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Venerdì, 18 Novembre 2022 18:44

IV Centenario di Propaganda Fide: L’evangelizzazione sfida del passato e del presente

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Il Dicastero per l’evangelizzazione è impegnato a rendere più accessibili i documenti dei suoi archivi che raccontano il processo storic o dalla prima Congregazione de Propaganda fide al Dicastero stesso: è quanto emerso al convegno dedicato ai 400 anni della fondazione della Congregazione, al quale partecipano studiosi, missionari e studenti di cinque continenti. L’obiettivo è capire passato e presente attraverso testimonianze di prima mano, come sottolinea il cardinale Tagle

Un’impostazione di lavoro originale – temi trasversalmente affrontati rispetto ai dati cronologici o culturali - caratterizza il convegno intitolato Euntes in mundum universum, che ha preso il via oggi pomeriggio, dopo la presentazione alla stampa ieri.

Si ricorda la data del 6 gennaio 1622, quando Papa Gregorio creò la sacra Congregazione de propaganda fide. La scelta della solennità dell’Epifania, antica memoria della chiamata dei pagani nel regno di Cristo e ai suoi insegnamenti, è indicativa di quello che era considerato il principale compito della congregazione. Al tempo stesso fa riferimento al mandato missionario di Cristo (Mt 28, 18-20) e alla responsabilità pastorale del Papa verso tutti i popoli.

Il cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana, ha sottolineato che le buone storie si basano sull'esperienza e su un racconto veritiero. Per questo, ha sottolineato  l'importanza degli archivi storici della Congregazione che – ha assicurato - sta attivando per rendere più accessibili, in parte anche in modalità digitale, i preziosi documenti ivi contenuti. Questo – ha spiegato -  aiuterà i ricercatori di tutto il mondo ad offrire studi scientifici sulla missione del Propaganda Fide e racconti di missione di testimoni oculari.

Le storie – ha affermato il cardinale -  rivelano chi siamo, il senso della nostra vita e dove stiamo andando: “Mentre racconto le mie piccole storie, la storia fondamentale della mia vita viene rivelata non solo all'ascoltatore ma anche a me”. La storia di ognuno – ha ricordato - non si sviluppa nel vuoto ma è immersa nelle storie degli altri e nelle storie del proprio tempo.

Il valore della memoria

Un aspetto importante: l'identità personale è modellata dall'interazione con il mondo messo in memoria. Il ricordo – ha suggerito - è vitale per la conoscenza di sé. Ricordando le nostre storie, ci rendiamo conto che il passato non è statico. Continua a modellarci.  Attraverso le storie vediamo quanto siamo cambiati e quanto ancora dobbiamo cambiare. E proprio queste parole hanno spiegato l’importanza di un convegno che guardi al passato ma anche al presente.

Tra valori e norme

Le storie – ha aggiunto il prefetto -  sono il terreno per comprendere i simboli spirituali, dottrinali ed etici. Le storie rivelano i valori, le norme morali e le priorità di una persona o di una comunità. I simboli etici, spirituali e dottrinali preziosi per una persona sono derivati e compresi solo quando la storia è conosciuta e ascoltata.  Ma le storie – ha avvertito - possono essere soppresse, da dittatori ad esempio, ma non si può dimenticare che “dove le comunità rivendicano la loro vera storia, rivendicano il loro potere per il cambiamento sociale”.

La sfida delle traduzioni

Il professor Claude Prudhomme, dell’Università Lumière-Lyon2, ha illustrato, con interessanti richiami alla documentazione storica di diversi momenti di questi quattro secoli di evangelizzazione, la grande sfida rappresentata dall’esigenza delle traduzioni, di testi sacri o della Liturgia. Ha chiarito come sia stato sempre importante trovare il termine giusto per esprimere in una lingua diversa lo stesso concetto o la stessa verità e ha raccontato qualcosa della cura prestata in tutti i diversi periodi.

Tra fede e cultura

Padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche e coordinatore del convegno, ha ricordato che la costituzione apostolica ‘Inscrutabili Divinis’ del 22 giugno 1622 sottolineava il dovere e il diritto del Papa di diffondere la fede quale principale compito del ruolo papale di pastore di anime. Dall’autorità centrale romana tutti i missionari dovevano dipendere nella maniera più diretta possibile per essere inviati in missione. I metodi dovevano essere regolamentati e l’ufficio doveva assegnare i campi di missione. Il rapporto tra fede e cultura resta un elemento essenziale, ha spiegato padre Ardura, ricordando che al momento della fondazione della Congregazione nel 1622 c’era grande attenzione alle diverse culture. Di fatto – è stato ribadito al convegno – si voleva un impegno di evangelizzazione che non fosse condizionato dalle grandi potenze del momento o da particolarismi religiosi.

L’imperativo dell’unità

Dopo il concilio di Trento (1545-1563) si comprese che la riforma era urgentemente necessaria per creare un’azione più unita e concertata. Il numero crescente di missionari provenienti da diversi istituti religiosi e di clero secolare impegnati nella diffusione della fede esigeva un tale approccio unificato. Emerse la necessità di una nuova istituzione a Roma quale strumento nelle mani del Papa per promuovere la riforma interna della Chiesa nei Paesi europei, alcuni dei quali erano passati al protestantesimo, e per riconquistare i territori persi, ovunque fosse possibile, per favorire rapporti stretti con la chiesa ortodossa. Inoltre, avrebbe avuto la responsabilità della diffusione della fede cattolica in America, Africa e Asia.

Nel 1967, la riforma della Curia Romana effettuata da san Paolo VI con la costituzione apostolica Regimini Ecclesiae universae fa sentire un’eco degli insegnamenti del Concilio Vaticano II nella competenza del dicastero. Ancora una volta la riforma conferma la competenza generale del dicastero missionario come l’organo centrale della Chiesa, responsabile di organizzare e coordinare l’attività missionaria nel mondo.

Papa Francesco, con la costituzione apostolica Praedicate Evangelium del 19 marzo 2022, ha istituito il Dicastero per l’Evangelizzazione, il quale è presieduto direttamente dal Papa ed è composto dalla sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo e dalla sezione per la prima evangelizzazione e le nuove chiese particolari. La sezione per la prima evangelizzazione e le chiese particolari raccoglie l’eredità della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide). Dalla sezione per la prima evangelizzazione e le nuove chiese dipendono alcune circoscrizioni ecclesiasti delle Americhe, e quelle di quasi tutta l’Africa, dell’Asia (ad eccezione delle Filippine) e dell’Oceania (ad eccezione dell’Australia). Attualmente ci sono 1,117 circoscrizioni ecclesiastiche (arcidiocesi, diocesi, vicariati apostolici, prefetture apostolici, ecc.) sotto la competenza del dicastero missionario, che hanno lo stesso obiettivo di ritrovarsi nell’unità degli obiettivi.

Padre Ardura ha sottolineato che la Praedicate Evangelium mette chiaramente un luce anche un aspetto preciso: l’impegno ad una nuova evangelizzazione nei territori dove è arrivato storicamente l’annuncio ma dove non ci sono più nelle nuove generazioni evidenze di cristianizzazione. (Fausta Speranza – Città del Vaticano)

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