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Ravasi ordina sacerdoti Bastin e Cesar a Torre Maura – Roma

Bastin-e-Cesar“Gli occhi negli occhi” espressione che implica la fraternità e l’amicizia non estranea alla parola di Gesù e a quanto è stato vissuto nella Comunità di Torre Maura domenica 21 ottobre, giornata mondiale delle missioni. Il Cardinale Gianfranco Ravasi ha ordinato presbiteri i diaconi Bastin e Cesar dell’Ordine della Madre di Dio nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Leonardi a Torre Maura- Roma. Gremita di fedeli e di numerosi sacerdoti per il rito che perpetua la trasmissione del dono ministeriale proveniente da Cristo.  La Sua presenza Eminenza, ci conduce sulla “soglia della porta della fede”, ha esordito il P. Generale nell’indirizzo di saluto. Possiamo dire veramente che P. Bastin e P. Cesar sono “i primi preti dell’anno della fede” e che il primato dell’evengelizzazione li tocca da vicino e ci fa tutti  partecipi delle prospettive di fedeltà al Concilio Vaticano II.  Il Cardinale Ravasi ha colto questa familiarità ed ha affermato che la liturgia porta con sé uno sguardo che si concentra su Cristo il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. “L’amicizia con i suoi voluta da Cristo nell’ultima cena, si concentra nell’amore segno che contraddistingue i suoi amici”. Il sacerdozio di Cristo: “è un fiume che alimenta la sorgente di tutti i sacerdoti”. Raccogliendo la Parola di Dio domenicale, il presule ha lasciato emergere due tratti fondamentale che guidano i gesti di ordinazione. Innanzitutto, siamo chamati e sollecitati “dallo sguardo glorioso e penetrante di Cristo che si manifesta con le ferite della passione” conducendo per mano l’uomo nella “gamma oscura della sofferenza: la paura, la solitudine, il tradimento fino a sperimentare la stessa sofferenza fisica, la morte ed il silenzio di Dio”. In questo primo tratto della conteplazione del volto glorioso e ferito di Gesù, il cardinale ha augurato agli ordinandi di assomigliare a Cristo “che comprende tutte le sofferenze e le porta dentro di sé” diventando “fratelli di coloro che soffrono”. Il secondo tratto è quello che smaschera l’uso o l’abuso del potere anche in ambito ecclesiale.  Occorre ritornare al senso della parola “ministro”  derivante dal latino “minus”; “farsi minimo”. E la parola ministro è vicina all’umanissima “minestra”.  Chi amministra i beni umani e spirituali è colui che fa dono di sé e del cibo per la sussistenza fisica. Assomigliate a Cristo, ha concluso il Cardinale Ravasi: “che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita”. 

icon Saluto al Cardinale Gianfranco Ravasi 

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