
Curia Generale dell'Ordine
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Nel cuore della gioia pasquale, mentre la Chiesa intera proclama con esultanza che Cristo è risorto, i religiosi OMD hanno vissuto un momento particolarmente significativo: la rinnovazione dei voti. Un gesto semplice nella forma, ma carico di profondità spirituale, che affonda le sue radici nel mistero stesso della Pasqua.
Rinnovare i voti nel giorno di Pasqua non è una scelta casuale. È, piuttosto, un atto fortemente simbolico: come Cristo è passato dalla morte alla vita, così ogni consacrato è chiamato a rinnovare ogni giorno il proprio “sì”, lasciandosi trasformare dalla luce della Risurrezione. Povertà, castità e obbedienza non sono soltanto impegni assunti una volta per tutte, ma vie concrete attraverso cui vivere una vita nuova, trasfigurata dall’amore.
Durante la celebrazione, vissuta in un clima di raccoglimento e gioia, i religiosi hanno ripetuto le parole della loro consacrazione davanti alla comunità riunita. Un momento intenso, in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio alla memoria e alla grazia: memoria della chiamata ricevuta, grazia di una fedeltà che si rinnova.
In un mondo segnato da instabilità e cambiamenti rapidi, questo gesto assume un valore profetico. La rinnovazione dei voti diventa testimonianza di una scelta radicale e duratura, capace di attraversare le prove e di rimanere salda perché fondata non sulle sole forze umane, ma sulla fedeltà di Dio.
La Pasqua, infatti, non è solo un evento da ricordare, ma una realtà da vivere. E per i religiosi, rinnovare i voti significa proprio questo: lasciarsi raggiungere ancora una volta dalla vita nuova del Risorto e ripartire con cuore rinnovato, pronti a servire, ad amare, a donarsi.
Così, mentre il canto dell’Alleluia risuona nelle chiese e nelle comunità, il “sì” dei consacrati si unisce a quello della Chiesa intera: un “sì” che guarda al futuro con speranza, radicato nella certezza che la vita ha vinto sulla morte e che l’amore, ancora una volta, è più forte di tutto.
Il giorno di Pasqua è stato vissuto con profonda intensità nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, dove il Padre Generale, Antonio Piccolo ha presieduto la solenne Celebrazione Eucaristica. In una liturgia carica di luce e significato, l’annuncio della Risurrezione è risuonato non solo come proclamazione di fede, ma come invito personale e attuale a lasciarsi toccare dal Risorto.
Nel cuore della sua omelia, il Padre Generale ha dato voce alla Pasqua come movimento d’amore:
«L’amore, quando è vero, accelera il passo, scuote, spinge avanti. [...] L’amore dà ali ai piedi».
Rileggendo il Vangelo di Giovanni, ha sottolineato il dinamismo del mattino pasquale, dove i discepoli non camminano, ma corrono. È la corsa degli innamorati, la corsa di chi ha compreso che l’amore non finisce sulla croce.
«Pasqua non è solo l’annuncio che Gesù è risorto. È l’invito a seguirlo, a muoversi, a rimettersi in cammino» — ha aggiunto, rivolgendosi a ciascuno come a un compagno di viaggio, chiamato a rinascere con Cristo e a lasciarsi trasformare dalla sua presenza.
La risurrezione non è un evento del passato, ma una chiamata viva, capace di risvegliare i cuori stanchi, rimettere in piedi chi è caduto, donare speranza a chi l’ha perduta. In un mondo che spesso sembra incapace di rialzarsi, la Pasqua è voce che chiama per nome, è luce che penetra anche nelle notti più buie.
Nel Vespro solenne della sera, ha avuto luogo un momento particolarmente significativo per l’Ordine della Madre di Dio: il rinnovo dei voti da parte di tutti i religiosi. Una tradizione antica, voluta dal Santo Fondatore per “centrare in Cristo” la vita del religioso leonardino, e che nel giorno della Risurrezione ritrova il suo senso più profondo: vivere con radicalità il Vangelo, nella piena adesione alla volontà del Padre.
«Anche noi con Cristo, per Cristo e in Cristo ci offriamo per fare la volontà del Padre che è la salvezza degli uomini. In questo consiste il motto: essere santi per santificare» — ha affermato il Padre Generale, ricollegandosi alla Lettera agli Ebrei e al fondamento teologico del sacerdozio cristiano.
In un tempo particolare come quello della visita canonica, la rinnovazione dei voti assume un significato ancora più profondo. È tempo di verifica e di grazia, occasione per tornare all’essenziale, per misurarsi non solo con l’efficacia delle opere, ma con la verità della propria vocazione. Rinnovare i voti, in questo contesto, significa rileggere la propria vita alla luce della fedeltà di Dio, riconoscere i segni della sua presenza, lasciarsi nuovamente inviare. È un atto di umiltà e di speranza:
«Solo attingendo continuamente linfa da questo Gesù, potremo trovare nuova forma di essere santi, solidali con gli uomini e le donne del nostro tempo al fine di condurli a Lui, unico e solo salvatore del mondo».
Così, la Pasqua è diventata promessa e mandato, memoria viva di una chiamata che continua e si rinnova. In un tempo in cui si è chiamati a custodire e a purificare il carisma, il gesto del rinnovare i voti si è rivelato come la vera “corsa del cuore” verso Colui che chiama ogni giorno, e attende con amore rinnovato la nostra risposta.
Si rinnova la tradizionale rinnovazione dei voti dell’Ordine nel giorno di Pasqua. Devozione voluta dal Santa Fondatore per “centrare in Cristo” la vita del religioso leonardino, come ha affermato il P. Generale durante il rito fraterno nella Chiesa di Campitelli.