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Sabato, 15 Marzo 2014 15:35

II Domenica di Quaresima

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Ven. Cesare Franciotti, Pratiche, 49v-50v

Sei giorni dopo
. Non subito il Signore promise di mostrare la sua gloria agli Apostoli, né la mostrò. Ma rimase sei giorni affinché con maggior desiderio, aspettassero quell’ora, e con gran gusto videro quello che videro. Ma da questo concludi tu. Se fu solo per vedere un assaggio della sua gloria che fossero con molto desiderio preparati, o perché quale ardente aspirazione egli avrebbe cercato da te per ricevere la sua santa persona come oggi desideri?


E fu trasfigurato. E’ vero che dunque volle trasfigurarsi per dare un piccolo saggio della gloria futura e del suo infinito e immenso amore. Tuttavia, egli, essendo glorioso in cielo, ha voluto trasfigurarsi come ora nasconde la sua maestà sotto le specie del pane. E qui dunque anima mia, quel Signore d’infinita bellezza, il cui volto (dice l’Evangelista) splendeva come il sole; non che più bella non fosse, ma perché non vi è cosa alla quale più potesse assomigliare la sua bellezza.

Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Questi solamente elesse come migliori e più cari di tutti. Meravigliati tu, come oggi, tra tanti che sono di maggiore bontà e di minori peccati, abbia voluto far grazia a te, chiamandoti alla santissima Eucaristia e rimani sbalordito dovendo comparire davanti a tanta grande bellezza, davanti alla quale sostano migliaia di spiriti angelici purissimi- Pur essendo tu nella bruttezza della coscienza, e  con la veste sporca dai cattivi costumi, considera che egli oggi ti ha chiamato. Infatti, come condusse gli Apostoli con sé, in un luogo appartato, lontano dalle conversazioni degli uomini, così tu devi raccogliere nel silenzio il tuo spirito per essere degno di ricevere la divina consolazione. E se per questo tu fatichi, ricordati, che anch’essi salirono il monte.

Questi è il mio figlio. Ora che nel tuo cuore anima mia, quasi come sul Tabor se ne sta il tuo Signore, meravigliato davanti a così luminosa maestà, domandati: Chi mai sarebbe costui che con sì gran luce è apparso dentro di me? Che bellezza è questa più che umana e più che angelica, a cui cede lo stesso sole? Pensa che l’Eterno Padre, per incitarti ad amare il suo carissimo figlio dice: E chi credi tu che sia se non il mio unigenito figlio tanto amato da me, del quale solo per la sua bontà mi compiaccio? Amalo tu ancora con tutto il cuore, ascolta le sue parole; poiché ti gioverebbe poco frequentare il monte Tabor, cioè la sacra Mensa, se non obbedisci alla sua legge, e alle voci che ti suscita nel cuore. Sia benedetto e glorificato un figlio tale!

Conversavano con lui. Parlava il Signore con Mosè ed Elia della sua passione, temperando quella gran consolazione con il pensiero dei vicini tormenti. E tu apprendi che ricevendo l’Eucarestia e godendo delle spirituali consolazioni, devi ricordarti della sua passione e prepararti sempre a qualche nuova battaglia che per servizio di Dio dovesse sopraggiungere.

Signore è bello per noi essere qui. S’ingannava Pietro nel dire questo, ma non sbaglierai tu affermandolo. Poiché non ci può essere in questa vita più felice condizione, che vivere sempre uniti con il suo Signore. Nel tuo cuore, nel tuo cuore Anima mia! Facciamo tre tende, una nell’intelletto pensando spesso alla sua bontà; l’altra nella memoria ricordandoti dei suoi benefici ed in particolare quando così spesso viene in te in modo sacramentale; l’altra nell’affetto, dilettandoti in lui ed amandolo con ogni tuo potere.
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