OMDEI

OMDEI

Mercoledì 11 Ottobre 2017 20:27

Professione Solenne in Nigeria 2017


Delegazione Nigeriana in Doppia Festa
Il 9 ottobre 2017 è stata una giornata memorabile per il nosprofession naigtro Ordine, poiché, oltre ad aver celebrato la festa del nostro padre fondatore, hanno fatto la loro professione solenne due dei  nostri fratelli: Iheme Emmanuel Chibuike e Manu Christogonus Nnaemeka.
Per commemorare la celebrazione, il giorno precedente la professione solenne, duranti vespri, è stato organizzato un incontro in cui i candidati hanno dato testimonianza del loro cammino vocazionale.
Il giorno 9 ottobre 2017 la messa della professione solenne è iniziata alle 11.00 del mattino ed è stata presieduta dal Reverendo padre Stephen Oduh (Omd), Delegato Superiore, e concelebrata con il Vicario Generale dell’ordine, il Reverendo padre Domenico Aiuto (Omd) che ha rappresentato il nostro Rettore Generale Rev.mo P. Vincenzo Molinaro, Revererndo padre Enyi Francis (Omd), rettore e prefetto della formazione, Reverendo padre Michael Anofuechi (Omd), Reverendo padre Eneji Emmanuel (Omd), Reverendo padre Jude Onuoha (Omd), Reverendo padre Ajogo Michael (Omd) e altri sacerdoti provenienti dalle congregazioni del Sacro Cuori e dei Passionisti.  Erano presenti alla celebrazione molti religiosi e religiose, molti fedeli e membri di diversi movimenti laicali, come ad esempio il Movimento Laicale Leonardino (LLM).
[..] I neo professi hanno mostrato gioia e gratitudine a Dio, all’Ordine e a tutti i presenti per la fedeltà del Signori che li ha chiamati e guidati fino alla loro professione solenne.
Il Reverendo padre Domenico Aiuto ha ricevuto i loro voti solenni a nome del nostro padre Generale, mentre i padri Stephen Oduh e Francis Enyi hanno fatto da testimoni. Il Delegato superiore si è congratulato e ha ringraziato i neo professi per aver detto “Sì” al Signore. Inoltre ha ringraziato le loro famiglie per averli supportati e avvicinati alla Chiesa e a Dio.
La santa messa si è conclusa intorno alle 13:30. Successivamente sono state organizzate diverse manifestazioni popolari da parte della comunità locale, tramite canti e balli, accompagnate da un banchetto conviviali. 
Lunedì 08 Ottobre 2018 20:37

LA FESTA DI UN SANTO

festa-di-un-santo 2S. Giovanni Leonardi
Giovanni Leonardi, Fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio e Cofondatore del Collegio Urbano di Propaganda Fide, nacque a Diecimo (Lu) nel 1541, morì a Roma il 9 ottobre 1609 e fu canonizzato il 17 aprile 1938. Dalla sua prima giovinezza fino alla piana maturità, contemporaneamente alla professione di speziale, frequentò la compagnia dei Colombini, uno dei centri laicali nei quali si coagulava la reazione cattolica al diffondersi sempre più capillare nello stato luchese delle sollecitazione cattolica luterane. Questa prima esperienza di impegno ecclesiale lo indusse ad una scelta più radicale e totalizzante, attraverso il sacerdozio, realizzata nel 1571. Tre anni dopo fondò l’Ordine della Madre di Dio. Gli inizi del suo sacerdozio sono contrassegnati dalla premura verso i fanciulli per i quali istituì la Compagnia della Dottrina Cristiana e pubblicò un manuale di catechesi. Il suo radicalismo evangelico lo pone in conflitto con il diffuso dissenso religioso. Giovanni Leonardi dovette pagare con la velata diffidenza o l’aperto contrasto, fino all’esilio, le sue scelte di ortodossia e di fedeltà al pontificato romano. Nel 1592 è Amministratore Apostolico nel Santuario della Madonna dell’Arco (Napoli). Dal 1596 al 1601 visita e riforma, per incarico di Clemente VIII , le Congregazioni benedettine di Montevergine e di Vallombrosa e poi quella dei Servi di Maria di Firenze. Infine intorno al 1607 – 1608 dà vita a quello che in seguito sarebbe divenuto il Collegio di Propaganda Fide, in realtà ufficialmente eretto da Urbano VIII, ma il cui primo progetto fu espresso dalla creatività del Leonardi. Nell’estate del 1609, nel corso di un’epidemia di tipo influenzale, colpito da una febbre violenta, all’alba del nove ottobre rendeva a Dio la sua anima. La figura del Leonardi si colloca in tutto quel moto di revisione ecclesiale più noto col nome di riforma cattolica. Egli ebbe il dono di una singolare lettura dei segni di un tempo che andava trasformandosi radicalmente. Come suo personale carisma seppe proporre le nuove tensioni e gli antichi interrogativi dell’uomo in termini di continua verifica interiore e di coerente testimonianza evangelica.
Giovedì 05 Ottobre 2017 20:42

25 ANNI NEL SANTUARIO

La Famiglia dell’Ordine delle Madre di Dio in Festa25essimo ann

I 25 anni fa, il 3 ottobre 1992 l’Ordine della Madre di Dio festeggiò con il suo figlio che quel giorno fece un passo avanti dicendo sì alla chiamata del Signore rivolse a lui per abitare nel suo santuario tutti i giorni della sua vita nel servizio dei fratelli e della Chiesa. Padre Davide Carbonaro quel giorno, davanti alla Chiesa di Dio accettò questo impegno di essere potatore di pace, donatore di amore, e di essere la bocca dei perseguitati e l’agnello espiatore per il bene dei fedeli di Dio attraverso le celebrazioni penitenziali, eucaristica, ed altri Sacramenti.

Oggi il 3 ottobre 2017 è il 25 venticinquesimo anniversario della sua ordinazione presbiterale. Padre Davide insieme con le sue famiglie naturale e religiosa festeggiano questa fedeltà di Dio nel suo confronto, e la sua perseveranza nel servizio di carità e di spezzare del pane della comunione sull’altare del Signore.

La Chiesa parrocchiale di Santa Maria in Portico in Campitelli nella sua grandezza non poteva contenere i fedeli, gli amici e i conoscenti che erano presenti durante la messa di questo ringraziamento presieduta dal padre Davide in occasione del suo venticinquesimo anniversario presbiterale. In presenza erano tre vescovi e più di 60 sacerdoti, tanti religiosi e religiose, anche i fedeli laici hanno partecipato in gran numero.

continuiamo a pregare per padre Davide perché questo suo servizio nell’Odine e nella Chiesa di Dio possa continuare a potare luce e sollievo alle anime che ne hanno bisogno, e perché il Signore gli doni la forza, la grazie e la sapienza per poter essere sempre fedele alla sua chiamata

La tua famiglia religiosa ti augura ogni bene in questo cammino di speranza, Auguri ancora.
Lunedì 02 Ottobre 2017 19:41

INDONESIA DELLA MADRE DI DIO

indonesiaOmdLA SPERANZA SI APRE
Il Delegato della Delegazione Indiana Rev.do padre Manohar ci racconta la sua esperienza durante la cerimonia dell’apertura e della benedizione della casa di formazione dell’Ordine in Indonesia. È stato un grande privilegio per me partecipare all' inaugurazione del primo Seminario dell’Ordine in Indonesia in occasione della 443° Giornata della Fondazione del nostro Ordine. Durante questa celebrazione c’erano p. Bastin e i 19 fratelli dell’Ordine, tra i quali 8 aspiranti e 11 studenti di filosofia. Sono arrivato in Indonesia il 27 agosto mentre il completamento della costruzione era in corso. Il 7 settembre alle ore 16.00, Sua Eccellenza Petrus Turang, l'Arcivescovo di Kupang, è arrivato e subito ha dato inizio alla cerimonia dell’inaugurazione con la benedizione della casa. La celebrazione della 443ª Giornata della Fondazione del nostro Ordine è stata speciale per il dono di questo nuovo Seminario. Siamo veramente lieti per queste meraviglie di Dio per noi.

La celebrazione della Santa Messa è stata solenne, dopo la Messa c'è stato un momento di ringraziamento con la lettura della lettera del Padre Generale inviata per la celebrazione. Abbiamo visto la speranza dei nuovi orizzonti della nostra missione.

Non possiamo ringraziare Dio abbastanza per quest’evento. Ringraziamo Rev.do p. Salvatore Izzo, allora Rettore Generale dei Santi Sacri Cuori, insieme con il Rev.mo p. Francesco Petrillo, ex Rettore Generale dell’Ordine, per queste iniziative per l’apertura della missione Indonesiana. Non possiamo dimenticare l’aiuto che ci arriva dalle famiglie religiose, soprattutto l'aiuto dei Padri e dei Fratelli della Congregazione dei Sacri Cuori
Domenica 24 Settembre 2017 20:12

IL PARADOSSO DI "UN FRATELLO STRANIERO"

il-paradossoMatteo 20, 1-16 – La Malattia dell’Invidia                                                         
Il mondo è una famiglia dei figli e figlie di Dio, abbiamo unica origine in Dio Padre dove siamo chiamati a riconoscere la nostra fratellanza.
Allora perché trattiamo i nostri fratelli e i nostri vicini come "sconosciuti"? Nella famiglia chiamiamo un fratello Giuseppe un sognatore, sulla strada lo vediamo come uno straniero, nel posto di lavoro egli è un intruso, quindi deve essere sempre lasciato dietro, egli è rozzi e dovrebbe sempre sottomettersi perché egli appartiene al livello basso. Lo spirito di non-fratellanza è la radice di ogni guerra, gli occhi che vedono solo gli stranieri e li chiamano altri "non-me", sono la sorgente delle invidie e gelosie.

La fraternità è lo spirto di amore e di solidarietà, essa dice che l'altro è una parte di me, grida per il bene comune. La fraternità non è egocentrica, non lotta per un fine egoistico, ma dice che il benessere di mio fratello è il mio perché siamo unica cosa, abbiamo un'origine, una paternità e maternità in una famiglia di Dio Padre.

Il Vangelo di Matteo ci porta la parabola di Cristo sugli operai della vigna dove il proprietario di questa vigna ha considerato tutti i suoi lavoratori come fratelli. All’alba del giorno, questo proprietario è partito alla ricerca di quelli che non hanno nulla da portare a casa per il pane quotidiano, aveva gli occhi di fraternità per il benessere comune, per lui la cosa più importante era dare a tutti il senso di appartenenza, il senso di unità, e il senso di fratellanza, questo era il motivo per cui ha radunato tutti nella sua vigna in diverse ore del giorno.

«La sera, il padrone della vigna disse al suo fattore, "Chiama i lavoratori e dai loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi"». Il padrone ha condiviso il suo bene con loro nello spirito di fratellanza, egli è stato generoso con la ricchezza che ha guadagnato con il suo sudore. Purtroppo il primo gruppo dei lavoratori chiamato nella vigna non aveva lo spirito di fratellanza, secondo questi, hanno meritato un trattamento speciale perché erano i primi ad essere chiamati, erano i primi in quella vigna-famiglia, essi sono i primi pionieri della vigna o dell'istituto, quindi tutti gli entrati dopo di loro dovranno essere posizionati  al secondo grado di appartenenza e non dovranno ricevere lo stesso trattamento con loro.

Il proprietario e fondatore della vigna mai ha lamentato della sua generosità, egli voleva che la sua famiglia fosse un luogo di lavoro o un istituto dove tutti fossero fratelli e sorelle, dove amore e comprensione regneranno, una comunità dove il tempo di arrivo non è un criterio di superiorità. Il padrone aveva desiderato di vedere una comunità dove le differenze sociali non servino nel determinare la dignità e la classifica di un fratello, il padrone aveva voluto una famiglia unita dove nessuno poteva essere lasciato dietro, egli non aveva mai l’intenzione di raccogliere nella sua vigna i gruppi in conflitto, perché egli non ha mai voluto fondare i partiti politici ma una famiglia.

Il primo gruppo dei lavoratori era d’accordo con il padrone della vigna sulla remunerazione del loro lavoro, sia la posizione che onere che gli aspettano, però hanno continuato a brontolare perché gli altri lavoratori della seconda ora erano trattati ugualmente anziché di essere soppressi. Ingiustizia!! Ingiustizia!!! esclamavano questi primi lavoratori, il padrone della vigna avrebbe dovuto retrocedere gli altri lavoratori che erano arrivati dopo, non hanno meritato la stessa posizione e lo stesso pagamento con noi, e non li potranno mai meritare, sono stranieri, non sono il nostro, invece sono un “altro da noi”, non ci appartengono.

La giustizia agli occhi di ‘non-fratellanza’ significa la sofferenza e l'umiliazione di un fratello, la giustizia nella mentalità di ‘non-fraternità’ significa avere tutti sotto il suoi piedi, significa essere il comandante dove gli altri sono i soggetti. Per i primi lavoratori, la fraternità significa discrepanza, un fratello è colui che sta sotto il loro comando e controllo, un fratello è un soggetto da sopprimere e non dovrebbe lamentarsi.

Non so proprio dove tu vivi la tua vita quotidiana, non so a quale famiglia appartieni tu, se nella tua famiglia naturale o in una famiglia religiosa, non so in quale gruppo ti trovi, se nel gruppo dei primi della tua famiglia, nel gruppo di coloro che si sentono parenti del fondatore della tua famiglia religiosa o istituzione, o nel gruppo di colore che sono al margine della tua Comunità di qualunque genere, non lo so se tu sei il fondatore della tua famiglia, ma quello che sono convinto è che abbiamo le stesse missioni e destinazione, so che siamo figli e quindi fratelli, io so che abbiamo gli stessi diritti e la stessa responsabilità verso la costruzione della nostra famiglia, siamo chiamati a lavorare per il bene comune, nessun fratello è un intruso, un fratello non è un estraneo, nessun fratello merita un trattamento speciale. Se il proprietario di questa vigna della nostra famiglia non ha maltrattato i suoi fratelli-lavoratori, noi come possiamo permettere una cosa di genere? Nessun membro della famiglia di Dio è meno importante, lo stato di ognuno come "figlio" di "dio" gli merita la posizione più alta che si può pensare, altri criteri di superiorità sono secondari e non ci devono dividere. Le nostre dignità ed uguaglianza stano nella nostra figliolanza, siamo veri figli nel Figlio.

La giustizia senza l’amore e la compassione è una mera legalità, ma noi non siamo sotto le leggi della guerra e dell’odio, ma sotto la grazia. Cristo è morto per noi perché possiamo essere liberi, Egli è venuto a raccoglierci insieme in una famiglia dove le pecore possono vivere in pace con i lupi, dove la legge di superiorità basata sulla mentalità pagana delle differenze sociali e  razziali è annientata.

Ciascuno deve domandarsi della sua appartenenza e cerca di accogliere quella verità interiora che solo lui possa riconoscere. Nonostante i nostri rancori e la nostra lamentazione, rimane esclusivamente il compito del padrone della vigna di pagare tutti come vuole lui. Fratelli miei, il nostro brontolare non può cambiare la volontà di Dio, e non può condizionare la sua generosità. Cari miei, mentre continuiamo nella nostra invidia, nel nostro brontolare, il nostro Padre celeste continua a benedire i suoi figli. Il destino può essere ritardato ma mai negato, il Dio della fraternità non è un Dio parziale, non guarda coloro o l’appartenenza sociale, guai a chi combatte contro il disegno di Dio. Dio ci ama come siamo, amiamo gli uni e gli altri, apprezziamo i nostri fratelli perché Dio è amore.

P. Kenneth Ani
Martedì 19 Settembre 2017 10:21

PROFESSIONE TEMPORANEA

professione-temporaneaIl giorno 17 settembre 2017 a Torre Maura c'è stata la Professione Temporanea di Chierico Paolo Dicorato nalla parrocchia di San Giovanni Leonardi. E' stata veramente un'occassione di convivenza e di rendimento di grazie a Dio per questo dono che Lui si sta facendo alla nostra famiglia religiosa. L'Ordine in generale e la Delegazione italiana in particulare hanno pregato perché il Signore continui a benedire la sua Chiesa con uomini entusiasti e dediti al Vangelo e al servizio della Chiesa amando essa attraverso i loro servizi ai fratelli e ai bisognosi. 
Il Padre Generale nella sua omelia durante questa celebrazione nella sua parola ha ringraziato tutti dicendo:

                              Professione temporanea di Paolo Dicorato

                                                     Omelia del Padre Generale

 Carissimo Paolo, carissimi tutti fratelli e sorelle, fatemi salutare in maniera più diretta il P. Rosario Piazzolla, che è stato il Maestro di noviziato per Paolo, e i suoi genitori  Michele e Concetta  intervenuti ovviamente con la famiglia in questa circostanza che è vero è solo la prima di quelle che vivremo in compagnia di Paolo, ma proprio perché la prima è la più emozionante. Benvenuto ai genitori e a tutta la famiglia.

Dicevo di questo anno di noviziato, ma esso è stato preceduto da altri anni di postulantato, in cui il discernimento è stato vissuto sotto la guida di p. Luigi Piccolo in San Ferdinando di Puglia. Questo ci spiega anche il gran numero di partecipanti sanferdinandesi. Benvenuto a tutti. Ovvio, benvenuto anche a tutti i presenti, sia di questa comunità parrocchiale che dalle altre, tutti protesi verso questo gesto di donazione che Paolo sta per compiere.

Ora però concentriamoci sull’essenziale. Siamo venuti per vivere la professione dei voti temporanei di un nostro candidato, rito che si svolge durante la celebrazione dell’Eucaristia. Infatti è già stata proclamata la Parola del Signore. Perciò il primo nostro pensiero è l’ascolto.

Il Siracide, prima, e poi Gesù stesso ci invitano in maniera decisa ad assorbire il messaggio del perdono. Se anche il Primo Testamento proponeva di perdonare, Gesù ne fa una vera bandiera. Una volta, due volte, sette volte…settanta volte sette…sempre, questa la misura indicata da Gesù. Perdonare sempre. Perché Gesù attraverso la parabola ci mostra un ripensamento da parte del Signore? E’ possibile? Sì è possibile se non impariamo a perdonare. Allora domandiamoci quanto importa nella nostra vita il perdono. Ecco, Paolo, tu sta per entrare in una famiglia religiosa. Vivrai con alcuni confratelli, poi magari in una parrocchia, avrai tanto da perdonare? Oppure, voi, genitori di Paolo, nella vostra famiglia, nel vostro lavoro, nelle vostre relazione anche ecclesiali, avete tanto da perdonare? Sarebbe sempre da aggiungere, anche: da farvi perdonare? Se penso soltanto a quanto è difficile, arduo anzi, comunicare, parlare con le persone, con i figli, chiarire i problemi…tanto è vero che oggi si sfugge ricorrendo al cellulare…è tanto difficile accettare un parere diverso, non parliamo di quando ci sono degli interessi contrapposti…conosco delle famiglie nelle quali i fratelli e le sorelle non si parlano da una vita per 20 centimetri di terreno…che uno avrebbe sottratto all’altro. Nell vita di comunità, durante quest’anno, sono certo che nonostante l’impegno di P. Rosario, ogni tanto il coperchio è saltato e la pentola è andata in ebollizione. Dopo, sì, le acque si calmano, ma quanti brontolii, gorgoglii, le scuse mancate, le parole brucianti fanno parte di una vita sempre tesa verso il perfetto, ma intrisa di asprezza, pregiudizi…perdonare: sì, perdonare oggi, domani, sempre. Perdonare perché la Parola di Dio che è Cristo ce lo ha insegnato con la sua vita oltre che con la sua parola. In lui c’è perfetto equilibrio tra il perdono, il desiderio di ricominciare, la consapevolezza della nostra fragilità. Tutti, allora, facciamo tesoro di questa parola, disponiamoci alla misericordia, eleminiamo già nel pensiero quanto potrebbe turbare questo messaggio esigente e promettente. Se perdoniamo, ci avviciniamo a Dio, al suo modo di fare, ricostruiamo la somiglianza originale. Questo messaggio fallo tuo, Paolo, nel giorno della prima professione.

 

Il testo di S. Paolo ci dà una spinta ulteriore. E’ vero che si riferisce a un problema specifico che non ci riguarda, ma alla fine si presenta con una parola che serve sempre non solo a superare la situazione contradditoria tra i deboli e forti. Deboli perché ritengono inquinanti alcuni cibi, forti perché hanno superato questo stadio. Ed ecco San Paolo in poche battute offrirci un invitante panorama in cui avventurarci con gioia e coraggio: non si tratta di scegliere gli elementi terreni, il cibo, l’attività, le relazioni per la loro bontà, per il loro appeal, c’è una ragione decisiva, bella, tonificante: noi siamo del Signore, sia che viviamo, sia che moriamo. Come non prendere questa parola e avvolgersi dentro al suo calore, alla sua certezza, al conforto che offre? E’ proprio come l’abbraccio di una madre, quando il figlio spaurito per un brutto sogno, si rifugia tra le sue braccia. Siamo del Signore: il nostro Paolo sta per presentarsi davanti a Dio e davanti alla comunità con questo desiderio. Riaffermare l’appartenenza, siamo del Signore. Ecco quello che conta. Non conta tanto se siamo laureati, se abbiamo un fisico bestiale, se guadagniamo tanto, tutto questo è secondario rispetto al riconoscersi come creature, come figli amati, perdonati, cercati dal Signore. In questo grande cerchio che è la vita, è sempre San Paolo, tutto è per lui, per Gesù Cristo Signore siamo rinati nel battesimo, per lui abbiamo ricevuto i doni dello Spirito, in lui la quotidiana risposta a un coinvolgimento generoso lungo, in lui la nostra morte, alba di un abbraccio più intimo e definitivo…

Come dirai questa appartenenza, Paolo? Oltre all’impegno e alla gioia di nutrire ogni giorno il tuo cuore di questa certezza, troverai le parole giuste per dirlo a tutti, per comunicare con i giovani, per essere sostegno agli anziani un po’ sfiduciati perché sentono mancare le forze?

Tre sono gli strumenti, gli atteggiamenti…le parole…i voti attraverso i quali comunichi..

Tradizionalmente sono le tre espressioni nelle quali si è formalizzata la volontà di consacrazione a Dio quando la storia del cristianesimo cercava la forma per dire il totale affidamento al Vangelo, infatti i tre voti fanno riferimento alle parole e ai gesti di Gesù. Gesù che non ha dove posare il capo, che muore nudo sulla croce, che non ha di che pagare il tributo; Gesù che si è fatto eunuco nel senso che ha scelto di donare la vita per il regno, che avendo messo il Padre avanti a tutto, ha voluto che ogni persona fosse avanti, ha voluto amare dello stesso amore tenero, esclusivo, totalizzante con cui Dio si dona creando, salvando, perdonando, accogliendo: ecco la castità; infine consegnando la propria volontà al Padre ha mostrato come ogni creatura può rivivere la donazione più completa non tanto nel senso della rinuncia quanto nel senso della ricerca della pienezza che si raggiunge unendosi a Cristo. Questo potrebbe essere il segreto. Gesù chiede delle rinunce ma queste sono funzionali alla sequela, andare dietro a lui non è una rinuncia ma la pienezza della felicità…far parte del suo gruppo, appartenergli, ecco il vero senso della consacrazione. Essere liberi, dalla ricchezza, dal limite della carnalità, dall’orgoglio dell’io…sono le precondizioni per camminare con Cristo, per realizzare le promesse.

Cosa può dare di più san Giovanni Leonardi? Non ci sono forse santi più famosi, più quotati? Ecco, il nostro santo porta nel bagaglio della sua povertà un carisma di abbondono e di fiducia che lo fa sperare contro ogni speranza. Non importa che la sua rimanga una piccola famiglia, che la divisione la colpisca e la blocchi dolorosamente durante la sua stessa vita, mai si ferma la sua fiducia in Dio, mai si ferma la sua fantasia di sognare forme nuove di evangelizzazione, mai si ferma il suo proposito di rinnovare la vita consacrata. Paolo, vuoi arricchire la vita comune con i tuoi doni? Vuoi portare il vangelo nelle periferie umane, dove Cristo è sconosciuto? Vuoi dedicarti alla crescita della vita comunitaria? Questo è lo spazio di san Giovanni Leonardi. Il suo carisma è un servizio piccolo, fedele, quotidiano, oscuro e generoso. Sostenuto dalla osservanza gioiosa, fraterna delle costituzioni, condiviso con coloro che il Signore avrà scelto come fratelli. Un servizio che farà crescere la chiesa, intesa come lo spazio salvato, lo spazio dello Spirito che attira i cuori e li fa sentire felici. La tua persona non perde nulla, ma si arricchisce, si espande, con all’orizzonte la possibilità di raggiungere in Cristo la pienezza dell’uomo perfetto. Paolo, ama la chiesa come l’ha amato Giovanni Leonardi, servi la chiesa allo stesso modo, ma ricorda che ogni apostolato ha una sola radice: l’intimità con Cristo, l’Eucaristia. Cari fratelli e sorelle, quello che Paolo da oggi vivrà seguendo lo stimolo interiore dell’impegno che assume, non vale solo per lui. Vale per tutti noi. Non è soltanto una promessa, come un regalo, è il nostro modo di partecipare, il nostro interesse per la sua vocazione, la nostra preghiera per le vocazioni, il sentirle vita della chiesa. Ve lo affido, e vi affido tutte le vocazioni che nella chiesa e nell’Ordine stanno rispondendo alla voce del Signore.


Torre Maura, Roma, 17 settembre 2017
Sabato 09 Settembre 2017 14:12

UNO SGUARDO AVANTI

Luce di_speranzaSiamo tutti  pellegrini e dobbiamo continuare i nostro cammino
verso la destinazione, la forza non viene da noi ma da Colui che 
ci ha preparato un casa e ci guida verso la nostra casa. La fatica
del cammino della vita e della fede non ci bloccherà da continuare 
a vivere con la speranza di cantare un giorno nella vita che non 
finisce mai la gloria di Dio, solo se in ogni nostra condizione cerchiamo 
di mantenerci calmi ed ottimistici che dopo la notte arriva il giorno, carissimi 
guardiamo avanti, fissiamo lo sguardo su Colui, Cristo che guida i nostri passi.

                                                                              P. Kenneth Ani
Sabato 09 Settembre 2017 12:22

ASSUNTA 2017

03
E' con gioia grande e con grande tremore che mi appresto a scrivere questa lettera a tutte le nostre comunità in occasione della solennità dell’Assunzione della vergine Maria. Secondo lo spirito dell’ultimo CG questo è un momento favorevole in cui si deve manifestare la paternità del Generale e la sua cura delle comunità. Un po’ di tremore viene dal fatto che la lettera vi giunge dopo le notizie riportate nella precedente e potrebbe dare l’idea di una forzatura ad alcuni fratelli che si aspettavano tutt’altro. Ricordo quindi che il servizio dell’autorità non si può fare pensando ai gusti e alle vedute personali e neppure si può accogliere o rifiutare secondo i nostri personali convincimenti. L’autorità è come la spada della parola di Dio, quando tocca taglia o brucia. O risana. Accettarla è la nostra pace. Il fine che l’autorità si propone è quello di far crescere religiosi e comunità disponibili per il regno nello stile di San Giovanni Leonardi, quindi pronti all’annuncio e alla partenza, radunati nella vita comunitaria per servire e non per essere serviti. La comunità dunque deve essere composta da uomini che sanno diventare generosi nel lavoro quotidiano fianco a fianco con i fratelli. Le inevitabili difficoltà, prevedibili e imprevedibili, vanno affrontate all’interno delle comunità, con la presenza attiva del Rettore e la collaborazione di tutti. Tutti devono lavorare sul proprio carattere e portarlo all’accettazione definitiva delle diversità, senza chiudersi nel mutismo o nell’isolamento. Il tono della vita comune si deve sentire proprio dalla capacità di mantenere vivo il dialogo di fronte a divergenze anche notevoli. Mai si deve chiudere, come se avessimo l’ultima parola. Lasciare un margine, sfumare il dissenso, lanciando il salvagente del dialogo, della convinzione che non è detto che io sia sempre quello che ha ragione. Quindi attivare il confronto, salvo quei rari casi di insopportabilità documentata…per i quali non bisogna gridare allo scandalo, ma attivare i mezzi straordinari per riportare ogni esasperazione entro i confini della fraternità accettata e vissuta.

Il tema del mio messaggio, però, questa volta riguarda un aspetto specifico della nostra devozione mariana. Intanto mi piacerebbe cercare un altro nome invece di devozione: imitazione, ispirazione, desiderio, sempre per dire che il nostro cuore dovrebbe guardare a Maria come alla Madre della Grazia dalla quale ci si deve attendere un riversamento della stessa grazia in ciascuno.

Il CG al n. 2 ci ricorda: “Guardiamo alla roccia da cui siamo stati tagliati”…cioè a Giovanni Leonardi nostro Fondatore. A imitazione di così grande padre, sforziamoci di amare, venerare e onorare con tutto il cuore e il più profondo affetto la Vergine Madre di Dio. E’ stata lei infatti ad amarci per prima e a prendersi cura di noi”. Il n. 3 comincia così: “Questa esortazione è un chiaro invito a riscoprire la forma mariana della nostra vita da declinare in percorsi teologici, formativi, culturali, fraterni, apostolici, missionari”. Ancora al n. 6 dopo le citazioni delle CC. e RR. più importanti per noi, aggiunge: “Nella vivente tradizione dell’Ordine, la coscienza mariana più fondamentale del prete riformato voluto dal Fondatore, l’intuizione più essenziale riguardo Maria…è il mistero dell’Assunzione di Maria in corpo e anima al cielo: trahe nos post te, o mater sancta…”

Il percorso che voglio declinare è quello apostolico e missionario. Il binomio inscindibile contemplazione e missione, preghiera e apostolato, che ritorna tante volte nelle Costituzioni, può ispirarsi facilmente a quella presenza materna di Maria che a cominciare dal Vangelo dell’Annunciazione, passando per Cana e fino al Cenacolo della Pentecoste e attraversando tutta la storia e tutte le storie personali e di gruppi, ce la mostra nel duplice atteggiamento dell’accoglienza, della preghiera e della donazione e dell’offerta.

Ecco allora si disegna la Pasqua quotidiana del religioso OMD: egli ammira la esperienza della morte e della risurrezione di Cristo che ha trovato in Maria di Nazaret la discepola vigile e generosa, ella ha accolto ogni parola di Cristo e l’ha trasformata nella sua vita. Il religioso OMD si pone davanti a Maria e la contempla nella gloria dell’Assunzione e ne assume ogni tratto perché informi la sua giornata, le sue attività, la sua preghiera, il suo servizio di apostolo.

Il n. 31 del DF indica un sentiero sul quale il nostro cammino deve inoltrarsi senza paure, anzi con la gioiosa aspettativa di andare sempre oltre: “Il cammino verso gli altri, dice la fretta di Maria per aiutare gli altri senza indugio. In Maria ognuno di noi, sospinto dal vento dello Spirito e senza opporgli resistenza, vive la vocazione leonardina ad andare incontro al fratello di comunità come all’umanità desiderosa di speranza e di gioia”.

Ispirati dalla fretta con cui Maria affronta il viaggio verso il prossimo spinta dall’amore di Cristo, non indugiamo nelle nostre incertezze e meno ancora nelle nostre pigrizie, ma lanciamoci al servizio con slancio e gioia. Il servizio quotidiano è il nostro contributo all’avvento del Regno, attraverso di esso noi guadagniamo l’alloro di combattenti oltre al pane quotidiano per noi e per i fratelli malati, per i poveri…Servi buoni e fedeli, non servi infingardi, ecco le parole che aspettiamo dalla bocca del nostro Redentore. Quando leggiamo la descrizione della giornata tipo di Gesù, ci accorgiamo che non trovava riposo finché l’ultimo malato non fosse stato guarito…

Possiamo chiederci quale sia il nostro contributo quotidiano al Regno di Dio e se il confronto con gli operatori della malvagia ricchezza non debba inquietare il nostro sonno. Se questi non trovano pace, alla ricerca di un benessere effimero, se sono pronti a tutto, anche alla violenza, …pur di far crescere il tesoro che perisce, possiamo noi nasconderci dietro un malinteso orario d’ufficio o dobbiamo aprirci alla umanità che aspetta impotente l’annuncio?

Il fratello di comunità è la prima persona che ha diritto a ricevere la nostra testimonianza. Non è vero che a volte diciamo anche noi del fratello: “E’ maggiorenne, se la sbrighi, non mi ha mai rivolto la parola perché adesso dovrei occuparmi di lui?” Il metro del nostro interessamento è la sua generosità o capacità di restituire, oppure il suo bisogno e la sua condizione? Da questo punto di vista è indispensabile attuare un nuovo metro di comunicazione. Quello che attiva Maria partendo da lontano per prendersi cura di chi ha bisogno. Noi dentro casa troviamo il coraggio di prenderci cura non solo in senso materiale, nella malattia, ma in senso spirituale, con l’intento di far crescere la fraternità e il dialogo. Chissà quando troveranno spazio di riflessione e di attuazione le esperienze vissute durante la formazione permanente. Mettiamo a disposizione degli altri i talenti ricevuti. Ovvio, cominciamo dalla preghiera, ma non fermiamoci lì. C’è tanto spazio nella pastorale, nello scambio e nel suggerimento e nel raccontare le proprie esperienze.

E’ vero però che noi siamo chiamati a uscire di casa, a varcare l’oceano, ad andare in mare aperto. E qui credo che incontriamo quella umanità desiderosa di speranza e di gioia. Siamo noi quelli che possono limitare l’oceano, che possono rimpicciolire l’impegno, navigare costa costa per paura, per pigrizia, per mancanza di uno sguardo profondo?

Questo mi sembra opportuno ribadirlo con forza. Noi stiamo camminando con la chiesa, stiamo cercando le periferie del mondo, stiamo uscendo dalle nostre sicurezze…una casa degna, un lavoro tranquillo, d’ufficio, ripetitivo, retribuito. Forse non ce ne siamo resi conto ma siamo usciti fuori e ora vorremmo tornare indietro. Non è certamente questo il senso del cammino di una famiglia religiosa. Se una scelta è stata fatta, va portata avanti, specialmente se ha trovato il consenso durante un Capitolo Generale. Lo dico esplicitamente della missione in Indonesia. E’ vero che è faticoso, è vero tutto…ma è anche vero che al Capitolo Generale non c’è stato nessun ritrattamento, quindi bisogna dare dignità e attenzione a una realtà dell’Ordine e della Chiesa e non solo perché ci sono vocazioni ma perché ci sono poveri, perché è un luogo senza troppi svaghi e per questo merita la presenza  gioiosa dell’apostolo. Rileggersi le fatiche di San Paolo e anche quelle del Fondatore nostro, inviato presso diocesi e congregazioni al limite della dispersione e del suo impegno a ricomporne lo spirito …a rimetterle nel retto cammino!

Ci sono difficoltà a comprendersi, ci sono anche segni caratteriali di una nazione, di un popolo che forse non ci piacciono. Sono buone ragioni per rinunciare oppure per opporsi, per tirarsi indietro, per dimettersi? Possiamo forse dimetterci da battezzati o da consacrati?

Ecco dunque, fratelli, davanti a noi, il mare aperto, il mondo con la sua attesa di apostoli. Ecco le nostre parrocchie, le nostre scuole, i nostri seminari, sono il mondo che tende le braccia verso di noi in attesa della parola che salva. Questo può accadere nella più antica delle nostre chiese o comunità, come a Lucca o Diecimo, oppure nell’ultima delle parrocchie, vedi India o Nigeria. Il campo al quale siamo stati inviati e che ha sentito la nostra voce squillante che diceva: eccomi, Signore, continua a implorare la nostra presenza e la nostra opera che porta la salvezza di Gesù cristo. La nostra disponibilità su che cosa si deve misurare? Sulla distanza della nazione? Sulla difficoltà di lavorare? Sulla qualità dell’accoglienza? Nostra unica guida sia il senso profondo della fede di Maria di Nazaret che attraversa tutto il vangelo con la sua incondizionata adesione al progetto del Figlio e sfocia nella sua Assunzione in corpo e anima, Questa è il segno indiscusso di una fedeltà che premia sì Maria, ma apre a tutti noi il medesimo vasto orizzonte. L’eternità, il mistero di Dio.

Celebriamo dunque la grande festa, essa rappresenta la nostra consacrazione al mistero del regno, ce ne rende operatori partecipi, attivi, instancabili. Non saranno le distanze a fermarci, non saranno le fatiche, non saranno le divergenze. Davanti a noi brilla in tutto il suo splendore la stella luminosa della umanità redenta, salvata in Maria. Entriamo in questo percorso dove solo la fedeltà è richiesta. Il nostro cammino come singoli e come comunità è tracciato, visibile, invitante. Spesso, le persone, i giovani, le anime…si aspettano un nostro intervento deciso e gioioso. Chi potrà soddisfare la loro sete di conoscenza e di comunione? Potremmo noi restare rinchiusi nel nostro cerchio, nella nostra sicura piccolezza mentre intorno a noi l’umanità grida il suo bisogno di Cristo? La Madonna Assunta in cielo accompagni maternamente i nostri primi passi e li rafforzi e imprima all’opera apostolica la delicata tenerezza della Madre che mai abbandona i suoi figli.

Dalla Calabria, 1 agosto 2017                        

 

P. Vincenzo Molinaro

Rettore Generale OMD
Mercoledì 06 Settembre 2017 20:28

IL SECONDO NOVIZIATO IN NIGERIA

Secondo noviziato_in_nigeria
Il giorno cinque di agosto 2017 nella nostra Delegazione nigeriana, due chierici dell'Ordine; Iheme Emmanuel e Manu Christogonus hanno iniziato il secondo noviziato per l'uitimo discernimento verso la vita la totale consacrazione delle loro vite al Signore per il Regno di Dio.
Il Delegato di questa Delegazione Rev.do P. Stephen Oduh ha presieduto la celemonia, in presenza erano alcuni membri della comunità di Mgbahiri e il Rettore di questa casa di formazione.
Accompagniamo questi nostri fratelli con le nostre preghiere perché questo periodo di secondo noviziato possa aiutarli a fare chiarezza della loro chiamata per poter consacrarsi totalmente al Signore.
Lunedì 21 Agosto 2017 16:03

Il Dono della Vocazione

novitiate-2017-cL'ingresso nel Noviziato

Il 14 agosto 2017, durante i primi Vespri della Solennità dell'Assunzione, due fratelli Isthakki e Vivek della nostra Delegazione indiana sono entrati nel Noviziato secondo le nostre Costituzioni e Regole. La Celemonia è stata presieduta dal Rev.do P. Beno Vaz OMD, membro del Consiglio Generale dell'Ordine. Padre Beno ha spiegato ai Candidati e a tutti presenti il significato del Noviziato e la necessità di questa fase nel processo di formazione alla vita religiosa. Il Maestro del Novizio, Rev.do P. Leo Antony Manohar OMD ha ricevuto calorosamente i nuovi novizi e ha invitato tutti a pregare per loro affinché questa esperienza possa aiutarli a continuare bene nel loro cammino verso la consacrazione totale a Dio nell'Ordine.


Entrance in the Novitiate

On the 14th August 2017, during the first Vespers of the Solemnity of the Assumption, two brothers, Isthakki and Vivek in our Indian Delegation had their entrance into the Novitiate in accordance with our Constitutions and Rules. The Ceremony was presided over by Rev. Fr. Beno Vaz OMD, member of the General Council of the Order. During this celebration, he explained to the candidates and to the entire community what novitiate is all about and the need for this stage in the formation process to a religious life. The Novice Master Rev. Fr. Leo Antony Manohar OMD warmly received the new novices and invited all to be praying for them so that this period of their novitiate may help them continue well in their journey towards a total consecration to God in the Order.

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Rev.mo Padre Generale: P. Vincenzo Molinaro OMD
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