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»Il Fondatore / Spiritualità / Luce sul mistero
TRA FATICA E NULLA PAROLE DI FUOCO
Più l’uomo percepisce la sua distanza, la sua miseria, più Dio si avvicina e realizza il suo intimo e irrinunciabile progetto: “essere il Dio con noi”. L’Antico Testamento pur velando questa divina presenza nei segni e nella potenza della parola narrata, profetica e sapienziale, ci racconta il tentativo che Dio mette in atto per entrare in relazione profonda con l’uomo creato a sua immagine e somiglianza, ma anche la spinta del cuore umano a rispondere con disponibile obbedienza a colui che parla con la voce del tuono (Cf. Sal 68,34; Gb 37,4) e si lascia percepire nel sussurro del vento (1Re 19,12). Tuttavia, Israele coglie questa distanza rispettosa e incolmabile tra Dio che ha voluto dire e non dire il suo nome, velare e svelare il suo volto; ed il popolo che ha camminato sulle orme del suo Dio (Cf. Sal 77,20), sui tracciati della speranza, cercando la stabilità e la vita. Cosiché, la legge ed il culto per la gente della Prima Allenza, sono l’espressione più evidente dello iato che sugella la distanza tra il sacro e il profano, tra il puro e l’impuro. Solo Dio nel suo Figlio Gesù, ha potuto colmare questa distanza, ha liberamente elaborato un’altra storia, un altro modo di venirci incontro: quello di scrivere la sua parola non più sulle tavole di pietra, ma nella nostra carne, fragile e mortale, nel cuore dell’uomo assetato di infinito. Questo Dio ha intravisto Isaia nel tempio, mentre la gloria dell’Altissimo lo riempiva. Ma quale tempio, se non quello della sua intimità. Il profeta è contenitore di una gloria che non gli appartiene; egli accoglie, ma non possiede; quel mistero gli sfugge dalle mani. Per questo puo rispondere alla misteriosa voce che lo interpella: “Chi manderò, chi andra per noi?”. Io risposi: “Eccomi, manda me”. E’ la misteriosa vocazione del profeta portatore delle parole e dei gesti di un altro. Fu il tentativo che Dio mise in atto per colmare la distanza con il suo popolo e che l’autore della lettera agli Ebrei riferisce in quel: molte volte e in diversi modi Dio ha parlato, ma ultimamente in questi giorni e venuto lui! Il tre volte santo cantato dai serafini (letteralmente i brucianti) essere divini che emanano il fuoco del mistero e impediscono che l’uomo possa attraversare la soglia del divino, ora, cantano insieme con noi ad unica voce le lodi dell’Altissimo. Quel fuoco che ha purificato il labbro del profeta, è il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra (Lc 19,49; Gv 21,9) accendendo nel cuore dell’uomo il desiderio per Dio e per il suo amore.
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