
Curia Generale dell'Ordine
Rev.mo Padre Generale P. Luigi Antonio Piccolo OMD
ordine.madredidio@libero.it
Segreteria di Curia
P. Rafael Andres Pereira Barbato OMD
omdcuria@gmail.com
Indirizzo
Piazza Campitelli 9, 00186 Roma
Tel. e fax: (+39) 06.31073632
CONTATTACI
Nella prima Domenica di Avvento, l’Ordine della Madre di Dio ha vissuto un momento di profonda gratitudine al Signore, celebrando nella parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli il venticinquesimo anniversario di sacerdozio di Padre Rafael Pereira Barbato, Segretario Generale dell’Ordine e cappellano ospedaliero presso il Gemelli Isola – Isola Tiberina.
Come consuetudine, l’omelia è stata affidata al Padre Generale, invitato da Padre Rafael, che ha offerto una riflessione intensa sul tempo dell’Avvento, tempo di risveglio e di vigilanza.
Il Padre Generale ha richiamato l’esortazione di San Paolo: «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno» (Rm 13,11), ricordando che spesso viviamo addormentati, incapaci di accorgerci della presenza di Dio nella nostra vita.
«Dobbiamo svegliarci – ha affermato – per evitare che il Signore passi senza che ce ne accorgiamo». L’immagine dell’arca, evocata dal racconto del diluvio, è diventata simbolo della relazione con Dio e della Chiesa, luogo che accoglie e salva.
Alla luce del profeta Isaia, il Padre Generale ha invitato a trasformare le armi in strumenti di vita, convertendo le energie spesso assorbite dalla conflittualità in capacità di costruire: «Non si tratta di distruggere spade e lance, ma di trasformarle: usarle per generare vita e non per ferire».
Rivolgendosi a Padre Rafael, il Padre Generale ha ricordato che il presbitero è chiamato a vigilare sul Popolo di Dio, a costruire scialuppe di salvezza, a essere egli stesso rifugio nelle tempeste della vita.
«Il prete – ha detto – è colui che, trasformato da Cristo, diventa capace di trasformare: di rendere l’acqua fonte di rinascita e il pane e il vino passaggio all’eternità».
Al termine della celebrazione, con grande commozione, Padre Rafael ha ringraziato tutti coloro che gli sono stati vicini. Ha condiviso un’immagine significativa della sua mattinata: si è recato presto nella cappella dell’ospedale dove svolge il suo servizio di cappellano e si è fermato in preghiera davanti alla Madonna della Lampada.
«Ripensando a questi venticinque anni – ha detto – mi sono reso conto di quanto il Signore ha compiuto in me, soprattutto ponendomi al servizio della sofferenza, accanto a chi incontra Cristo sulla via del dolore».
Ha ricordato anche un episodio del noviziato, quando chiedeva al Signore il dono del martirio per diventare santo: «E il Signore me lo ha concesso – ha detto – nel condividere ogni giorno la sofferenza di quanti incontro. È un martirio d’amore».
La celebrazione si è conclusa con un momento di festa e di convivialità, occasione semplice e gioiosa per ringraziare il Signore e accompagnare con affetto Padre Rafael nel suo ministero presbiterale.
Alla vigilia dell’Avvento, il Padre Generale, in visita alla delegazione nigeriana, invia un messaggio che unisce attesa e responsabilità. Ricorda che i venticinque giorni che precedono il Natale sono un tempo per guardare avanti, proprio come fa ogni famiglia quando nasce un bambino: con speranza e con il desiderio di garantirgli un futuro.
Durante una visita in una scuola della Nigeria, il Padre Generale ha incontrato molti bambini accomunati dallo stesso sogno: crescere, studiare, costruirsi una vita dignitosa. Un sogno semplice, ma non sempre alla portata di chi nasce in condizioni difficili.
Da qui nasce il suo appello: mettere da parte un euro al giorno per tutto l’Avvento, per contribuire — con soli 25€ - alla creazione di laboratori scolastici e all’acquisto di attrezzature didattiche. Un gesto piccolo, ma capace di rendere più concreto il futuro di questi giovani.
Il Natale — ricorda — è la storia di un Bambino povero che aveva bisogno di essere accolto. I bambini di oggi ci chiedono la stessa attenzione. Per questo invita tutti a far sì che il presepe brilli di carità e che il nostro albero di Natale punti verso una vita più bella da offrire a chi ne ha bisogno.
La lettera, firmata a Owerri il 12 novembre 2025, diventa così un invito a vivere l’Avvento come tempo di cura: di Gesù che viene, e dei bambini che ci sono affidati.
Mercoledì 26 novembre 2025, nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, si è aperta la 104ª Assemblea Generale dell’USG, alla quale hanno partecipato circa 160 superiori generali di Congregazioni religiose provenienti da tutto il mondo.
Il Santo Padre ha sviluppato il tema dell’Assemblea — «Fede connessa: vivere la preghiera nell’era digitale» — richiamando tre dimensioni fondamentali per la vita consacrata: il rapporto con Dio, la fraternità tra religiosi e l’uso consapevole delle tecnologie digitali.
Ha sottolineato che la preghiera resta “spazio in cui il cuore si apre al Signore”, fonte di comunione e missione. Allo stesso tempo ha avvertito che, pur offrendo straordinarie opportunità, la tecnologia non può sostituire le relazioni reali: presenza, ascolto e condivisione concreta tra fratelli sono insostituibili.
Durante l’assemblea, il Padre Generale ha avuto l’onore di salutare personalmente il Pontefice e gli ha offerto una porcellana con l’immagine di Santa Maria in Portico, realizzata per il quindicesimo centenario dell’Apparizione.
Il dono, prezioso per il valore artistico e spirituale, esprime la devozione dell’Ordine alla Vergine e il legame con la Chiesa universale, sottolineando la memoria viva dell’Apparizione che custodisce l’identità della comunità leonardina.
L’assemblea rappresenta un momento importante di discernimento sulla vita consacrata nel mondo contemporaneo. Il tema scelto invita a integrare tradizione e innovazione: coltivare la preghiera e la fraternità reale, senza rinunciare alle opportunità offerte dal digitale, e restare fedeli alla missione spirituale dell’Ordine anche nelle sfide moderne.
Nella chiesa di San Giovanni Leonardi, ad Amakohia Layout (Owerri, Imo State), si è celebrata questa mattina, 1° novembre 2025, la professione solenne del chierico Jude Daniel Miaphen, appartenente alla Delegazione Nigeriana dell’Ordine della Madre di Dio.
La Celebrazione Eucaristica, carica di gioia e commozione, è stata presieduta dal Padre Generale, P. Antonio Luigi Piccolo, in visita canonica alle comunità dell’Ordine, accompagnato da P. Francis Antony Maria Arulappan.
Nella sua omelia, P. Piccolo ha rivolto parole di profonda gratitudine al giovane religioso:
“Beato te, fratello, che scegli di appartenere a Cristo per la vita del mondo.”
Ha poi aggiunto:
“Carissimo Jude, oggi la Chiesa, la nostra famiglia religiosa e tutti noi fratelli ti accompagniamo con gratitudine e commozione nel giorno della tua professione solenne. È un giorno di luce, perché tu scegli di appartenere per sempre a Cristo, nel carisma dei Chierici Regolari della Madre di Dio, fondati da San Giovanni Leonardi.”
La professione solenne, ricordava il Rettore Generale, è anche un momento di intensa spiritualità: le Beatitudini guidano il cuore del discepolo e diventano oggi guida concreta per Jude. La povertà evangelica apre al dono totale di sé, la mitezza costruisce comunione, la purezza di cuore permette di vedere Dio anche nei dettagli più nascosti della vita, la fame e la sete di giustizia accendono la passione per il Regno. Essere operatori di pace significa farsi canali di riconciliazione e misericordia; essere fedeli nella prova diventa seme di gioia e speranza per gli altri.
Ogni Beatitudine non è solo parola ascoltata, ma invito a lasciarsi trasformare dall’amore di Dio: un cuore che ama senza possedere, che serve senza riserve, che porta pace e consolazione dove c’è bisogno.
La gioia di oggi non si esaurisce nella celebrazione: essa si estende a tutta la Delegazione Nigeriana, dove il Padre Generale continuerà la visita canonica, accompagnando le comunità nel loro cammino di fede e di fraternità. La vita di Jude diventa così esempio luminoso di fedeltà al carisma leonardino, testimonianza viva del Vangelo e invito a camminare insieme nella pace e nella missione della Chiesa.
In questo giorno speciale, la scelta del chierico Jude di appartenere a Cristo diventa segno tangibile di speranza e gioia per tutti: la sua vita consacrata diventa una Beatitudine vivente, una benedizione per i fratelli, una gioia per la Chiesa e una gloria per Dio.
Questa mattina, 1 settembre, alle ore 7.30, nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, il Padre Generale ha presieduto l’Eucaristia all’altare del Santo Fondatore, San Giovanni Leonardi, ricordando i 451 anni dalla nascita dell’Ordine della Madre di Dio. *[* Alla celebrazione era presente la comunità religiosa della Curia generalizia, insieme ad alcuni Chierici e ai giovani che si stanno preparando al noviziato internazionale. *]*
La liturgia è stata occasione di rendimento di grazie, ma anche di rinnovata riflessione sulla missione che la nostra Famiglia religiosa ha ricevuto. Partendo dalla lettera di San Paolo ai Colossesi, il Padre Generale ha richiamato la necessità di vivere “in modo degno del battesimo che abbiamo ricevuto”, con atteggiamenti che qualificano la vita di ogni comunità cristiana e, in particolare, della nostra.
Il cuore dell’omelia si è soffermato sull’immagine dell’abito, tanto cara all’Apostolo Paolo. «Rivestitevi», scrive l’apostolo: un gesto che va oltre il semplice atto esteriore, ma che indica l’identità nuova del cristiano.
Il Padre Generale ha spiegato come, nel battesimo, il credente depone l’uomo vecchio per indossare l’abito nuovo, segno della vita trasformata in Cristo. Un gesto che trova eco anche nella professione religiosa, quando il novizio lascia l’abito civile e indossa quello dell’Ordine, segno visibile di una scelta definitiva di consacrazione.
Paolo indica anche quali siano le “stoffa preziose” di questo abito: tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, sopportazione reciproca e perdono, cucite insieme dal vincolo della carità. «È l’abito che ogni battezzato deve indossare, ed esso non conosce distinzioni: uomini e donne, vescovi, presbiteri, religiose e laici – tutti sono chiamati a portarlo», ha ricordato il Padre Generale.
L’omelia ha poi richiamato altri due pilastri fondamentali per la vita comunitaria: la meditazione della Parola di Dio e la preghiera.
«La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza» (Col 3,16) – un invito che diventa per la comunità religiosa occasione di confronto, di edificazione reciproca e di crescita comune nella fede. Così anche la preghiera, che non si limita ai momenti liturgici, ma permea tutta la vita, trasforma ogni gesto quotidiano in rendimento di grazie.
«Tutto deve essere pervaso di gratitudine, riconoscenza verso il Padre per la salvezza che ha operato per noi per mezzo di Cristo», ha sottolineato il Padre Generale, indicando così il cammino per vivere la fedeltà al carisma leonardino.
Celebrando i 451 anni dalla fondazione dell’Ordine, la comunità non guarda solo al passato, ma rinnova il proprio impegno per il presente e il futuro. L’insegnamento dell’Apostolo e l’esempio del Fondatore rimangono fari che illuminano il cammino: essere segno credibile del Vangelo nella Chiesa e nel mondo, con l’abito della carità che tutto unisce e tutto trasfigura.
Il 1° settembre, nel Santuario parrocchiale di Santa Maria in Portico in Campitelli, l’Ordine della Madre di Dio celebra il 451° anniversario della propria fondazione.
Nato a Lucca per iniziativa di San Giovanni Leonardi, il giovane presbitero che desiderava riportare il Vangelo al cuore della vita cristiana, l’Ordine oggi rinnova il suo ringraziamento al Signore per questo dono carismatico e affida ancora una volta il suo cammino alla Vergine Maria, Madre e custode.
Roma custodisce le reliquie del Fondatore, il cui corpo riposa proprio nella chiesa di Campitelli. In questa presenza silenziosa e viva i religiosi e i fedeli riconoscono un segno di continuità: dal cuore di Lucca al cuore della Chiesa universale, l’eredità leonardina continua a parlare al mondo.
Celebrare questo anniversario significa tornare alle origini, ravvivare la memoria grata e rinnovare la missione di annunciare Cristo con lo sguardo di fede di Maria e con la passione evangelica di San Giovanni Leonardi.
Programma:
ore 7.00 Lodi mattutine
ore 7.30 Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Rev.mo p. Antonio Piccolo, Rettore Generale OMD
ore 19.00 S. Rosario meditato
ore 19.30 Vespri

Accogliendo l’invito di Papa Leone, l’Ordine è chiamato a vivere il prossimo 22 agosto una giornata speciale di digiuno e di preghiera. Una data che, nel calendario liturgico, è arricchita anche dalla memoria della Beata Vergine Maria Regina, alla quale la Chiesa rivolge lo sguardo come Madre e mediatrice.
Il Padre Generale, p. Antonio Piccolo, ha voluto rivolgere a tutti i religiosi e alle comunità dell’Ordine un messaggio di incoraggiamento e di comunione:
Pax Christi
Carissimi fratelli,
accolgo con cuore grato l’invito di Papa Leone a vivere la giornata del 22 come tempo speciale di digiuno e preghiera. Vi chiedo di unirvi con generosità a questa intenzione, affinché come Ordine possiamo presentare al Signore una supplica corale.
Invito ogni comunità a organizzare momenti di preghiera comune, secondo le possibilità e le tradizioni locali, per rendere visibile la nostra comunione fraterna e la nostra fiducia nel Signore.
In questa stessa giornata la Chiesa ci fa volgere lo sguardo a Maria, Regina. Affidiamo a Lei, Madre e Signora, i frutti del nostro digiuno e della nostra preghiera, certi che ci accompagna e intercede per noi presso il suo Figlio.
Sia questo giorno occasione di rinnovata fede, di solidarietà con i più poveri e di testimonianza evangelica.
In Cristo
p. Antonio Piccolo
Rettore Generale OMD
Il Padre Generale sottolinea così la duplice dimensione di questo appuntamento: da un lato l’adesione all’appello del Santo Padre, dall’altro l’affidamento a Maria Regina, che accompagna il cammino delle nostre comunità e dei singoli religiosi.
La giornata del 22 agosto diventa dunque un’occasione preziosa per ravvivare la nostra comunione fraterna e per rinnovare il desiderio di testimoniare il Vangelo con semplicità e radicalità. Ogni comunità è invitata a proporre momenti di preghiera, adorazione e condivisione che aiutino a vivere più intensamente questo tempo di grazia.
Il 15 agosto, la famiglia religiosa dell’Ordine della Madre di Dio ha celebrato con profonda devozione la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, patrona dell’Ordine. Questa festa liturgica, oltre a ricordare il mistero della gloriosa assunzione di Maria al cielo, sottolinea il ruolo della Vergine come modello di vita consacrata e di totale donazione a Dio, fondamento della vocazione di ogni consacrato.
A mezzogiorno, la comunità di Gallipoli si è raccolta insieme ai Chierici presenti per il solenne momento del rinnovo dei voti religiosi, nella liturgia presieduta dal Padre Generale. Tutti i membri hanno rinnovato la propria consacrazione, manifestando la gioia e l’impegno quotidiano di vivere pienamente la propria vocazione. Tra i partecipanti, il Ch. Luigi Bilotto ha concluso un mese di preparazione rinnovando la sua Professione in vista della Professione Solenne, che si terrà il 21 settembre a San Ferdinando di Puglia.
San Giovanni Leonardi, fondatore dell’Ordine, volle che i Chierici rinnovassero i voti religiosi due volte l’anno: nel giorno di Pasqua e nella solennità dell’Assunzione, considerata la “Pasqua di Maria”. Questa scelta sottolinea la continuità tra il mistero pasquale di Cristo e la vita consacrata, ricordando che il rinnovamento dei voti è un vero e proprio cammino di risurrezione personale e comunitaria, in cui ogni consacrato rinnova l’adesione totale a Dio, rinnovando il suo “sì” quotidiano alla vita evangelica.
La liturgia ha proposto la lettura tratta dal Libro del Siracide (24,14-17), scelta come guida per la meditazione sul significato della vita consacrata. La Sapienza divina, incarnata in Maria, si manifesta come un giardino fiorito e profumato: così la vita consacrata, immagine della “piantagione di rose a Gerico”, diffonde nel mondo la bellezza e il profumo della presenza di Dio. Il consacrato, attraverso la propria testimonianza e la fedeltà alle promesse, diventa segno tangibile della Sapienza che illumina ogni aspetto della vita e invita a camminare nella luce del Vangelo.
In serata, presso la parrocchia, il Padre Generale ha presieduto la solenne Celebrazione Eucaristica, espressione di comunione tra la famiglia religiosa e la comunità cristiana locale. Nell’omelia ha invitato a contemplare Maria come prima discepola di Cristo, modello di accoglienza della volontà di Dio e di amore gratuito: «Maria si è fatta piccola per accogliere il Signore» e «la sua piccolezza non è umiliazione, ma libertà, quella che permette a Dio di operare grandi cose».
Il celebrante ha ricordato che l’Assunzione non è un privilegio isolato, riservato a Maria, ma il destino verso il quale tutti siamo chiamati se viviamo con docilità e fiducia la nostra fede quotidiana, abbandonandoci alla guida dello Spirito Santo. La vita consacrata, allora, diventa non solo testimonianza personale, ma segno della presenza divina che trasforma la storia e porta speranza a chi incontra la Chiesa.
La celebrazione si è conclusa con un affidamento alla Vergine Assunta, accompagnato dall’antica invocazione del nostro Ordine, Sub Tuum Praesidium e dalla frase latina “Trahe nos post te” (“Attiraci dietro di te”), come soleva ripetere con gioia il Fondatore. Con queste parole, i consacrati affidano a Maria la guida del loro cammino, certi della sua protezione e della dolcezza della sua presenza, che accompagna ogni passo nella fedeltà e nella gioia della vita consacrata.
Il 2 agosto 2025, il Padre Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, P. Antonio Piccolo, ha indirizzato ai confratelli una lettera carica di senso spirituale, in occasione della pubblicazione dei decreti di trasferimento — le cosiddette “obbedienze” — che riguardano le comunità italiane.
La lettera si sviluppa come un invito accorato a riscoprire nella mobilità religiosa non un semplice riassetto organizzativo, ma un’autentica occasione di crescita nella fede e nella disponibilità evangelica.
“Ogni cambiamento di comunità o di incarico è, per il religioso, molto più di un evento organizzativo: è un atto spirituale”, scrive il Padre Generale.
Il testo riprende con forza la visione di San Giovanni Leonardi, che pose l’obbedienza come prima regola per i suoi discepoli, non come disciplina esterna, ma come cammino interiore di conformazione a Cristo, il Figlio obbediente per eccellenza. In questo senso, le obbedienze diventano il luogo privilegiato dove esercitare una libertà pienamente evangelica: quella che si dona e si trasfigura nell’amore.
Con tono paterno ma esigente, la lettera invita i religiosi a non vivere le decisioni dei superiori come imposizioni, ma come momenti di discernimento condiviso, di reciproco sostegno nella ricerca della volontà di Dio. Le Costituzioni dell’Ordine sono richiamate come guida autorevole e fonte di ispirazione, in particolare i numeri 28 e 29, che descrivono l’obbedienza come dono totale della propria volontà e come dinamica fraterna di ascolto e accoglienza.
Il Padre Generale non ignora le difficoltà umane legate a un trasferimento: la fatica del distacco, il senso di sradicamento, la domanda che nasce nel cuore. Ma proprio in questo contesto richiama la promessa evangelica di Gesù a Pietro: “Chi avrà lasciato… riceverà cento volte tanto”.
Ogni obbedienza ci ricorda che siamo chiamati a metterci in cammino con fiducia, liberi da ogni attaccamento, disponibili a lasciarci condurre dallo Spirito. Lungo il nostro percorso, ogni luogo in cui siamo inviati diventa occasione di incontro con il Signore e con i fratelli. Come scrive il Padre Generale, “la nostra vita religiosa è pellegrina, radicata non nei luoghi ma nel Signore che ci chiama sempre oltre”. In questa prospettiva, risuona con particolare intensità l’esortazione della Lettera agli Ebrei: “Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14).
La lettera si conclude con un duplice invito: ai religiosi chiamati a partire, di farlo “con cuore libero e pronto”, e a coloro che sono chiamati ad accogliere, di farlo “con benevolenza e disponibilità”. È un appello alla comunione vissuta, alla corresponsabilità fraterna, alla fiducia reciproca.
Affidando tutti i religiosi alla Vergine Maria e a San Giovanni Leonardi, il Padre Generale rinnova così il senso profondo di un momento della vita religiosa che, se accolto con fede, può diventare occasione di autentica santità.
In occasione della Solennità dell’Assunzione di Maria, il Padre Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio invita i confratelli e tutti i fedeli a contemplare non solo la gloria finale della Vergine, ma il cammino che l’ha portata fino a lì: un cammino segnato dalla piccolezza e dalla docilità del cuore.
Maria si riconosce fin dall’inizio come piccola e si affida totalmente a Dio. Questa piccolezza, lungi dall’essere una debolezza, diventa lo spazio in cui agisce la grazia. È il luogo in cui la fragilità umana si apre alla forza di Dio.
La docilità, unita all’umiltà, fa di Maria un modello per tutti i credenti. La sua speranza non nasce da meriti personali, ma dalla fiducia in un Dio fedele, che mantiene le sue promesse.
Il Padre Generale richiama anche l’insegnamento di San Giovanni Leonardi, invitando tutti a vivere una fede autentica, libera da egoismi, aperta allo Spirito e radicata nell’amore fraterno.
La lettera si conclude con una preghiera accorata per ricevere un cuore semplice, capace di accogliere la volontà di Dio e guardare con fiducia al futuro.
“Donaci la sapienza di Maria, per perseverare nell’amore fraterno, nella pazienza, nella fiducia che il tuo Regno è già in mezzo a noi"