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UN GIOGO DA SPEZZARE
L’orazione colletta di questa VI domenica del Tempo Ordinario, chiede al Signore di abilitarci a «spezzare il giogo della violenza e dell’egoismo che ci rende estranei gli uni gli altri». Tale giogo, ci fa perdere di vista il senso del nostro essere ceature e figli, posti l’uno di fronte all’altro per edificare la creazione (Cf. Gen 1,28; 2,22:). L’immagine del giogo evocata dall’orazione, richiama il peso che trasciniamo e che grava spesso nel nostro cuore e nelle nostre scelte Anche Gesù un giorno ha detto ai suoi discepoli di prendersi in carico il «suo giogo» liberante e leggero (Mt 11,29-30), il giogo dell’amore che paralizza il male e alimenta la gioia nel cuore umano. Così, la felicità dell’uomo non è tanto un compromesso con se stessi e con gli altri per star bene, o un ideale da raggiungere a qualsiasi prezzo. La felicità e la beatitudine del cristiano coincidono con la persona di Gesù, il Figlio di Dio. C’è allora un giogo da spezzare, diceva l’orazione, un fardello che non ci permette di camminare spediti verso questo progetto inscritto nelle beatitudini evangeliche. Il cristiano e lì, testimone con la sua vita di un «dolce peso» che incarna il dolore e la speranza umana. Così la liturgia canta il mistero della Croce di Cristo, un dolce peso che è chiave di volta della nostra felicità. La coppia croce e felicità fa un po’ corto circuito con la nostra ragione. Noi abilitati a selezionere e separare, a distinguere e catalogare. Eppure, la Divina Sapienza, afferma l’autore del Siracide, che «scruta l’abisso e il cuore», ha creato ogni cosa e «tutte sono a coppia, una di fronte all’altra, egli non ha fatto nulla di incompleto. L’una conferma i meriti dell’altra» (Sir 42, 24-25). I Vangeli custodiscono nelle loro pagine questa Sapienza viva. Così, ogni volta che ascoltiamo la Parola fatta carne, ci è data la possibilità dell’incontro che genera lo stupore, che crea, guarisce, moltiplica, nutre, unisce, perdona, fa risorgere da morte l’uomo, che è per sua natura, uditore della parola.
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