VICIS

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Domenica 27 Novembre 2011 19:00

Archivio Curia OMD




L’archivio OMD è situato presso gli uffici della Curia Generalizia, in piazza Campitelli 9 a Roma. Esso è collocato fisicamente in quattro armadi, di metallo leggero con apertura ad ante, sono presenti due ante per ogni armadio. La parte alta di ogni armadio è composta di due palchetti, mentre la parte bassa è composta da 6 palchetti. L’armadio centrale è invece diviso con la parte alta uguale alle altre e la parte bassa a vetro. L’Archivio conserva le fonti manoscritte dell’Ordine fondato a Lucca da San Giovanni Leonardi nel 1574. Complessivamente possiede una documentazione che abbraccia un arco temporale che va dal 1500 ca. ad oggi. In occasione del IV centenario della Canonizzazione di san Giovanni Leonardi l’Archivio è stato digitalizzato ed è inscritto al progetto Ceiar della Conferenza Episcopale Italiana.


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Venerdì 05 Luglio 2013 23:25

A Napoli la festa di Santa Maria in Portico


news 16-07-13“Con Maria, bellezza di vita nuova”, Con questo tema sarà celebrata la solennità annuale di Santa Maria in Portico a Napoli. Nei giorni 15, 16 e 17 luglio saranno offerte una serie di “Lectio divine” ricavate dalla lettura biblica ed artistica di alcune pitture della Vergine conservate nella Chiesa di Santa Maria in Portico a Chiaia. “I dipinti presenti nella cappella dell’Assunta raffiguranti l’Incoronazione, la Dormitio, l’Assunzione. Stimolati dai testi delle Costituzioni,- ha affermato il parroco P. Michele Lopopolo-  che a più riprese rimandano all’effetto proprio dei Chierici Regolari loro trasmesso da S. Giovanni Leonardi”.  La “lettura” sarà guidata da don Franco De Marchi parroco di S. Maria di Piedigrotta  e sarà scandita da tre tematiche: “ Con Maria, pienezza di umanità”;   “Con Maria certezza di immortalità”; “Con Maria, bellezza di vita nuova”.

16 luglio 2013
 
Venerdì 05 Luglio 2013 23:25

Nigeria: La nuova scuola di Amakohia


anteprima 07-07-13aL’edificio scolastico di Amakohia è arrivato al suo terzo piano, manca la copertura, il tetto, come in tutte le case, il tetto per i bambini in età scolare della periferia di Owerri. È il progetto che la EsseGiElle e l’Ordine della Madre di Dio hanno ideato, mentre il finanziamento della CEI Comitato per gli interventi Caritativi per il Terzo Mondo, ha reso fattibile a partire dal gennaio 2012. Nel mese di giugno P. Francesco Petrillo OMD, al rientro dalla missione nigeriana, ci ha portato una testimonianza sullo stato dei lavori. Ha visitato il cantiere salendo per le tre rampe di scale della struttura, e percorrendo la lunga fila di colonne che passano da un’aula all’altra lungo il perimetro e tra un piano e l’altro. Un suggestivo gioco di linee e sguardi, quasi a ricordare la bellezza artistica di altri tempi. Ma ciò che qui si esprime è la bellezza della solidarietà e del donare, del dare senza ricevere ad un altro sconosciuto. Non è l’amico che primo o poi ricambierà, è lo sconosciuto e lontano. Questo aggiunge sapore al nostro intervento e ci spinge a continuare sulla strada intrapresa per il diritto all’istruzione di tutti i bambini e le bambine del mondo, come recita il secondo obiettivo di sviluppo del millennio da raggiungere entro il 2015. Vogliamo arrivare pronti a questo appuntamento avendo almeno provato a fare la nostra parte. Uno sforzo in più è richiesto a tutti a questo punto per rifinire l’edificio, mancano i pavimenti, gli infissi, i bagni. Poi occorrerà equipaggiarlo affinchè il prossimo anno didattico la nuova scuola possa aprire le porte ai bambini di Amakohia. Grazie a tutti coloro che, in gruppo o singolarmente, da ogni parte d’Italia hanno contribuito a mettere un mattone, a partire dalle Comunità OMD di S. Ferdinando di Puglia dove si organizzano le cene solidali e si vende il riso dell’iniziativa “Abbiamo riso per una cosa seria…”,  così come a Lariano, Napoli, Lucca, Roma e Gallipoli, dove oltre le tradizionali attività, si affiancano le pesche di beneficenza, le mostre e i concerti. Grazie a coloro che contribuiscono con il Sostegno Scolastico a Distanza, a chi con il 5 per mille ha firmato per la EsseGiElle scegliendo di destinare una parte delle imposte in occasione della dichiarazione dei Redditi e che continua a farlo. Grazie a tutti i volontari impegnati a promuovere le nostre missioni nelle varie sedi.

7 luglio 2013
Venerdì 05 Luglio 2013 23:25

La prima enciclica di Papa Francesco


anteprima 07-07-13b“Lumen fidei”, “La luce della fede”: si intitola così la prima Enciclica di Papa Francesco, pubblicata oggi. Indirizzata a vescovi, presbiteri, diaconi, consacrati e a tutti i fedeli laici, e suddivisa in quattro capitoli, l’Enciclica – spiega Papa Francesco – era già stata “quasi completata” da Benedetto XVI. A quella “prima stesura” l’attuale Pontefice ha aggiunto “ulteriori contributi”. Obiettivo del documento è recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza umana. Chi crede, vede. Chi crede, non è mai solo, perché la fede è un bene per tutti, un bene comune che aiuta a distinguere il bene dal male, a edificare le nostre società, donando speranza. È questo il cuore della Lumen fidei: quello di una fede che non separa l’uomo dalla realtà, ma lo aiuta a coglierne il significato più profondo. In un’epoca come quella moderna- scrive il Papa- in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo, è importante fidarsi ed affidarsi, umilmente e con coraggio, all’amore misericordioso di Dio che raddrizza le storture della nostra storia.

6 luglio 2013

icon Lumen Fidei (497.2 kB) 

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Nigeria-okSabato 03 dicembre 2011 alle ore 20.45 presso la Chiesa di S. Maria in Portico in Campitelli, Roma un concerto Gospel organizzato dalla EsseGiElle cooperazione internazionale Onlus con il Patrocinio  dell’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico del Comune di Roma.

L’evento è dedicato al progetto “Una scuola per i bambini di Amakoia, Owerri –Imo State, Nigeria”,  in fase di avvio con la costruzione di una scuola per l’istruzione  primaria, la formazione professionale  di giovani disoccupati e quella del personale educativo. La creazione di un polo sanitario di primo intervento e per il monitoraggio delle condizioni di salute dei bambini,  consentirà l’accesso all’istruzione nelle migliori condizioni. Il Progetto è realizzato con il sostegno della Cei, Comitato per gli Interventi Caritativi in favore del Terzo Mondo.

Il cammino della EsseGiElle incrocia ancora una volta quello del coro seguito dal Maestro Franco Riva, impegnato con i suoi 40 elementi e la Band, a lanciare un messaggio di solidarietà. “E’ un coro che canta con gioia, che si diverte, che cerca il contatto con il pubblico, ma che sente anche il dovere sociale di aiutare chi è sofferente, chi è bisognoso, chi è emarginato” secondo le parole del Maestro. Lo spirito dei Soul Singer è del tutto originale: gli Spirituals e i Gospel  hanno una nuova veste che è stata liberata dal cupo lamento di un popolo oppresso dalla schiavitù, per sottolineare l’anelito di libertà e speranza per un futuro migliore. Il ritmo è il più vario: dal dixieland allo swing, al boogie woogie, al rock end roll, al rythm in blues, fino al jazz e al sudamericano. La gioia di cantare insieme unirà tutti sotto le volte della splendida Chiesa di S. Maria in Portico in Campitelli.

Prof-3-copyNella solennità liturgica di Cristo Re dell’Universo domenica 20 novembre i fratelli Cesar e Bastin hanno emesso i voti solenni nella Chiesa di Santa Maria in Portico a Chiaia. A ricevere i voti il Rev.mo P. Generale. La sua prima apparizione pubblica, dopo il malore avuto la scorsa primavera, è stata salutata con un caloroso applauso che ha sugellato l’affetto e il sostegno che l’Ordine e i fedeli manifestano per il suo pronto recupero. Durante l’Omelia il Padre, ha ricordato come il segno della regalità coincide con la professione religiosa ed il servizio che i figli di San Giovanni recano, “alla Divina Maestà”, come amava riferire il Santo. P. Francesco ha ripercorso le sette opere di Misericordia elencate nell’odierna pagina del Vangelo, additando il percorso iconografico del dipinto del Caravaggio, conservato a Napoli al Pio Monte della Misericordia. L’icona è stata scelta dalla Diocesi Partenopea per celebrare un particolare anno giubilare. In tale prospettiva, ha suggerito il Padre, si tratta di: “Una scena che si può vedere anche nei più oscuri vicoli di Napoli, ma che si trasforma in una bella storia umana, in un vedere il regno di Cristo, non solo della sua realtà futura, ma anche un regno presente in mezzo a noi per la potenza dello suo spirito. È il regno di Gesù è un regno che senz’altro viene, ma che diventa operante già fin da ora, nei gesti umili di Gesù che i suoi discepoli fanno in mezzo alla città”. Il P. Generale rivolgendosi ai neo professi ha detto: “Voi siete qui per affermare con forza il vostro desiderio di essere  ‘suoi’; di non diventare come ‘re’ umani, ma di diventare servi per amore, servi che sanno fare quello che Gesù ha fatto. Se Gesù regna su di voi suoi discepoli, non è esercitando un potere coattivo. Regna mediante la rivelazione della verità di cui è testimone, che viene accolta da tutti coloro che sono dalla verità. La sua regalità non è come quella del mondo; essa consiste nella vostra sottomissione  alla sua parola, nell’assenso dei suoi discepoli alla verità”. Cosa si attende Cristo da chi professa i Consigli evangelici, si è domandato il P. Generale citando un sermone di san Giovanni Leonardi: “Nient’altro che una risposta d’amore, come quella che fece Lui, casto, povero e obbediente, la quale deve concretizzarsi nell’attenzione al prossimo; sarà, infatti, l’amore, il metro di giudizio alla fine della vita, alla fine del tempo e della Storia”.
Lunedì 28 Novembre 2011 17:36

Rancagua Chile año de la reconciliación


P-paginaCon motivo del año de la reconciliación la comunidad parroquial “El Carmen” ha peregrinado a los santuarios de San Alberto Hurtado, La Beata Laura Vicuña y Santa Teresa de los Andes.
El reconocernos necesitados del perdón en una experiencia fraterna y el sentirse acogido por la comunidad nos ha ayudado a superar algunos prejuiciosa personales y comunitarios, y se han dado pasos de  de relaciones  más reconciliadas y fraternas  como nos  pide Jesús. 
Esta actividad se realizó el día 12 de Nov. Una comisión de sacerdotes y laicos prepararon un programa con el que se trabajó durante la peregrinación para terminar con la celebración de la Santa Misa en el Santuario de Santa Teresa de los Andes. La Virgen María y los Santos visitados fueron nuestros referentes como ejemplos de reconciliación con Dios, con nosotros y con los demás.




sgl 15Con queste parole in una lettera del 1603 S. Giovanni Leonardi scriveva ai suoi confratelli: "Havendo davanti agli occhi della mente nostra solo l'onore, il servitio, la gloria di Christo Gesù crocifisso". Un progetto suggestivo che illumina la statura e la santità di Giovanni Leonardi.


In questa irriducibile esperienza spirituale è possibile intravedere "la forza rinnovatrice della Pasqua" che riabilita la creazione nella bellezza primordiale e ristabilisce l'uomo nella definitiva relazione con Dio. Un processo di polarizzazione verso "Cristo e questi crocifisso" (1Cor 2,2).

A tale evento è riconducibile ogni annuncio "quasi per un suo naturale e irreversibile approdo a Cristo contemplato soprattutto nel Santissimo Sacramento dell'altare" (Cf. V. Pascucci).

Il Leonardi come i santi della riforma, ebbe particolare attenzione verso l'Eucaristia. Occorre ricordare a tal proposito, che la stessa pratica della comunione frequente era valutata in campo cattolico con meraviglia e sospetto. Ma il santo memore della forza rinnovatrice che scaturisce dal memoriale cristiano per eccellenza, ordinava, esortava e guidava i suoi a nutrirsi con frequenza di così grande sacramento.

Uno spaccato del tempo ci viene offerto dal P. Giuseppe Bonafede primo biografo del Leonardi: "Il Confessore conosciuto per prova 1'ardente cuore di Giovanni, li concesse la Santissima Comunione due e tre volte la settimana, cosa in quei tempi rara, e di gran spirito, poiché quelli che spesso si comunicavano di una volta all'anno, erano da tutti derisi et ingiuriati, e bisognava che segretamente lo facessero, e non in tutte le Chiese; perché in molte gli era negato, tanto erano corrotti i tempi." (Bonafede, Libro 1 cap. VI).

Il santo stesso concedeva la comunione segretamente a due giovani che poi furono i primi compagni di fondazione: il Venerabile Giovanbattista Cioni e fratel Giorgio Arrighini invitandoli a soffermarsi sovente nella contemplazione della "passione di Cristo Signore, di cui il santissimo Sacramento è rappresentazione e memoria".

Nei "Sermoni", il Leonardi, commentando la parabola delle nozze regali (Mt 22,1), propone il significato nuziale del memoriale eucaristico: "Tu Signore invitandoci per la parola del tuo vangelo alla mensa, altro non ci indichi che, le tue nozze, in questo mondo per grazia, c'invitano al convito del tuo Santo Corpo. Tu conduci la sposa (la Chiesa) nella tua casa e nutri la sua anima nella cena eterna della tua sapienza".

Sono "tre li sposaliti" che il Cristo compie nei confronti dell'umanità: "Quello celebrato nel grembo della santa Vergine (Incarnazione); quello che si celebra nel tempo santo della Chiesa (Eucaristia); quello ancora non visibile, ma velato nello Spirito Santo, per il quale possiamo vedere Dio faccia a faccia (Parusia)" (S. Giovanni Leonardi, Sermoni, C. 468).

Con grande passione e amore per la Chiesa, testimone dei segni della grazia, il "santo speziale" di Lucca ci addita nell'eucaristia il "farmaco dell'immortalità", per il quale: "siamo confortati, nutriti, uniti, trasformati in Dio e partecipi della natura divina (2Pt 1,4)".




ic sm inpIl 2 febbraio la Chiesa celebra la presentazione di Gesù al tempio. Tra le memorie romane questa festività liturgica si unisce al patrocinio che la città di Roma riserva a Santa Maria in Portico. Infatti, le antiche cronache, ricordano che un terribile sciame sismico sconvolse l’Urbe nel Gennaio del 1703. Questo grave pericolo vide il popolo romano supplicante davanti all’icona della Madre di Dio, invocata da secoli quale particolare protettrice della Città con il titolo di Romanae Portus Securitatis. La memoria di antichi benefici già concessi  per intercessione di Maria, come la liberazione dalla  peste nel 1656, durante la quale Roma rimase miracolosamente illesa, favorirono il nuovo ricorso alla Vergine. Già nel 1662  era  stato edificato per  volere del Popolo e del papa Alessandro VII, l’attuale santuario opera di C. Rainaldi, dove vi è conservata la preziosa icona venerata nell’antico rione di Campitelli fin dal VI secolo. Ma veniamo ai fatti di trecento anni fa. La mattina del 2 febbraio1703, il Senato Romano volle ringraziare la Vergine per lo scampato pericolo dal violentissimo terremoto che coinvolse Roma e gran parte degli stati pontifici. Si stabilì con voto solenne che la Città  avrebbe digiunato per cento anni ogni 1 febbraio  vigilia della festa della Presentazione al tempio e della Purificazione di Maria. Il voto venne immediatamente ratificato dal Papa Clemente XI che, recatosi nel santuario di Campitelli intonò il Te Deum di ringraziamento.  L’impegno fu rinnovato e confermato in modo perpetuo dal papa Pio VII nel 1802. Una lapide posta al Campidoglio ricorda tutt’ora il singolare evento. Lo stesso Senato Romano stabilì che ogni sabato per un anno intero, sarebbe intervenuto nel santuario al canto solenne delle litanie. La Comunità di Campitelli erede di queste antiche memorie, rinnova ogni anno durante la luminosa liturgia della Presentazione al Tempio il grazie al Signore, unendosi alla voce e alla devozione di tanti fedeli che hanno in questo luogo onorato la Madre di Dio.  



La prima Narratione scritta da San Giovanni Leonardi


I lineamenti storici dell’antico culto riservato alla Madre di Dio nel cuore della città di Roma, arricchiti nei secoli dal genere letterario della Legenda furono raccolte nella prima Narratione pubblicata dal Leonardi nel 1605 (Giovanni Leonardi, Narrazione della miracolosa immagine di Santa Maria in Portico, a cura del Centro Studi OMD, Emmegrafica, Velletri 2005).

La Narrazione si apre con  il preambolo storico e i personaggi protagonisti del racconto: Il pontefice Giovanni I, l’imperatore Giustino, nel tempo in cui Teodorico Re dei Goti di fede Ariana opprimeva l’Italia. Si fa subito riferimento al luogo degli eventi: Roma e alla nobile «Signora per nome Galla», figlia del princeps senatus Aurelio Memmio Simmaco, consigliere di re Teodorico, che lo fece assassinare nel 525 per infondati sospetti di tradimento. Galla, ricca, giovane e molto religiosa, dopo la morte del marito decise di esprimere la carità di Cristo con azioni concrete e quotidiane, trasformando il suo palazzo in ospizio per i poveri e i pellegrini: «Ora per molte che fossero le opere pie, in che ella con santo zelo si esercitava, fu però singolarissima nel sovvenire con le proprie facoltà ai poveri bisognosi: onde per la gran riverenza e affezione che al Signore e alla Beatissima Vergine aveva, pigliò per uso di dar pranzo ogni giorno nel suo Palazzo a dodici poveri. E perché oltre al frequentare con gran diligenza questa santa opera, attese anche a servire con purità d’anima al Signore. Custodendo senza macchia di peccato nell’anima sua quell’immagine che la divina Maestà le aveva impressa, meritò aver per mano degli Angeli l’immagine dell’istesso Signore e della Beatissima Madre sua. Sopra la credenza apparve con grande splendore nell’aria la veneranda Immagine della Beatissima Vergine con il suo diletto Figliolo nelle braccia […]». Il Coppiere, una sorta di maggiordomo, avvertì immediatamente Galla che si levò da tavola e si recò al detto luogo nel quale vide la luce, ma non scorse nessuna immagine. Il segno doveva essere interpretato dall’autorità della Chiesa. Galla si recò nel Palazzo del Laterano e supplicò il Pontefice Giovanni I  che in processione con il clero e il popolo romano, si recò presso il luogo del prodigio. Il Pontefice vi entrò pieno di stupore e vista la luce vi rimase in profonda orazione : «O Santissima Madre di Dio, degnatemi di concedermi tanta grazia, ch’io possa nelle mie mani ricevere la vostra immagine, e ciò detto i Serafini ponendola a basso, nelle sue mani riverentemente la collocarono, ed egli con molte lagrime di devozione e allegrezza ricevendola, voltatosi al Popolo l’alzò a vista di tutti» (Cf. Narrazione 19ss). Due prodigi confermarono l’apparizione quasi ha dare l’approvazione dell’evento: le campane delle Chiese di Roma suonarono a festa toccate da mani angeliche  e la Città venne immediatamente liberata dal morbo della peste: è il 17 luglio del 524. Galla edifica una Chiesa sul luogo dell’apparizione dedicandola al Salvatore e alla Santissima Madre: «la quale fino al giorno presente si chiama volgarmente Santa Maria in Portico».

Il Leonardi prosegue il racconto segnalando il legame che i pontefici romani hanno avuto con l’immagine e il luogo nel quale esse è custodita. Papa Gregorio Magno (590-604) invocò il suo patrocinio nella peste del 599. Alessandro II (1061-1073) eresse una Confraternita grazie ai tanti prodigi avvenuti, Gregorio VII (1073-1085) risollevò le sorti del fatiscente santuario, riconsacrando la chiesa e collocando l'icona mariana in un tempietto-ciborio posto sopra l'altare maggiore, ponendovi in mosaico una serie di iscrizioni che facevano riferimento alla nobile Galla, ai poveri e alla prodigiosa apparizione. Celestino III (1191-1198) fondò l’ospedale di Santa Maria in Portico. Callisto III (1455-1458) invocò la Vergine per la peste. Paolo II (1464-1471) che per devozione personale asportò di notte l’immagine la vide ritornare miracolosamente nello stesso luogo. Leone X (1513-1521) indisse una processione per scongiurare l’invasione turca. Adriano VI (1522-1523) ricorse alla Vergine per salvare Roma dalla Peste. Paolo III (1534-1539) la invocò per proteggere Roma e l’Italia dalle invasioni turche. Il Leonardi prosegue la Narrazione descrivendo «il sacro luogo ove al presente si riposa» e le tracce delle memorie antiche che «scuoprono tutto il successo dell’apparizione della S. Immagine». Il racconto si conclude con una nota liturgica che cioè il 17 luglio si celebra la festa dell’apparizione, della Dedicazione della Chiesa di Santa Maria in Portico e l’orazione per l’ostensione dell’icona. Infine il ringraziamento a Clemente VIII (1592-1605) per aver unito la Chiesa alla Congregazione del Leonardi (1601) e in appendice alcune note riguardanti la vita di Santa Galla tratte dal Libro IV dei dialoghi di San Gregorio Magno.

 
Le fonti a cui si ispirò il Leonardi

Possiamo dire che le fonti ispiratrici della Narrazione scritta dal Leonardi sono da individuare in quella documentale, archeologica e iconografica. Innanzitutto, il Leonardi, fa riferimento alla  «Historia e gli antichi manoscritti esposti in pubblico». Queste pergamene sono state da lui consultate in quanto affisse alle porte dell’antico santuario mariano. Sulla loro importanza il Leonardi annota: «Più volte sono stati pregati i nostri Padri […] di far stampare l’ ‘Historia della miracolosa immagine della Beatissima Vergine la quale nella stessa Chiesa di S. Maria in Portico onorevolmente si conserva […] se bene  doveria bastare l’antica e pubblica tradizione di quella […] e degli antichi manoscritti di detta Chiesa esposti in pubblico in essa […] (Narrazione, 17)

L’altra fonte possiamo individuarla nelle testimonianze archeologiche che portano impressi i caratteri dell’antico culto a Santa Maria in Portico celebrata con il titolo di Madre di Dio. Si tratta dell’altare consacrato dal papa Gregorio VII (1073-1085) nel quale si fa riferimento al dogma efesino: «Ad honorem D(omi)ni n(ost)ri  IHV (Iesu) XPI (Christi) | et beate Marie semper Vir|ginis genitricis ei(us) d(omi)ne n(ost)re |  […]». Infine il ciborio che custodiva l’altare e l’icona di santa Maria in Portico era fregiato dal distico:  «Hic est illa piae genitricis imago Mariae |Quae  discumbenti  Gallae  patuit metuenti». Del Ciborio, testimoniato dal Leonardi e dai primi Padri non rimane traccia, se non nelle fonti scritte. È ipotizzabile che i distici gregoriani scorressero alla base del fastigio. A lato erano poste le sigle  greche MP-ΘY e sulla sommità angolare in un sacello era custodita la veneranda icona di Santa Maria in Portico. Il titolo dogmatica Theotokos-Dei Genetrix definito durante il Concilio  di Efeso (431), divenne formula ispiratrice della eucologia liturgica e della stessa devozione popolare. Esso era nota prima dell’assise conciliare, come testimonia l’antifona Sub tuum paesidium datata al III secolo. A partire da Efeso in tutte le liturgie di oriente e d’occidente  si ebbe una vera e propria esplosione del culto mariano. Basti pensare al popolare inno Akatistos V-VI secolo e alle festività mariane. La formulazione dogmatica efesina diventò normativa per lo sviluppo della venerazione alla Madre di Dio. In primo luogo, il suo ricordo è legato al memoriale di Cristo e al mistero della sua incarnazione. In secondo luogo, il culto mariano trova spazio nei momenti centrali della liturgia quali la preghiera eucaristica e la professione di fede battesimale. Su questa linea tradizionale il luogo dove si custodisce l’icona di Santa Maria in Portico, è lo stesso spazio dove si celebra l’Eucaristia il memoriale del Signore, quasi a voler consegnare in questa immagine quanto espresso nelle anafore eucaristiche che riservano un posto privilegiato alla «Tutta santa Madre di Dio».

Infine la terza fonte che ispirò il Leonardi è senz’altro quella iconografica. Non si può certo attribuire all’icona attualmente venerata nel santuario mariano di Piazza  Campitelli la datazione del VI secolo, tuttavia la rielaborazione tardo medievale applicherebbe ad essa alcuni canoni che rimanderebbero a copie precedenti. Nel XII secolo i racconti di visioni e miracoli si  fanno sempre più frequenti e vengono raccolti, ordinati e diffusi come opere edificanti. La credenza nelle apparizioni di Maria si diffonde, nel periodo compreso fra la fine dell’antichità cristiana e l’inizio dell’Alto Medioevo, tanto nel mondo greco che in quello latino. Vedere Maria per vedere Dio «come in uno specchio» (1Cor 13,12) questa è l’immagine biblica che sta alla base delle apparizioni della Vergine. Tale credenza si propaga sotto forma di testimonianze letterarie, tanto che, fra il V e l’IX secolo, sono sempre più numerosi i racconti di visioni che circolano all’interno di una letteratura concepita per l’edificazione. Tali Legende vengono raccontate con un linguaggio accessibile a tutti, traducendo in forme semplici la concezione che gli uomini del Medioevo hanno delle corrispondenze fra il mondo celeste e quello terreno. Ora, l’iconografia di Santa Maria in Portico conferma quanto è riferito dall’antica Historia: «[...]Admiranda propterea est nobis hec Sacrosancta Imago, quam nec signavit, nec coloravit manus pictoris, nec sculptoris errantis,  sed formavit et benedixit omnipotentia Conditoris, qui sicut ad ilicem Mambre cum tribus personis, ut Abraham adoraretur apparuit; et in cammino ignis ardentis cum tribus pueris similis filio hominis quartus assistens declaravit in gloriose et sanctissime Galle palatio se orandum quando voluit, et quomodo voluit imaginem demonstravit. Digitus quoque Dei, qui in tabulis lapideis, Moyse intra nubem orante, ad recte vivendum Israelitis legem sculpsit […]» (Cf. D. Carbonaro L’antica Oratio per l’ostensione dell’immagine di Santa Maria in Portico, Edizioni Monfortane, Roma 2001, 76-77). Gli studiosi sostengono che l’immagine attualmente venerata nel santuario di Campitelli, fu conservata  nell’antica  chiesa di S. Maria in Portico fin dal secolo XII. Tuttavia,  i canoni iconografici tramandati, ci consegnano una rappresentazione molto più antica. Le lontane forme protoromaniche: colonnine in stile ionico, le teste degli Apostoli Pietro e Paolo - secondo il tipo dei vetri cimiteriali - le forme greco-siriache come l’inquadratura a rose e gli alberi ornamentali, fanno supporre due  momenti compositivi.  Nel  VI secolo, si stabilisce  la tipologia iconografica legata agli eventi della miracolosa visione di santa Galla, mentre l’icona attuale per la gamma cromatica degli smalti e la naturalezza dell’esecuzione, fu realizzata tra l’XI e il XIII secolo. La sua sacralità e il concetto di «immagine acheropita» (non dipinta da mani d’uomo) portarono a giustificare attraverso la legenda popolare la sua origine divina e la sua incorruttibilità. Il testo che il Leonardi aveva potuto consultare affisso alla porta del santuario e l’antica oratio pronunciata durante l’ostensione dell’icona attualizzavano sul  luogo dell’apparizione, il simbolo di quella luce manifestatasi secoli prima come afferma l’antica Historia:«[…] ut ibi santissima veneraretur Imago, ubi signo lucis per manus sanctorum angelorum allata, Christus sedem  elegerat […]. L’icona di Santa Maria in Portico fu considerata un vero e proprio «palladio» dell’Urbe, invocata come «protettrice e liberatrice» della Città di Roma. L’ immagine di Santa Maria in Portico fu portata diverse volte in processione dai Pontefici nella letania con altre insigni icone romane nei momenti di maggiore calamità: l’Acheropita della Scala Santa e la Salus Populi Romani. Come ebbe ad affermare il Leonardi nella Narrazione l’icona di  Santa Maria in Portico celebra «l’immagine dell’istesso Signore e della Beatissima Madre sua» ed il titolo con il quale è ricordata sul luogo dell’apparizione: Madre di Dio «MP ΘY»,  richiama il mistero dell’ Incarnazione e della divina maternità di Maria. Ella è prima testimone di Dio fatto uomo che la chiesa professa, la liturgia celebra e l’iconografia annuncia nella trama simbolica. Venerando Santa Maria in Portico la tradizione popolare romana ha sempre mantenuto questi elementi spirituali come motivanti la comprensione della sua fede e del mistero celebrato.

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