Leonardi fu tra gli apostoli della «comunione frequente», che la prassi liturgica del tempo aveva lasciato decadere ponendo l’accento più sulla «frequenza spirituale» che nella vera e propria ricezione del corpo di Cristo. Questi aspetti fecero sì che, attratto dal rigore spirituale, dalla semplicità di vita, e dai fermenti della riforma, Cesare chiese di entrare presso la piccola comunità di chierici fondata dal Leonardi. Per questa risoluta decisione ebbe a sopportare l’ostacolo della sua famiglia, ma il giovane affrontò tutto con ammirabile carità e fermezza e con obbedienza filiale. Dopo innumerevoli prove, con animo grato al Signore, fu accolto nella piccola istituzione dei “preti riformati della Beata Vergine Maria”. Era il 20 marzo 1575.

Intrapresi gli studi di filosofia e teologia, ricevette l’ordinazione sacerdotale il 23 settembre 1581. L’amore e il servizio apostolico per le anime caratterizzarono tutta la sua vita sacerdotale. Con particolare ingegno organizzò la catechesi dei bambini, obbedendo alle prescrizioni del Concilio tridentino. Si distinse inoltre per la predicazione e la vivace capacità comunicativa, attraendo tutti per la santità della vita. Per quaranta anni predicò nella città di Lucca e per la fama di santità e la vita apostolica meritò il titolo di Lucensis apostoli. Fecondo scrittore e predicatore, «quantunque debile e fiacco fosse nel corpo per le sue ordinarie infermità», si adoperò per la vita comune e l’annunzio della divina parola che si fa corpo del Signore nel mirabile sacramento dell’altare. Sempre in obbedienza ai superiori della congregazione predicò a Firenze, Siena, Genova, Napoli. Apprezzarono e furono testimoni della predicazione del Franciotti numerosi prelati tra i quali il Papa Clemente VIII e San Filippo Neri.

Si racconta che il fondatore dell’Oratorio ebbe molta stima del Franciotti, tanto che riferendo di lui al Leonardi affermò con la sua nota bonarietà: «Padre Giovanni, fareste meco un cambio? Datemi il vostro Cesarino, che io vi darò il mio Cesarone, intendendo il P. Cesare Baronio» ( C. A. ERRA, Memorie de’ Religiosi, 85). La sete della parola di Dio e l’ignoranza dottrinale segnò la «stagione singolare» nella quale vissero i primi chierici del Leonardi. Il Franciotti rispose alla ristagnante ignoranza biblica e agli estremismi dei riformati con il «primato della Parola che sa discerne le parole». Dispensando con semplice profondità il Verbo fatto carne nel seno della Vergine Maria, conquistò lo spazio delle piazze generalmente riservato a giullari e cantastorie, trasformando questi luoghi del convenire umano in «pulpito della strada», rinnovando così la primitiva esperienza apostolica centrata nel «ministero della parola» (At 6,4). Con il genere dei «Sermoni», già noto nella storia della predicazione, si ritorna alla Scrittura come a punto di riferimento autorevole e autentificante l’annuncio.

Il Franciotti incarna questa fedeltà alla Parola di Dio, che plasma i cuori e dispone gli uditori all’ascolto che genera la fede (Rm 10,17). I biografi mettono in risalto le numerose conversioni dell’uditorio dopo la predicazione del Franciotti, altri sono testimoni dei cuori che cambiano nell’accostare la profondità delle sue meditazioni. Gli scritti del Franciotti coniugano la catechesi liturgica e la spiritualità eucaristica. Il linguaggio e l’esposizione risentono «dell’amplificatio barocca», tuttavia la preoccupazione pastorale dello scrittore è quella di consegnare al lettore salde fondamenta sul mistero meditato. La riflessione ricorre alle Scritture, ai Padri della Chiesa e alle fonti storico-liturgiche. Questa si compone con esempi nati dalla vivace trasmissione della dottrina cristiana e sperimentate sul campo. I testi franciottiani accompagnano e animano la devozione dei fedeli a ricevere ben disposti la comunione. Nella spiritualità eucaristica del XVI secolo, la comunione era considerata un atto di devozione autonomo dal resto della celebrazione, caratterizzato da sentimenti di intimità con Cristo realmente presente nel segno del pane (ostia). Il P. Franciotti, alla scuola del Leonardi, si rese conto che senza la comunione dei partecipanti, il divino sacrificio non avrebbe raggiunto lo scopo primario ed immediato. Sta qui il suo merito: affermare la necessità della frequenza alla comunione eucaristica. In alcuni capitoli dell’opera Apparecchio al Sacro Convito: annota: «Quanto sia variato, e scemato il fervore degli antichi cristiani ne’nostri tempi intorno alla frequente comunione» (cap. XII); «Essortazione ai Sacerdoti del Signore acciocchè dispensino spesso ai fedeli la santissima comunione, quando hanno osservato i sapradetti apparecchi; Essortazione a tutti i fedeli e massime ai giovani, che ben disposti come di sopra frequentino la Santissima Comunione» (cap. XVIII e XIX). Infine nell’opera Osservazioni intorno ai sacri misteri e feste dell’anno: «Uso antico di comunicarsi spesso» (cap. VI). Accanto a queste precisazioni d’ordine dottrinale, l’opera si sviluppa in una serie di meditazioni sul «lezionario del giorno», conducendo il lettore ai «soliloqui eucaristici», esempi chiari dell’intimità devozionale che il XVI secolo svilupperà nella spiritualità eucaristica.

L’intuizione di P. Cesare fu quella di consegnarci un in itinerario liturgico che precede e prepara la ricezione della comunione dopo un’attenta meditazione della Parola. Si tratta di un’ascesi che coglie con largo anticipo quella «spiritualità delle due mense» che il Concilio Vaticano II ha recuperato dalla viva tradizione della Chiesa. Nascono così, dalla penna del Franciotti: «le meditazioni sopra i Vangeli», accompagnati dai «soliloquio da farsi innanzi e dopo la santissima comunione». Nel 1622 fu pubblicata l’intera opera, -la prima edizione fu data alle stampe dall’autore a Napoli nel 1600- divisa in: Delle pratiche di Meditazione per avanti e dopo la Santissima Communione, sopra tutti i Vangeli dell’Anno divisa in sette parti». Contiene le meditazioni e i soliloqui eucaristici sui Vangeli dalla prima Domenica di Avvento all’ultima domenica dopo Pentecoste e le feste dei santi corrispondenti all’arco di tempo liturgico. Aggiunzioni alle pratiche sopra i vangeli dell’Anno, che contengono meditazioni intorno a vari soggetti spirituali, per avanti e dopo la Santissima Communione; L’Osservazione intorno alli Sacri Misteri di tutto l’Anno, appartenenti al Signore; L’apparecchio al Sacro Convito utilissimo per quegli che lo frequentano. Il P. Federico Sarteschi religioso dei Chierici Regolari della Madre di Dio (1694-1775) nel recensire l’opera, afferma trattarsi di: «Eucharisticum Sacramentum singolare Opus» (cf. P. F. SARTESCHI De Scriptoribus, 64). Più volte edita, anche in altre lingue raccolse la stima di numerosi santi e devoti del sacramento dell’altare.

P. Cesare Franciotti morì a Lucca nella Comunità di S. Maria Corteorlandini il 9 Dicembre 1627 vigilia della memoria lauretana nel cui santuario si era recato più volte pellegrino con il Leonardi. Così il P. Bartolomeo Beverini (1629-1686), scrittore e teologo dell’Ordine, in un carme affida ai posteri la memoria del Franciotti e la devota fame del cibo divino che caratterizzò l’intera sua vita: «…Ne le ceneri sue pur dura e vive del gran Cibo Divin l’avida fame, e così morte fan, ciò che ser vive; Non son morte con lor l’accese brame, ma di Gesù, benchè di vita prive, dentro dell’urna istesse ancor han fame». La spiritualità eucaristica che P. Cesare esprime, è possibile consegnarla in un’icona del Vangelo. Egli assomiglia al discepolo prediletto che pone il capo sul petto del Maestro la sera della cena (Gv 13,25). Un gesto dal sapore eucaristico. Solo gli amici di Dio conoscono i pensieri di Dio, i pensieri del suo cuore. Il discepolo riposa sul petto del Maestro; così come il Figlio è rivolto nel seno del Padre (Gv 1,18). Cesare insieme a Maria e ai santi che hanno prediletto il sacramento dell’altare, c’insegna che il silenzio e la meditazione devono precedere e accompagnare ogni Eucaristia. Nei gesti del «mangiare e adorare» siamo invitati dalla Chiesa, che nasce dalla mensa-altare e prolunga nell’adorazione la divina compagnia, a ricevere con intima consapevolezza e gratitudine quel mistero che consegna Dio all’uomo e trasforma l’uomo in Dio.

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