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SORGE LA STELLA DEL MATTINO
Mt 2,1-12 Chi fabbrica le stelle: quelle vere? Chi genera la loro luce? Cosa ci affascina del mistero nascosto che graffia i cieli, mentre rivela e nasconde un bagliore dal colore divino? L’uomo da sempre si è interrogato di fronte a questo fugace pulsare di luce lontana che disegna sulla terra il tracciato per chi è senza orientamento. C’è chi le interroga alla ricerca del futuro, chi le canta lasciando vibrare lo stupore dell’anima, chi le sogna pensando di raggiungere la loro altezza e bellezza. C’è posto per tutti nel mondo delle stelle per i piccoli e per i grandi. Anche la Bibbia celebra la bellezza delle stelle poste dal Creatore come sigillo della sua gloria nel firmamento (Gen 1,16; Gb 9,7; Sal 136,9; 147,4; Bar 6,59). Esse sono il segno della benedizione di Dio su Israele (Gen 15,5; 22,17; Ne 9,23; Eb 11,12) e non devono essere scambiate per il Creatore del cosmo (Dt 4,19; 2Re 21,3-6; Am 5,26; At 7,43). Tuttavia, una al di sopra di tutte, è celebrata come la “Stella del mattino” attesa dall’Oriente e desiderata da tutte le genti come rivelazione dall’alto (Gb 38,32; 2Pt 1,19; Ap 2,28; 22,16). L’ultimo libro della Bibbia: l’Apocalisse, attraverso la sua ricchezza simbolica chiama Cristo Gesù la “Stella del mattino” quella che traccia per ogni uomo sulla terra la via dei cieli. Questa immagine pasquale del Cristo è celebrata dalla Chiesa nella Veglia della Notte Santa, quando nello scintillio della luce terrena, il Risorto è cantato come la “Stella del mattino”, la stella che non conosce tramonto e che nel suo apparire e brillare accende di luce nuova il cuore di tutti gli uomini. Il simbolo della stella fatta di terra e di luce nasconde e rivela il mistero della divinaumanità di Gesù, egli che nella sua nascita ha chiamato a sé tutte le genti sul tracciato del firmamento: Mt 2,1-12.
GLI EREDI DI ANTICHE PROFEZIE: “GIUNSERO DALL’ORIENTE A GERUSALEMME DEI MAGI” (MT 2,1) Il racconto matteano è costruito sulla riga dei commenti biblici che spesso interpretano ed attualizzano gli eventi. Israele scopre la presenza di Dio attraverso gli avvenimenti della sua storia, mentre agli altri popoli, sono offerte diverse vie per raggiungere Colui che si rivela per amore. E’ lo splendore della creazione e degli astri che raccontano la gloria di Dio (Sal 19,2-7) e rivelano potenza e bellezza del Creatore (Sal 96,6). L’uomo cerca Dio scrutando i cieli e contando l’infinito numero delle stelle. Malgrado la sua ambiguità, l’astrologia nella Scrittura è ritenuta una delle vie che conduce chi cerca, alla luce piena. Matteo riprende nell’episodio della visita dei Magi il doppio percorso: quello d’Israele che attende il Messia scrutando le Scritture e quello delle genti che si affidano alle tracce che il Creatore ha seminato nel cosmo. Alla fine il Messia sarà riconosciuto come il “Dio che salva” (Gesù Mt 1,25) il “Dio con noi” ( Emmanuele Mt 1,23; Mt 28,20) colui che farà un solo popolo (Ef 2,14). I Magi, figure misteriose e affascinanti, sono gli antichi eredi della profezia d’Israele. Matteo rilegge l’episodio descritto nel Libro dei Numeri (Nm 22-24) reinterpretandolo alla luce dell’evento Gesù che nasce a Betlemme di Giudea (Mt 2,1). Nei due racconti biblici, delle figure misteriose vengono da oriente per incontrare un re straniero. Da una parte Balak, il quale desidera maledire il popolo d’Israele (Nm 22,5.11; 23,7), dall’altra Erode che per timore di perdere il potere vuole la morte del neonato re dei Giudei (Mt 2, 8.13). In entrambi i casi, le nobili figure dei messaggeri benedicono e adorano colui che deve subire la condanna (Mt 22,18; 23,8-9; Mt 2,11). Inoltre, l’evento è annunciato ed accompagnato dalla stella luminosa che sorge e segna la strada (Nm 24,17; Mt 2,2; Nm 24,25; Mt 2,12). Gesù è la luce messianica che illumina le genti, la vera Sapienza che attira a sé tutti i popoli della terra.
IL SILENZIO DELLA STELLA SCRIVE IL VANGELO DELLA CREAZIONE: “ABBIAMO VISTO LA SUA STELLA IN ORIENTE” (MT 2,2) I Magi sono dei sapienti che hanno appreso l’alfabeto del cielo. Non ci viene detto nulla di loro né che erano re, né che erano tre. Compaiono a Gerusalemme e rimane avvolto nel mistero il modo con cui essi vi sono giunti. Dio opera nel cuore degli uomini attirandoli misteriosamente a sé. Tale consegna Matteo vuole rinnovare ai lettori della sua comunità e a noi tutti che accostiamo le Scritture e alziamo gli occhi al cielo nell’attesa del ritorno di Gesù (cf. At 1,11). Così, queste nobili figure sono a noi familiari in quanto ci rappresentano; rappresentano tutti coloro che giungono alla fede attraverso una seria ricerca sapienziale, contemplando nella natura il primo libro scritto dal dito di Dio: evangelo della creazione. C’è una legge naturale scritta nel cuore degli uomini dalla quale scaturiscono pensieri e azioni che ci spingono al bene e ci insegnano ad evitare il male (Cf. Rm 2,14-15). Ora mentre gli antichi credevano che nel cielo fossero disegnati gli eventi della terra, l’incarnazione del Figlio di Dio celebra l’incontro fra il cielo e la terra quando accoglie nella sua carne tutti i figli di Dio dispersi. In effetti, l’Oriente, di per sé, ricorda l’esilio e la diaspora, ma anche il luogo dell’avvento di Dio atteso e desiderato (Gen 3,24; 4,16; 11,2; Is 41,25; 43,5; Bar 4,36-37; 5,5; Ez 11,23; 47,1).
NON TOGLIE I REGNI UMANI CHI DÀ IL REGNO DEI CIELI: “DOVE DOVRÀ NASCERE IL MESSIA?” (MT 2,4) La tetra figura di Erode circondato da una Gerusalemme distratta che conserva la Parola di Dio, ma non la comprende più, poiché non basta onorare Dio con le labbra (Is 29,13), occorre che vi partecipi il cuore, fonte di decisiva azione e di coraggiosa disponibilità a Dio che si rivela. La reazione paurosa alla notizia, è vera! Il Vangelo fa paura, disarma, toglie il sonno a chi è preoccupato di difendere sé stesso, i suoi confini, le sue sicurezze. Ma il Regno di Dio non si lascia confinare, né si riduce ad una potenza terrena o istituzionale. Il Regno ha il suo volto in Gesù, nella sua divinaumanità che non toglie niente ai desideri e alle aspirazioni degli uomini anzi, le porta alla pienezza della verità, della giustizia e della pace. La serena disponibilità dei Magi ci ricorda che la vita non si risolve in giochi di potere o di interesse, ma nell’audace e coraggiosa ricerca del mistero. Il racconto matteano inaugura un conflitto ( “il segno di contraddizione” in Luca; cf. Lc 2,35 e il “rifiuto” in Giovanni; cf. Gv 1,10-11) che Gesù condurrà lungo tutto il suo ministero e soprattutto davanti a Pilato e ai capi religiosi. I Magi cercano il Re dei Giudei, non il Re di Giuda, la sua regalità è per l’uomo di ogni tempo. In effetti, “Re dei Giudei” (Mt 2,4), sarà il capo d’accusa con il quale Gesù verrà condannato a morte (Cf. Mt 27,37). Si anticipa così nei racconti dell’infanzia il compimento pasquale: il Messia nato a Betlemme di Giuda, come le Scritture raccontano, sarà il re crocifisso che attirerà a sé tutti i figli di Dio dispersi (Gv 6,44; 8,28; 11,52; 12,32 At 2,33).
LA SCRITTURA È LA PAROLA DECISIVA PER TROVARE IL MESSIA “E TU BETLEMME TERRA DI GIUDA…” (MT 2,6) Non basta solo la sapienza umana o il desiderio del cuore, occorre che la Parola di Dio risuoni, la sua rivelazione dia senso ai passi dei Magi: ecco la risposta al “dove” trovare Gesù. Gerusalemme, la dimora di Erode, Betlemme, la Giudea, Israele, gli Scribi che aprono le Scritture: sono il passaggio obbligato della paziente storia che Dio ha intessuto con il popolo dell’alleanza. Ad essi si è rivolto con le sue promesse e non si dimenticherà mai dei suoi figli di adozione. I Magi sono dunque a consulto presso questa Parola di salvezza, presso questa storia che non si può negare né sorvolare: lì è possibile trovare il Messia (Gv 4,22). Nell’intreccio dei versetti del Profeta Michea e del Secondo Libro di Samuele (Mi 5,1.3; 2Sam 5,2), Matteo chiarisce il necessario compiersi delle Scritture nella persona di Gesù, la carne del Dio con noi (Mt 2,15.18.23). Scaturisce così la fede illuminata dalla Parola. C’è un indizio che i Magi sanno leggere: il Messia non nasce tra i grandi della terra, ma tra i piccoli, a Betlemme terra del piccolo Davide scelto dal Signore tra i suoi fratelli per pascere il popolo. Intramontabile figura del re-messia secondo il cuore di Dio (1Sam 16,11). E’ il Signore che sceglie i piccoli; e solo chi si fa piccolo potrà riconoscere la profondità della ricchezza, sapienza e scienza dell’Altissimo senza temere di percorrere le sue inaccessibili vie (Cf. Rm 11,33).
DALLA STELLA CHE DIMORA NEI CIELI ALLA CASA DOVE DIO ABITA TRA GLI UOMINI: “ED ENTRATI VIDERO IL BAMBINO CON MARIA SUA MADRE” (MT 2,11) Una delle caratteristiche della stella che Matteo descrive, è il suo apparire e scomparire (Mt 2,2.7.9). E’ il segno biblico della gloria di Dio che nasconde e rivela la sua misericordia per l’umanità. C’è giusta continuità tra la luce che proviene dalla creazione e lo splendore della rivelazione divina. Nell’incontro con Dio non si esaurisce la ragione essa sconfina nell’atto di adorazione, riconoscimento dell’umana dipendenza creaturale. Gioia e adorazione circondano la Casa del Dio con noi. E’ la prima liturgia che celebra il Verbo incarnato. I Magi possono entrare in quella casa perché per primo il Verbo ha dimorato nella carne dell’umanità rendendola il vero luogo dell’adorazione di Dio. Il Bambino è insieme a sua Madre ha colei che ha partorito Dio nella carne. In effetti, è lei la dimora della gloria di Dio tra gli uomini (Cf. Es 40,34; Ap 21,3). Il racconto si conclude descrivendo un meraviglioso scambio di doni: Maria con gesto eucaristico offre all’adorazione il Figlio carne della sua carne; i Magi offrono i doni conservati durante il lungo cammino e che raccontano il mistero della divinaumanità del bambino di Betlemme.
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