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IL SALUTO MESSIANICO

«Un gesto accompagnato da parole», così il vocabolario della lingua italiana definisce il «saluto». Nel suo significato originario, il termine, indica: «augurare salute». Nell’antichità, ma anche nella nostra prassi comunicativa, incontriamo riti simbolici che accompagnano il gesto del saluto: stretta di mano, abbraccio, inchino, sorriso, sguardo. Ogni cultura, d’altro canto, manifesta con il saluto la ricchezza delle espressività relazionali che coinvolgono il singolo o il gruppo. La Bibbia conosce il saluto degli uomini ma anche quello di Dio per l’umanità, portatore di benedizione e di pace, segni inconfondibili della sua presenza. Dall’arco posto sulle nubi, sorriso di Dio per la creazione rinnovata (Gen 9,13), al saluto-promessa che inaugura la manifestazione definitiva del Veniente (Ap 22,20), la Scrittura nella sua interezza, mette in luce l’abbraccio salvifico dell’Onnipotente.

E quando la Chiesa si raduna per celebrare il suo Signore, augura a tutti la sua presenza salvifica: «Il Signore sia con voi», eco di quel saluto messianico che corre lungo le pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento. La scena lucana della visitazione (Lc 1,39-45) oltre ad offrirci lo spaccato di un momento familiare carico di attese, permette al lettore credente di riconoscere il Dio delle promesse che visita in modo imprevedibile il suo popolo nella gioia.

Maria è qui il segno della benedizione che sta per compiersi. Zaccaria al termine della liturgia nel tempio di Gerusalemme non può congedare il popolo, il saluto benedicente è precluso (Lc 1,22). Il racconto evangelico sconvolge l’antica prassi liturgica. Sarà Elisabetta a benedire colei che Madre del suo Signore porta in sé la benedizione che da Abramo (Gen 12,3; 18,18; Sir 44,21; Gal 3,8) giunge a tutte le genti. Le parole pronunciate da Elisabetta prolungano quelle dette da Gabriele (Lc 1,28.30) e riecheggiano, a sua volta, quelle rivolte a due figure femminili dell’Antico Testamento: Giaele e Giuditta (Gdc 5,24; Gdt 13,18-19). Due donne che avevano vinto il nemico e liberato il popolo. Ancora una volta, la presenza salvifica del Signore si rivela nella fragilità e nella debolezza di due donne che stanno per partorire (paradosso biblico!). Lì è possibile scorgere la signoria di Dio, la sua salvezza, e la liberazione che Maria lascerà risuonare nelle parole del magnificat.

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