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L'AVVENTO: UNA VOCE NELLA NOTTE


Senza l’attesa la vita è vuota. L’Avvento e il nuovo anno liturgico segnalano questo desiderio profondo del cuore umano. Sono una occasione per darsi la possibilità di attendere, gustando la gioia dell’anticipo e sostenere una delle grandi virtù cristiane: la Speranza.

Se da una parte sentiamo il peso di qualcosa che sembra apparentemente dilazionato perché figli del bisogno facile, dall’altra l’attesa crea il distacco, lo sguardo verso un’alterità che invita e coinvolge. E’ il Signore che crea la novità, che la guida segretamente per le pieghe della storia, delle nostre storie che reputiamo uniche e irripetibili, perché siamo amati in modo unico è irripetibile. Così, mentre l’attesa colora i nostri giorni di speranza, la Parola che dura in eterno indirizza i nostri sentieri, le nostre strade alla ricerca del bene, dell’unico vero bene. C’è un grido che sale dal profondo del cuore umano e dalla notte dei tempi: “vieni!”. Desiderio di una visita che allarga l’albergo del cuore nel quale dimora il segreto della nostra umanità, fatta di cielo e di sorriso, di tempeste e naufragi, di respiro e di quiete. Solo chi abita questo albergo profondo del cuore può comprendere il leggero sussurro del Dio di Gesù Cristo che si china e abita, che lotta e colpisce ai fianchi, che desidera una umanità desta e non sopita dalla tirannia del divisore.

“Liberaci dal male”, canta la Chiesa dopo aver pronunziato la Preghiera del Signore. Questa richiesta di libertà fa eco al grido vieni! “Senza di te siamo sommersi in un gorgo di tenebre”; senza il tuo lieve sussurro la nostra voce non ha più forza, senza il tuo sguardo di cielo i nostri orizzonti si spengono, senza il tuo passo vigile, le nostre strade si perdono.

E se la notte cadrà come un cieco torpore che fa sordi i sensi, a metà della notte si udrà il grido dei costruttori di speranza, delle sentinelle del mattino, “Ecco lo sposo!”. Un grido che spezza il tempo e lo consegna all’eterno. Si! perché l’eternità ha il sapore delle nozze, ha il fascino della sposa e dello sposo, la ricchezza del talamo che genera il sole della vittoria.

In questo Avvento tu accadi di nuovo, tu riempi l’incolmabile fame e sete dell’umano desiderio, tu accendi di fuoco il tramonto della vita che non si spegnerà.

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