Venerdì 01 Novembre 2019 22:43

Diecimo, 25° Missione OMD in India

25smo missione_indiana9 ottobre 2019.    1. Essere qui e tentare di assorbire la potenza dello Spirito che soffia da secoli su questo luogo, sul battistero dove i coniugi Leonardi portano il loro bambino, in questa chiesa che ha accolto le sue prime preghiere, le sue prime celebrazioni eucaristiche e successivamente ha raccolto la tempesta dolorosa nel suo cuore innescata dalle avversità e dal rifiuto nei suoi confronti creati ad arte …Qui certamente si è rifugiato quando è dovuto partire di nascosto, la mattina presto, senza salutare i confratelli, i suoi figli spirituali, spaventati perché lo avevano accolto per un giorno, benché avesse la protezione delle bolla pontificia, mentre gli avversari erano alla porta, pronti a chiudere ogni canale di sostentamento. In questo luogo, mi piace crederlo, Giovanni Leonardi ha trovato tanta pace e invece di rinunciare ai sogni ne ha concepito di più arditi, come varcare i confini dell’Italia, confini abbastanza stretti intorno a lui, quasi a diventare mura di detenzione, e da qui ha guardato il mondo e le sue necessità, l’urgenza di essere evangelizzato lo ha spinto a formulare un progetto con il quale diversi secoli fa egli è approdato alle Indie.

Secondo le nostre tradizioni, quando egli consultò il suo confessore esprimendo il desiderio di partire per la missione, gli fu risposto: Padre Giovanni, le tue Indie sono l’Italia.

Da questo rifiuto è nata Propaganda Fide, oggi Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli, che deve proprio al Leonardi la sua ideazione. Una di quelle idee che facilmente si definiscono stramberie, stranezze, fantasticherie, e poi quando pian piano prendono forma e si concretizzano manifestano tutta la forza profetica proveniente dallo Spirito.

Andare nelle Indie fu il sogno di Giovanni Leonardi, sogno compiuto in maniera imprevedibile, da altri protagonisti, che perciò conserva fino ad oggi la sua inarrestabile valenza di intuizione grandiosa, una di quelle che riempiono la vita non di una sola persona, ma di una moltitudine.

Con il 25° che celebriamo oggi, forse non corrispondono i numeri: è una storia molto più antica, ma corrisponde l’ideale e più ancora corrisponde una Parola, la Parola, quella che abbiamo ascoltato e che non può non riscaldare il nostro cuore e la nostra volontà.

2. Se oggi ascoltiamo la Parola di Dio accolta, interpretata e vissuta da San Giovanni Leonardi, anche noi usciremo convinti che la nostra esistenza non può essere contenuta entro i semplici schemi a cui ci siamo adattati: tutti dobbiamo uscirne, tutti dobbiamo diventare portatori di questo messaggio, con lo slancio giovanile di chi si imbarca su una nave o su un aereo, oppure di chi più pragmaticamente si mette a disposizione della stessa Parola in ambito più familiare ma non per questo meno bisognoso dell’annuncio. Quando faremo nostre le indicazioni di Papa Francesco che spinge la Chiesa a mettersi in uscita, allora ci accorgeremo che tanti fratelli e sorelle lo hanno fatto prima di noi.

Qual è la caratteristica degli annunciatori che Gesù manda a preparare la strada davanti a lui? Cosa devono portare? Come devono vestirsi? Cosa devono studiare? La sobrietà, mi piace chiamarla così, che gli apostoli dovranno indossare, è funzionale al contenuto di quello che annunciano. Non servono studi prolungati, non servono apparati elettronici potenti e sofisticati, non servono vestiti sontuosi: quello che serve è la fede, la fede, la certezza che la Parola basta a se stessa, che se io credo la Parola esplode, fa i miracoli, guarisce i malati…quando gli apostoli tornano e raccontano a Gesù dimostrano con la loro meraviglia che ancora non avevano compreso, dicono: anche satana era sottomesso a noi…se diciamo la Parola di Gesù, anche i malati guariscono, anche gli spiriti immondi sono allontanati.

La Parola annuncia il Regno, il Regno è Gesù. Abbiamo ascoltato questa Parola? Abbiamo accolto Gesù? Come lo accolse Giovanni Leonardi, come lo hanno accolto tanti e tante nella chiesa? Senza cavilli, senza vestiti belli, senza cercare il primo posto? …Questo è l’annuncio. L’annuncio prima di tutto deve conquistare noi. I primi a esserne investiti, i primi a cambiare vita, i primi a mettersi a disposizione, i primi a raccontare con emozione quello che il Signore ha fatto per noi. Gesù è la Parola, quando l’ascolti, quando l’accogli la vita cambia, comprendi che ormai gli appartieni. Gesù, il salvatore, il Verbo di Dio incarnato, è lui che ci ottiene il dono dello Spirito per cui la nostra vita viene trasformata e diventa dono, come quella di Gesù. D’ora in poi, fa di me quello che credi…Cristo è la misura di tutte le cose, come dirà Giovanni Leonardi e come oggi ripete a noi. Tutto quello che avete fatto e tutto quello che avete intenzione da fare, ha valore e senso se entra nella misura di Cristo. Ecco la partenza di ogni missionario. Credo che oggi dobbiamo dire a ogni fratello che chiede di entrare nell’Ordine fondato da Giovanni Leonardi, se ha preso la giusta misura per la sua vita. Se si è liberato da ogni forma di mondanità, da ogni personalismo, se è pronto a partire per le Indie. E’ questa la condizione perché anche i non credenti si avvicinino al Vangelo e quindi il regno si estenda, se la misura dei nostri passi, delle nostre intenzioni è Cristo.

Servitori, amministratori di questa Parola, non proprietari, obbligati a pronunciarla perché Gesù ci ha preceduti. Il suo è un richiamo irresistibile. Con lui diciamo ai più poveri, ai prigionieri, agli umiliati: il Regno è alle porte. Conta usare la misura di Cristo, cioè mostrare che non siamo noi a possedere la Parola ma è la Parola che possiede noi, noi vogliamo solo servire, ma volgiamo farlo con tutto il cuore. Non possiamo farlo per umana convenienza, ma solo perché è Gesù con il suo amore che ci spinge. Questa Parola ci fa respirare l’umanità e la sua disperata esigenza di essere messa a contatto con Cristo. Cadano i personalismi, si affermi la misura di Cristo.

3. Lo sbarco in India, 25 anni fa, è stata una risposta tardiva? Una obbedienza fuori ordinanza, oppure il compimento di un progetto che è più grande di noi, non solo di quelli che ci abbiamo lavorato e ci stiamo lavorando, ma di tutti noi e delle nostre belle intenzioni? Anche oggi siamo chiamati e inviati, chiamati alla fede, chiamati ai sacramenti, chiamati a vivere nella comunità cristiana e nello stesso tempo inviati: inviati a testimoniare, a ripetere con le nostre parole e con le nostre opere, con le nostre scelte, con le nostre rinunce, con le nostre lacrime, inviati a ripetere: il Regno è dentro di voi, Gesù è qui, il nostro Salvatore, colui che ha garantito per noi…Un impegno troppo grande per potere dire che è stata opera nostra. La missione è un’opera grande anche oggi. Rispondere ogni mattino alla chiamata, è più grande di me, ho bisogno di aiuto, di stimoli per rinnovare il mio sì. Tutti noi, battezzati, ogni giorno veniamo chiamati a spingere in avanti i confini del regno, ma sappiamo quanta fatica. Fatica a convincersi che il Signore ci chiama, fatica ad accettare che la nostra missione si svolga alla porta di casa, fatica a spogliarci del nostro abbigliamento sfarzoso, delle nostre comodità, dei nostri pregiudizi, dei nostri diritti che si contrappongono ai diritti di altri. Questa fatica quotidiana si può solo superarla con la ferma fede che noi tutti siamo chiamati, operai anche della ultima ora, il tramonto: ma chiamati da una voce che ci coinvolge. Lasciamoci dunque coinvolgere, mettiamoci nella tenuta di chi è pronto a partire, ogni mattina, e diamo la nostra disponibilità. Tempo, servizi, compagnia, denaro, coinvolgimento, presenza, testimonianza, c’è ancora una chiamata per te, quella che solo puoi leggere nel tuo intimo, quella che ti chiede di dire il tuo sì incondizionato…pronuncialo e parti. E non voltarti indietro. Il tuo cuore sia per Cristo. Ecco la missione, anche oggi e anche domani. Non fare i conti, non dare alla missione lo scarto del tuo tempo o dei tuoi bene, dà il cuore. Dallo ogni giorno.

Venticinque anni fa, dopo sei anni di preparativi, siamo andati in India. Eravamo in quattro, con me c’era P. Bruno, il primo sacerdote indiano, P. Maschio, uno studente. I lavori sono in corso, in quella che sarà la nostra prima casa e quindi veniamo accolti in una struttura diocesana vicina. Sperimentiamo la povertà, la provvisorietà…

Guardando adesso gli anni che sono passati, possiamo solo ringraziare il Signore che ci ha spinti alla missione, ci ha fatto incontrare le persone giuste, ha guidato i nostri passi incerti, tenendoci per mano.

Dobbiamo dire che da subito si è capito che si trattava e si tratta di una missione in cui non si può scindere la valenza umana, sociale, economica, promozionale da quella evangelica. Il vescovo ci ha chiesto di portare nella diocesi l’esperienza della nostra umanità soprattutto nell’ambito scolastico. Così ci siamo lasciati coinvolgere in un lavoro di qualificazione delle strutture e di aiuto alle persone, soprattutto agli ultimi, che in India vuol dire le donne. Così oltre alla costruzione o al rifacimento degli edifici, veniva il progetto di scuola superiore per le ragazze. Questo è stato il filo del nostro radicamento: in India è non si può entrare se non come turisti, è proibito predicare all’esterno delle chiese, ma è consentito far crescere dentro le mura di una scuola i valori della giustizia e della verità. Accanto alle scuole sono venuti i due seminari, i luoghi dello spirito per i nostri giovani, e poi pian piano le parrocchie e il desiderio di crescere e di testimoniare anche fuori dall’India le meraviglie che il Signore ha compiuto. Con i 25 anni si può dire che un ciclo si chiude e un altro si apre. Finora la missione è stata nella sua minore età, ha avuto bisogno di continuo sostegno. Oggi, si volta pagina sia sul piano economico che progettuale. La missione guarda lontano e si prepara a partire.

 Dal primo viaggio fatto insieme a P. Francesco, fino all’ultimo dello scorso marzo per la visita canonica e per la celebrazione iniziale del 25° della missione non si possono contare solo gli anni. Ci sono state tante persone, sia in India che in Italia, che hanno sostenuto la stessa missione e ne hanno fatto motivo di vita…Come non ricordare P. Bruno, la sua presenza di uomo di preghiera, capace di sopravvivere con qualche biscottino, dedito però alla missione e quindi impegnato a imparare la difficile lingua tamil, per potere almeno celebrare…e poi P. Innocenzo, P. Tommaso e, ovviamente, P. Francesco che dall’inizio ha sostenuto la missione e ha dato l’impulso per la costruzione della nuova scuola che oggi costituisce una speranza per il futuro…. Quindi P. Methos che parte per la Nigeria, seguito da P. Sekar, per impiantare anche in quella nazione la presenza dei Padri leonardini. E così gli altri Delegati, P. Lourdu e P. Manohar, fino all’attuale P. Donathius. Voglio salutarli tutti e ringraziarli a nome dell’ordine e della Chiesa. Nel gennaio scorso, il grande dono di otto nuovi sacerdoti, preludio dei 25 anni. Essi sono tutti già impegnati nel campo della missione, uno di loro nella lontana Indonesia dove il seme è già stato sparso e comincia a spuntare. Ma la Delegazione indiana, oggi, è attiva non solo in India, nei due seminari e in sette parrocchie e nel paese natale del Fondatore, ma è presente numerosa in Italia e anche in Cile con un sacerdote parroco a Quinta de Tilcoco. E sta alla ricerca di nuovi lidi, dove portare il proprio servizio e la testimonianza.

Diremo a tutti loro il nostro grazie? Sì. Ma con la consapevolezza che il grazie va allo Spirito che suscita buoni desideri, noi possiamo dire solo: siamo servitori, abbiamo fatto quello che dovevamo. E vogliamo farlo con il medesimo atteggiamento di servizio. Questo ci avvicina al Santo Fondatore, al suo servizio totale alla Chiesa, e ci identifica con Cristo Gesù, venuto per servire e non per essere servito.

4. Qui era prevista la conclusione dell’omelia. Ma ieri è giunto il rescritto della Penitenzieria Apostolica nel quale Papa Francesco ha voluto concedere all’Ordine della Madre di Dio e a tutti i fedeli animati dai medesimi sentimenti di fede speranza e carità il dono della indulgenza plenaria, da ottenere ogni qual volta, durante l’Anno Mariano, si celebrerà in onore della Vergine Madre. Mi piace così chiudere entrando una volta di più in questo tempio dedicato a Maria Assunta in cielo. A lei la custode della nostra fede, chiediamo che sia custode della fedeltà alla nostra vocazione. Non solo quella religiosa o presbiterale, anche quella familiare. Come non riconoscere che la famiglia del nostro Santo è stato il vero cenacolo dove si è temprato il suo carattere e la sua fede con la devozione alla Vergine Assunta? Come non riconoscere che la devozione all’Assunta ha conservato nel corso dei secoli questa comunità, questo borgo, unito, attivo e fiero della propria storia? Diamo gloria a Dio per i secoli di fede di questa comunità cristiana, diamo gloria per i 445 anni dell’Ordine e specialmente diamo gloria a Dio per i 25 anni di gioiosa donazione della missione indiana e chiediamo al nostro Santo di accompagnare tutta la sua famiglia, lo sguardo fisso alla realtà eterna che ci attende, e impegnata a lato di tutti i fratelli e sorelle che sulla terra attendono un gesto e una parola di incoraggiamento.

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Pubblicato in 2019
Mercoledì 20 Marzo 2019 08:52

25 Anni in India

indian.jublee  25° della Missione indiana
Se cerchiamo una ragione per cui è stata aperta la missione OMD in India ne troviamo diverse: sono le amicizie, le conoscenze, il desiderio di sfidare se stessi, la curiosità di conoscere cose nuove…ma la vera ragione è l’ispirazione profonda che noi portiamo dentro da più di quattro secoli. E’ il grido, il sogno del nostro Fondatore, Giovanni Leonardi, di varcare i mari verso le Indie: Mari, Indie, parole e immagini che erano familiari al nostro Santo per la sua quotidiana frequentazione con i missionari gesuiti di ritorno dal Sud America dove avevano fatto le le prime tristi esperienze di una evangelizzazione asservita alla politica e spesso alla forza militare degli stati coloniali.

Al momento giusto circa 30 anni fa, la conoscenza di mons. Volante, la sua amicizia con Mons. Remigius, la sua amicizia con i nostri Padri in Cile, la curiosità di P. Bruno, sono state le scintille che hanno fatto accendere questa fiamma che ormai arde da 25 anni e ha già suscitato tante speranze di luce e di calore in tante parti del mondo. Nello scorso gennaio, 8 giovani vite si sono consacrate al servizio del Vangelo e alla santificazione delle anime col sacerdozio, in questa famiglia religiosa, cresciuti nella prima comunità della terra indiana. Non poteva esserci migliore inizio alle celebrazioni giubilari!

Facciamo memoria, intanto, e consegnamola al futuro.

Dopo le traversie della unità di Italia, con il rischio della dispersione, l’Ordine finalmente si ritrova unito, piccolo ma compatto. Siamo verso la fine del 1800. Così nel secolo scorso matura una vitalità notevole sia nel numero dei confratelli, sia nelle opere. Il nuvo seminario di Fosciandora ne è il segno, la canonizzazione del Fondatore, nel 1938, ancora di più evidenzia la consistenza e la solidità della famiglia religiosa. Infatti pochi anni dopo si realizza la prima vera missione in America Latina. E’ l’anno 1946. Da allora l’Ordine vivrà la modernità con il Concilio Vaticano II e con il rinnovamento che lo stesso Concilio chiede negli anni successivi. Sono anni di turbolenza ma anche di apertura, quando il mondo si fa più piccolo, i popoli si avvicinano. Ed ecco le nuove Costituzioni, 1988, e contemporaneamente i primi fratelli indiani che passando per Roma raggiungono il Cile per la prima formazione.

Da qui, dopo sei anni, si giunge al 1994, quando Mons. Peter Remigius crea la parrocchia intitolata a Maria Madre di Dio e la affida all’Ordine e nomina il primo parroco. La casa parrocchiale è stata ingrandita, con una sopraelevazione per permettere l’alloggio della comunità.

Il giorno della inaugurazione, il 19 marzo 1994,
la casa non era ancora abitabile, la cucina era piccola, non c’era sala da pranzo. Andavamo alla KMSS, tre volte al giorno per i pasti e poi tornavamo qui, di sera con le pile per evitare che le macchine ci investissero…

Cosa ci attraeva verso l’India, verso questo luogo fino ad allora sconosciuto? Da una parte, quella nostra, c’era qualcosa di speciale in quegli anni, un fuoco si era acceso nella nostra mente e nel nostro cuore. Era la consapevolezza di dare corpo, visibilità al sogno del nostro Fondatore, le Indie, gli spazi grandi, la fame di vangelo da soddisfare, i bambini che ci circondano e non ci lasciano pace…Il desiderio di aprirsi alla sfida della evangelizzazione che la chiesa del post concilio sta sviluppando con il dialogo con tutte le religioni e con tutte le nazioni. L’Oriente si è aperto ad accogliere non più singoli pionieri, uomini straordinari, campioni isolati…si è aperto alla comunione totale, a iniziare da quella culturale, commerciale e quindi religiosa. L’annuncio che il nostro Fondatore ha avviato nelle chiese di Lucca e che poi, tramite il progetto di Propaganda Fide, ha esteso a tutte le nazioni, ora è nelle nostre mani a favore di questa provincia interna dell’India. Ora attraverso la predicazione, attraverso un servizio di promozione umana incessante che prende forma non solo in chiesa ma nei vari plessi scolastici, viene proposta una visione dell’uomo nuovo che supera le barriere delle divisioni nazionali e religiose e guarda a quel domani che è la promessa di Cristo di rinnovare in lui tutta la creazione. Tutti i nostri benefattori, i laici delle nostre comunità, la nostra NGO, EsseGiElle, danno il meglio di sé in un’opera che durerà circa 10 anni e che consegnerà alla comunità diocesana un Campus, la Saint Mary School di Pallividai, totalmente rinnovato. L’attenzione è andata alla classe più debole, alle donne, e proprio per le ragazze venne costruito il grande edificio destinato alla Girl’s high school. Se mi è consentito un ricordo, il giorno della inaugurazione, era presente il responsabile della Pubblica istruzione di Trichy, una signora. Ebbene, quando furono rappresentati i miti indù dalla compagnia teatrale cristiana, invitata per la circostanza, la signora mi disse: “Ora ho visto tutto quello che di bello c’è nel mondo. I cristiani che rappresentano la mitologia indù in una scuola della diocesi…”A questo si deve aggiungere l’impegno rinnovato e ripetuto per un servizio sanitario a disposizione dei più poveri. Ma questa non ebbe fortuna, appena la St. Mary Clinic fu costruita e inaugurata, cominciarono i progetti dell’autostrada che perteranno alla sua distruzione. Voglio ripetere che quello che si realizzava qui, aveva una pronta risonanza nelle nostre comunità d’Italia, specialmente. Non erano solo le foto dei bambini che venivano richieste, era anche grande l’interesse suscitato per l’adozione a distanza che noi strutturammo come adozione scolastica, sempre nella convinzione che la cultura sia il veicolo più certo per giungere alla comprensione degli esseri umani. Quando venivo a Pallividai mi pareva di entrare a casa e l’affetto dei bambini e dei ragazzi e la stima degli insegnanti mi ricompensavano della fatica e del caldo…

Dall’altra parte, quella del Vescovo Remigius,
c’era il disegno di creare un polo solido anche dal punto di vista culturale che fosse il segno della presenza e dei valori dei cristiani nella zona a forte valenza indù. La presenza di una comunità religiosa permette l’esperienza di quella novità di vita che viene da Cristo. Uomini di diversa estrazione sociale, cultura, età che in Gesù Cristo si scoprono fratelli e instaurano relazioni di amore vicendevole e di dialogo interreligioso nell’ambiente. È questo il segno grande della Comunità religiosa, uomini che professano e vivono la castità, la povertà e l’obbedienza come Gesù. E’ anche il sogno di Giovanni Leonardi, santificarsi con Gesù per condividre questa santità con tutti coloro che la cercano, magari senza saperlo. Fare in modo che Gesù diventi la misura di tutte le cose. Il sogno di Giovanni Leonardi continua nell’opera dei suoi figli impegnati oggi come ieri a intercettare i bisogni e le infermità degli uomini per portarvi Cristo, medico delle anime e dei corpi.

Qui è giusto fare memoria di P. Amaladas, lui sì un pioniere, uno studioso, un professore che ha dedicato gli ultimi suoi anni al dialogo intereligioso e che ha consegnato alla diocesi, con i suoi libri, tutti i suoi sforzi perché non finissero con lui. P. Amaladas e P. Bruno che dialogano, P. Bruno che si impenga a imparare il tamil, che celebra in tamil, è il segno della serietà della nostra dedizione. Così accanto alla parrocchia sorge la prima nostra vera casa di formazione. Ma si rivela piccola e quindi dopo l’acquisto del terreno inizia la costruzione del grande seminario, Arulagam. Ne seguirà un secondo a Madurai, per i filosofi. Qui però a Samaypuram, il progetto non si esaurisce, al contrario si espande con la venuta delle Suore Carmelitane…e nelle vicinanze le Suore della Carità di santa Maria, che con la loro presenza assicurano un servizio prezioso specialmente per le ragazze.

Queste sono le opere visibili, intanto il progetto sorpassa i confini ed entra nell’immaginario. Giovani indiani vengono a studiare nelle università ecclesiastiche romane, vengono tradotti libri in inglese e in tamil. Viene avviata la grande opera della St. Leonardi matriculation School, opportunità per centinaia di ragazzi di formarsi e crescere secondo valori cristiani e diventare lievito che fermenta la pasta. Un modo di consegnare alla Delegazione il futuro della propria attività, il sostentamento e lo sviluppo dell’apostolato.

In questi 25 anni si sono succeduti tanti avvenimenti,
troppi per ricordarli tutti. Mi limito a dare grazie al Signore per l’opera di P. Bruno Dessì che con spirito di pioniere e di uomo povero e libero, si avventurò affidando solo al Signore la sua vita. Poi P. Innocenzo Santangelo, P. Tommaso Petrongelli, il P. Francesco Petrillo, ex Generale. Quindi i confratelli indiani che hanno servito, come P. Maschio, e continuano a servire come P. Lourdu, oggi P. Manohar. Mi piace ricordare anche i confratelli che danno onore alla Delegazione con i loro studi e titoli culturali. Così P. James Rosario, P. Sekar, P. Ceril, P.Francis, P. Seelan, P. Esron….E quelli che servono nella chiesa di Dio con mansioni di parroco..., Poi è necessario fare riferimento ai Capitoli Generali e alla progressiva presenza in essi dei confratelli indiani, segno della crescita e della qualità del loro serrvizio. E’ cresciuto il numero delle parrocchie affidate alle nostre cure pastorali. Siamo in un momento straordinario di grazia e di espansione.

La domanda che oggi circola nelle nostre menti è la più semplice di tutte. Il grido del Fondatore, l’ispirazione che ha portato i primi missionari qui a Samayapuram 25 anni fa, è ancora vibrante? Nelle vene, corre la spinta per andare là dove urge il bisogno?

E’ il momento giusto per farsi le domande, queste sollecitano la ricerca e stimolano la vista per individuare quello che gli occhi a volte non vedono. Intanto qualcosa cui guardare c’è: si tratta della missione in Indonesia, alla quale la Delegazione indiana dedica fin dall’inizio i suoi sforzi. Ma non basta.

Oggi stiamo vivendo un momento speciale, un momento di attesa, di riflessione, per prendere lo slancio, come quando si prepara una festa, o si fanno le scorte, si fa il conto mentalmente di tutto quello che serve: la grande forza sono i giovani pieni di entusiasmo che stanno per partire, essi aspettano il momento proprizio, il via: ecco i loro nomi: Abishek Rosario, Allwin, Jayaprakash, Joseph Shaju, Lucas, Maria Antony Sagayaraj, Martin Innalyah, Stanley Jefferson. A questi mi piace aggiungere Alexis, confratello cileno ordinato l’11 dicembre 20189 e Emmanuel Ihelme e Cristogonus Manu nigeriani ordinati il 9 febbraio 2019.

Quando ho saputo che otto fratelli sarebbero diventai sacerdoti tutti insieme, mi sono commosso profondamente. Credo mai nella nostra storia sia accaduto un fatto simile. Ovviamente ricordo la mia ordinazione, eravamo cinque, per 50 anni è stato il record. Oggi è superato. Quando fummo ordinati noi, due furono inviati alle parrocchie, uno in missione, due in un piccolo seminario che apriva allora i battenti. Mi chiedo: dove manderemo questi otto fratelli, giovani, entusiasti, che non aspettano altro che andare a fare l’annuncio?

Questa riflessione ci introduce al domani, quando passato l’anno del giubileo, diremo: e ora che fare? Come profittare di questo tempo che abbiamo passato? La domanda significa individuare dove è diretta la nostra missionarietà. E’ questa la domanda che ci fa anche il Capitolo Generale, invitandoci a preparare un Instrumentum laboris sulla missionarietà per la prossima assise capitolare.

Per ora, in particolare per il prossimo anno, su di noi si stenderà l’ala protettrice di Maria Madre di Dio, venerata nel mistero della sua Assunzione in Cielo. Questo mistero ci è molto caro perché è stato caro al Nostro Fondatore. Egli è nato in un paesino dove l’Assunta è una festa spettacolare. Certamente ha illuminato la sua fantasia da bambino come fanno i fuochi artificiali. Per lui però non fu soltanto un fuoco di poco splendore o di breve durata. Ma una luce per la vita. Da Maria Assunta, il passaggio a Gesù asceso al cielo, il passo è breve. E’ anche breve il nesso tra Maria Assunta e il cristiano che vive nella sua umiltà e fedeltà la parola del Vangelo e attende l’incontro misterioso con il Dio della vita in anima e corpo. Come Maria. Questa vogliamo celebrare e questa vogliamo vivere. Sono passaati 70 anni da quando il mistero di Maria Assunta in cielo in anima e corpo è stato proclamato dogma di fede. Intuizione già presente nella storia della chiesa e nella fede del popolo di Dio come testimoniato dal nostro Santo Fondatore. Così le due ricorrenze, il 25° della Delegazione e il 70° anno della proclamazione del dogma dell’Assunta, si incrociano e si fondono. Diventano non solo un unico programma, ma una unica ispirazione. E’ la Vergine Assunta in cielo a segnare la strada per il nostro futuro. E’ lei quella che per prima percorre questo cammino. Dalla terra al cielo. La segue il nostro Santo Fondatore. La seguiremo anche noi, cercando e trovando non tanto il percorso più facile, ma quello più eloquente, quello più attraente. Cercheremo il cammino per il cielo nella terra dei poveri, dei diseredati, degli ultimi. Così saremo sicuri di stare sulla strada giusta, quella aperta dalla incarnazione di Gesù e seguita con generosità dal nostro Santo Fondatore. Per fare tutto questo torniamo alle radici, alla ispirazione profonda che guidò il Fondatore e i suoi primi compagni, la Parola di Dio, l’Eucaristia, la preghiera comune, la devozione alla Vergine Maria. Questo è la pista su cui camminare. In fraternità e nello spirito della Riforma permanente.

Samayapuram, 19 marzo 2019 nel 25° anniversario della missione indiana
                                                      

                                                                                                                   P. Vincenzo Molinaro

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Pubblicato in 2019
Mercoledì 16 Gennaio 2019 09:17

Otto Nuovi Sacerdoti i India


otto sacerdoti_pageSACERDOS IN  AETERNUM…
The First time in the history of our Order, on 5th January 2019 on the Eve of the Solemnity of the Epiphany of the Lord, eight of our Brothers in Our Indian Delegation namely Stanley  Jefferson, Lucas, Allwin, Joseph Shaju, Maria Antony Sagaya Raj, Jayaprakash, Martin Innaiah, Abishek  Rosario were conferred the Priestly Ordination by His Excellency Antonisamy Francis D.D., the Bishop of Kumbakonam. This gracious event was held in the premise of St.Leonardi Matriculation School at Samayapuram. More than 1000 people participated in the Solemn Eucharistic Celebration including the parents, relatives, and friends of the Newly ordained. Number of Priests and Religious graced the occasion.

            As the Newly ordained  had taken the common motto “Go and Do Likewise” (LK 10:37) the mandative invitation of our Lord  to the Teacher of the Law after the parable of the Good Samaritan, The Bishop in his homily insisted and encouraged the newly ordained to be  living witnesses of the Evangelical charity to the world. The whole Order of the Mother of God, particularly Indian Delegation rejoices in immense gratitude to the Lord for such a great gift-the gift of eight New Priests in the threshold of the Silver Jubilee Year of OMD in India. The Presence of Fr.Beno Vaz, the General Councilor, Most.Rev.Fr.Francesco Petrillo, the former Rector General, and Rev.Fr.Tommaso Petrongelli, the former Delegate enriched the celebration. The Indian Delegation renders thanks to all the fathers and brothers from various delegations in a precise way  Most Rev.Fr. Vincenzo Molinaro, the Rector General and his council fathers for their thoughtful prayers and wishes!

 

 Fr. Manohar omd

Delegate General -India.

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Pubblicato in 2019
Mercoledì 18 Luglio 2018 09:22

Diaconato in India 2018

Pubblicato in 2018
Martedì 08 Maggio 2018 10:17

Consacrazione in India 2018

Prof.india2018AbishakConsacrazione totale dei tre Chierici Indiani
     L'8 maggio 2018, tre fratelli della Delegazione indiana; chierici Jeyaprakash, Martin Innaiya e Abishek Rosario hanno fatto la loro professione solenne nell’Ordine della Madre di Dio. Il Delegato della Delegazione Indiana, padre Leo Antony Manohar Raj ha accolto i loro voti. Il Vice Delegato; padre Cyril nella sua omelia durante la solenne celebrazione Eucaristica con la presenza di molti sacerdoti del nostro Ordine, i parroci, religiosi, seminaristi, parenti e amici, ha esortato i neo-professi a rimanere sempre nell’amore di Dio e di guardare sempre la Madre di Dio per l’aiuto specialmente nei momenti difficili. Egli ha spiegato loro il significato della Professione Religiosa con le testimonianze di vita delle personalità importanti nella Chiesa e ha insistito sulla necessità di essere un religioso gioioso.
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Pubblicato in 2018
matric.sch.indiaUn Sorriso per un futuro promettente

A Samayapuram, in India del Sud, il 7 aprile, St. Leonardi Matriculation School, gestita dai padri OMD ha festeggiato la nona versione della sua celebrazione annuale della Giornata Leonardina. Questa festa annuale non si limita solo a ballare e cantare. È un giorno per far vedere come i bambini di questa scuola sono preparati per il loro futuro migliore e assicurare i genitori che i loro bambini crescono bene.

La scuola è stata avviata 10 anni fa con 36 bambini e ora funziona con 1060 bambini. Con un breve periodo di tempo, la scuola è cresciuta molto, grazie alle benedizioni di Dio, all’aiuto della Curia Generale dell’ OMD, ai benefattori, alla buona amministrazione e ai dedicati membri del personale. La scuola era stata avviata con una grande visione di rendere autonoma la delegazione indiana OMD, e la scuola sta dando frutti e aiuto alla delegazione come era previsto, nonostante che si sta portando avanti il peso amplificazione dell’infrastruttura e altre strutture della scuola.

Più di 1500 genitori, il Delegato indiano con alcuni padri leonardini, tanti sacerdoti diocesani e i religiosi erano presenti durante la celebrazione della 7 sera, la loro presenza ha reso l’evento ancora più interessante.

È stata una giornata di successo specialmente nella misura in cui si è riuscita a far vedere la crescita complessiva dei bambini nella costruzione del loro futuro migliore.

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Pubblicato in 2018
Giovedì 29 Marzo 2018 01:03

Ordinazione Diaconale in India 2018

diaconato.india.2018 Il giorno 22 marzo 2018, cinque chierici dell'Ordine appartenenti alla Delegazione Indiana hanno ricevuto l'ordinazione diaconale in India. Il vescovo ordinante era il Mons. Thomas Paulsamy, il Vescovo della diocesi di Dindigul. L'Ordine invita questi nostri fratelli, i neo-diaconi; Stanley Jefferson, Lucas, Allwin, Joseph Shaju e Maria Antony Sagayaraj al servizio dei fratelli attraverso la cura della Parola di Dio nella liturgia e  carità fraterna.  Continuamo a pregare il Signore per loro perché rimangano fedeli alla loro chiamata, perché per l'intercessione di Maria Madre di Dio, trovino la forza e la grazia per continuare il loro cammino di vocazione alla vita sacerdotale.




GALLERIA-DIACONATO IN INDIA.2018





Pubblicato in 2018
Domenica 07 Gennaio 2018 22:26

Professione Solenne 2018

Profession.India-2018Il giorno 6 gennaio 2018, durante la Solennità dell’Epifania, hanno donato se stessi al Bambino Gesù cinque chierici della Delegazione Indiana: Stanley, Lucas, Allwin, Saju e Sagayaraj. Essi, attraverso la loro professione solenne, si sono consacrati all’amore di Dio. Il Rettore Generale, il Rev.mo P. Vincenzo Molinaro ha ricevuto i loro voti durante una celebrazione partecipata. La Delegazione indiana ha invitato tutti i fedli e i confratelli presenti a ricordare nelle loro preghiere i cinque neo-professi. 

Omilia del P. Generale nell’occasione della Professione Solenne in India

Celebriamo questa eucaristia con la stessa meraviglia dei pastori che si vedono sostituiti accanto al presepe da personaggi così importanti di stirpe regale. Celebriamo con la meraviglia dei bambini che in tanta parte del mondo, in questo giorno ricevono i doni, come accade per la prima volta a Gesù Bambino nel racconto di Matteo. Pur nella semplicità della narrazione, inserisce buona parte dell’annuncio evangelico. Celebriamo questa eucaristia come sigillo di un percorso compiuto da cinque dei nostri fratelli, i quali oggi vogliono depositare davanti all’altare un dono molto speciale al Bambino Gesù. Con questo mi piace di salutare i candidati alla professione solenne nell’Ordine della Madre di Dio, mi piace salutare tutta l’assemblea, e in essa i genitori e i parenti dei candidati, il P. Delegato dell’Ordine, il suo Consiglio, i confratelli tutti, i sacerdoti concelebranti, i professi, i postulanti, aspiranti.

Mi piace leggere questa pagina meravigliosa della storia dell’Ordine alla luce del mistero grande che celebriamo. Il Verbo Incarnato, il Figlio di Dio venuto tra gli uomini che si manifesta a tutta l’umanità. E’ questo un grido di gioia, ma è anche un grido di attesa per la grande moltitudine dell’umanità ancora priva di questo annuncio mentre nel medesimo tempo si diffonde tra i credenti uno spirito di secolarizzazione che contagia molti e li allontana dalla fede, se non da quella professata da quella vissuta. Questa nostra celebrazione risponde a una situazione di necessità, non tanto personale, familiare o di Istituzione, quanto a una necessità spirituale, di base, che non si può definire se non evangelica. Tante persone, tanta popolazione hanno fame di Dio, aspettano come diceva san Francesco Saverio qualcuno che parli di Cristo e non si trovano pastori, evangelizzatori, ministri della parola e dei sacramenti

Ebbene, fratelli e sorelle, ecco qui cinque candidati che stanno per compiere un passaggio decisivo. Questo non solo aprirà loro la porta al ministero sacerdotale, prima ancora li costituirà come Gesù  consacrati al Vangelo, consacrati alla chiesa, all’Ordine della Madre di Dio. La professione religiosa dei voti di castità povertà e obbedienza significa propriamente mettere la propria esistenza nelle mani del Signore. Offrirla, come un dono, come una offerta, come un sacrificio puro e senza macchia portato davanti all’altare. La preziosità di questi doni è tale che non si può paragonare al più costoso dei regali. Veramente oggi abbiamo davanti a noi l’oro, l’incenso e la mirra del Vangelo. Senza fare allusioni troppo ardite di cui non abbiamo bisogno, possiamo dire che il dono dell’oro, dell’incenso e della mirra rappresentano i voti religiosi. Infatti Gesù riceve questi doni dai Magi, ma è lui che li trasforma rendendoli preziosi. E’ lui il vero re dell’universo, il redentore dell’umanità caduta nella colpa e assetata di Dio, è lui che si fa dono con gesto regale, è lui che dall’alto della Croce, innalzato, attrae a sé ogni creatura. Il dono dell’obbedienza che possiamo leggere dentro il gesto di Gesù di consegnarsi al Padre con totale fiducia, è quella obbedienza indefettibile che oggi i nostri fratelli prometteranno davanti a tutti. Non si tratta di una ispirazione del momento, venuta all’istante della lettura del vangelo che ha fatto sorgere nei loro cuori questo desiderio e questo slancio. Quanti anni, fratelli carissimi, avete covato questo sogno dentro di voi, forse con varie tentazioni e incertezze, ma oggi state per deporre sull’altare non tanto l’atto formale di una promessa, quanto l’aspirazione profonda che portate in cuore. Vivere da re, come Gesù, non facendosi governare e guidare dalle proprie esigenze o dai propri gusti, ma solo dalla parola del Signore che si manifesta a volta a volta nella parola del vangelo e in quella della chiesa.

Nel nostro Re, che oggi veneriamo bambino insieme ai Magi, splende anche il voto della povertà. Lo stiamo contemplando nella sua nascita in una condizione di povertà che oggi fa gridare allo scandalo. Poche sono le nazioni dove una madre che sta per partorire non trova accoglienza. Se questo accade noi gridiamo allo scandalo. Gesù invece, sceglie questa povertà. Anche voi, fratelli, oggi scegliete questa povertà. Fra un anno o fra dieci anni, non gridate allo scandalo se vi mancheranno le cose necessarie. Quello che oggi promettete è proprio questo, rinunciare a tutto. Rinunciare a una casa, a una famiglia, a una professione redditizia, a una discendenza, a dei figli, al denaro, al potere…rinunciate a tutto per diventare re come Gesù Cristo che non ha dove posare il capo. A quale scopo rinunciare a tutto? Per somigliare a Gesù, per servire come lui, per pensare solo al prossimo. Una sfida, fratelli, un andare contro corrente e qualcuno dice contro natura. Voi avete riflettuto bene su tutto questo e siete giunti alla decisione, donare, donare tutto, la vita e la morte. Nulla sia tra voi e il Cristo. La mirra, questo forte unguento allontana da voi l’odore e il timore della morte e vi conservi intatti fino alla venuta di Cristo Signore. Anche il vostro corpo partecipi di questa purezza, con il dono della castità che alla fine significa solamente amare Dio e amare il prossimo più di se stessi. Questo non vuol dire fare lo straordinario, vuol dire fare come Gesù. E’ lui che ha amato più di se stesso, si è consegnato alla morte, ma il Padre ha gradito il suo gesto e lo ha liberato dai lacci della morte. Questa è la nostra fede, fratelli, quello che muove i nostri passi e nostri sentimenti, le nostre decisioni, i nostri affetti.

Anche l’incenso ha la sua parte nella messa ed è un simbolo bellissimo della consacrazione del nostro cuore prima ancora del nostro corpo.

 Mi pare di lasciare indietro una cosa importante se non dedicassi una riflessione al nostro Fondatore, san Giovanni Leonardi. Voglio cominciare dalla sua giovinezza, quando studiava come farmacista e secondo l’usanza conciliava lo studio con il lavoro. Alla fine, terminato il suo percorso, era pronto a installare una farmacia nel suo paese natio, per far felice sua madre e la sua famiglia. Ma il progetto di Dio su di lui era un altro. Egli si lasciò guidare, non considerò quanto era stato sprecato negli studi farmaceutici, ma semplicemente che tutto era grazia. Avvicinare tanti ammalati, tante persone dipendenti dalla medicina, tante persone bisognose di aiuto, di una parola, di un gesto. Ecco, quello che aveva imparato non sarebbe stato buttato via, ma valorizzato nell’ambito spirituale. Dalla malattia del corpo sarebbe passato a un trattamento spirituale. Giovanni Leonardi diventa sacerdote e si innamora dell’annuncio. Dell’accompagnamento spirituale, della riforma e della missione della chiesa. Il suo desiderio espresso nelle parole della tradizione di andare alle Indie, significava la sua volontà di andare dove c’era necessità dell’annuncio, non importa il paese quanto importa il bisogno. Con questa stella come guida, l’Ordine giunge in India e con la medesima stella giungerà a ogni luogo dove si manifesterà l’esigenza dell’annuncio.

Cari Fratelli, davanti a voi un percorso impegnativo, pieno di tentazioni. A volte vi sentirete soli: vi mancherà la vostra famiglia, vi mancherà una moglie, vi mancherà la tenerezza dei figli. A volte sarete tentai dalla ricchezza. Potere comprare quello che si desidera, le cose belle. Sentirsi importanti. Più spesso ancora sarete tentati dall’orgoglio, dalle vedute personali. Come vivere l’obbedienza? Come accettare che un altro ci dica quello che dovrete fare? La stella, la guida, la luce che non vi mancherà mai e che dovrete seguire per trovare la pace del cuore, la cometa che vi porterà a Betlemme, sarà solo l’Eucaristia. Il Pane, il Corpo donato, il sangue versato, ricevuto come pane di vita dal nostro Fondatore, è quello traccia il cammino. Non c’è consacrazione, non ci sono voti, non c’è fede senza il dono di sé. E non diventiamo anche noi Eucaristia, pane donato, sangue versato. Non si capisce l’obbedienza, la povertà, la castità senza la Pasqua del Signore. Oggi è la vostra Pasqua, il sacramento della vostra vita offerta, donata, gioiosamente. Offerta, donata, gioiosamente. Senza rimpianti, senza guardarsi indietro, al contrario pronti, vigilanti per rispondere a ogni chiamata dei fratelli che hanno bisogno di voi. La Vergine Maria che consegnò il Bambino Gesù ai Magi come lo consegnò al nostro Fondatore, oggi lo consegni a voi e voi fatene dono al mondo.

Pubblicato in 2018
Giovedì 03 Novembre 2016 22:22

India: Feast of St. John Leonardi

9-oct-india-ok “Our Joy is in the Journey with Jesus Christ”

It is well known that the journey of our Founder made many changes in the church. And even now we could feel his grace filled blessings through various miracles like: curing sick people, cancer patients, pregnancy and success in the business. Our Lord Jesus brought salvation through his journey towards Jerusalem. In the same way we join our hands together with our Father and Founder St. John Leonardi to live and spread the Gospel values to the people. Keeping ‘a small step will bring a tremendous change’ as our Founder’s blessing, in Indian Delegation, we planned to celebrate our Founder’s feast distinctly. In all the formation houses; Arulagam Major Seminary, Mother of God Minor seminary Trichy, Amalagam Philosophiate in Madurai and the Parochial community in Azhickal had celebrated our Founder’s Feast as triduum celebration with prayerful and grant manner.

In Samayapuram Parish, on the day of our Founder’s Feast Vicar General Fr. Amirtha Samy of Kumbakonam was invited for the Eucharistic Celebration. He  blessed the Renovated Altar for Mother Mary and the Musical Instrument. He also appreciated the Parish Priest Fr. Justin for his effort and the people for their participation

In Madurai at Amalagam, on 08th October, Saturday evening Solemn Eucharist was celebrated by our Delegate Fr. Manohar OMD, having the religious priests, sisters and brothers from neigbouring communities and Professors and lay friends as invitees.

On this special occasion with great joy Fr. Ceril and his community members have issued a video of “The Life of St. John Leonardi.” In which the Story, Screenplay, Dialogue, Music and Editing was done by our Fathers and Brothers of Amalagam community.

In S. Poondi, a special volley ball tournament was arranged for the youths and games for the children’s in honor of St. John Leonardi. 



Pubblicato in 2015
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