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Nel cuore della gioia pasquale, mentre la Chiesa intera proclama con esultanza che Cristo è risorto, i religiosi OMD hanno vissuto un momento particolarmente significativo: la rinnovazione dei voti. Un gesto semplice nella forma, ma carico di profondità spirituale, che affonda le sue radici nel mistero stesso della Pasqua.

Rinnovare i voti nel giorno di Pasqua non è una scelta casuale. È, piuttosto, un atto fortemente simbolico: come Cristo è passato dalla morte alla vita, così ogni consacrato è chiamato a rinnovare ogni giorno il proprio “sì”, lasciandosi trasformare dalla luce della Risurrezione. Povertà, castità e obbedienza non sono soltanto impegni assunti una volta per tutte, ma vie concrete attraverso cui vivere una vita nuova, trasfigurata dall’amore.

Durante la celebrazione, vissuta in un clima di raccoglimento e gioia, i religiosi hanno ripetuto le parole della loro consacrazione davanti alla comunità riunita. Un momento intenso, in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio alla memoria e alla grazia: memoria della chiamata ricevuta, grazia di una fedeltà che si rinnova.

In un mondo segnato da instabilità e cambiamenti rapidi, questo gesto assume un valore profetico. La rinnovazione dei voti diventa testimonianza di una scelta radicale e duratura, capace di attraversare le prove e di rimanere salda perché fondata non sulle sole forze umane, ma sulla fedeltà di Dio.

La Pasqua, infatti, non è solo un evento da ricordare, ma una realtà da vivere. E per i religiosi, rinnovare i voti significa proprio questo: lasciarsi raggiungere ancora una volta dalla vita nuova del Risorto e ripartire con cuore rinnovato, pronti a servire, ad amare, a donarsi.

Così, mentre il canto dell’Alleluia risuona nelle chiese e nelle comunità, il “sì” dei consacrati si unisce a quello della Chiesa intera: un “sì” che guarda al futuro con speranza, radicato nella certezza che la vita ha vinto sulla morte e che l’amore, ancora una volta, è più forte di tutto.

Pubblicato in 2026
Domenica, 05 Aprile 2026 16:35

Pasqua di Risurrezione: “L’amore ha vinto”

Nella solennità della Pasqua di Risurrezione, la comunità della Santa Maria in Portico in Campitelli si è raccolta attorno all’altare per celebrare il cuore della fede cristiana: la vittoria della vita sulla morte. A presiedere la celebrazione è stato il Padre Generale, padre Antonio Piccolo, che nell’omelia ha offerto una riflessione intensa e profondamente esistenziale sul mistero pasquale.

Riprendendo il canto della sequenza pasquale, il Padre Generale ha ricordato come tra il Venerdì della Passione e la Domenica della Risurrezione si sia consumato un “prodigioso duello” tra la morte e la vita: una battaglia che riguarda ciascuno, “per me, per te, per la vita del mondo”. In questo duello — ha sottolineato — non è stata la forza a vincere, ma l’amore: “l’amore ha vinto sul non amore”.

L’omelia ha guidato i fedeli dentro il racconto evangelico del sepolcro vuoto, soffermandosi sulle diverse reazioni dei protagonisti. Maria Maddalena, che corre nel buio senza riuscire ad andare oltre l’apparenza; Pietro, che entra ma resta smarrito davanti al mistero; e Giovanni, che “entra, vede e crede”. Tre sguardi diversi, che diventano icona di tre modi di vivere la fede: una fede ferma alle proprie convinzioni, una fede fragile che fatica a comprendere, e una fede pasquale, capace di riconoscere nell’assenza un segno di vita.

Al centro della riflessione, l’invito a custodire lo sguardo: “Quante volte anche la nostra fede è così: vediamo, ma non entriamo”. È proprio lo sguardo, infatti, che permette di passare dalla superficie alla profondità, dal fatto alla fede, dal dolore alla speranza.

Particolarmente toccante il passaggio dedicato all’esperienza del dolore e della perdita. Il Padre Generale ha ricordato come ogni risveglio sia già una “piccola risurrezione” e come nulla di ciò che è vissuto nell’amore vada perduto: “tutto ciò che è fatto nell’amore non muore mai”. Parole che si fanno consolazione concreta per chi porta nel cuore ferite profonde, lutti e domande senza risposta.

In questa prospettiva, è stata evocata anche la figura della Vergine Maria, unica — ha osservato — a non recarsi al sepolcro. Non per assenza di amore, ma per una fede salda nella parola del Figlio: “il terzo giorno risorgerò”. Una fede silenziosa e incrollabile, che diventa modello di autentica speranza pasquale.

L’omelia si è aperta infine a uno sguardo sul mondo contemporaneo, segnato da sofferenze, guerre e “pietre” che opprimono il cuore delle persone e delle famiglie. Proprio in questo contesto, l’annuncio pasquale risuona con forza rinnovata: “Cristo è risorto, per dirti che tutto è vinto nell’amore”.

Concludendo, il Padre Generale ha rivolto alla comunità un augurio semplice e profondo: prendersi cura della propria fede, anche quando è fragile, perché è chiamata a diventare pasquale. Una fede che nasce dagli incontri, attraversa le ferite e si apre alla luce.

“L’amore ha vinto, vince e vincerà per sempre”: è questo il cuore del messaggio affidato ai fedeli, perché diventi vita quotidiana e speranza condivisa.

Buona Pasqua di Risurrezione.

Pubblicato in 2026

Nella notte più solenne dell’anno liturgico, la comunità parrocchiale si è riunita per celebrare la Veglia Pasquale 2026, presieduta dal Vicario Generale e parroco, padre Luigi Murra. Un momento di intensa spiritualità, che ha unito fede, speranza e gioia nel cuore dei partecipanti.

La celebrazione è iniziata all’esterno della chiesa, attorno al fuoco pasquale, simbolo della luce che vince le tenebre. Dopo la benedizione del Cero Pasquale, la comunità è entrata in processione nella chiesa ancora immersa nell’oscurità, seguendo la luce del Cero, segno del Cristo Risorto che guida il suo popolo.

Il canto dell’Exsultet ha aperto solennemente la Veglia, annunciando la vittoria della luce sulle tenebre e introducendo la comunità nel mistero pasquale.

Nella liturgia della Parola, i fedeli hanno ripercorso le grandi tappe della storia della salvezza: dalla fede di Abramo al passaggio del Mar Rosso, fino al compimento nel mistero di Cristo. Dopo l’Epistola, il solenne canto dell’Alleluia ha annunciato il Vangelo della Risurrezione, cuore della notte pasquale.

Nel cuore della celebrazione, Padre Luigi Murra ha offerto la sua omelia, invitando a non lasciarsi paralizzare dalla paura, ma a lasciarsi raggiungere dalla luce del Risorto: “La Pasqua non è la notte in cui la paura scompare. È la notte in cui la paura non ha più il potere di fermarti.” La gioia pasquale, è stato ricordato, non elimina le difficoltà, ma le attraversa e le trasforma, aprendo un cammino nuovo.

Le donne del Vangelo, che si mettono in cammino e incontrano il Signore, diventano immagine di ogni credente: chiamato a non restare fermo, ma a tornare alla propria “Galilea”, cioè alla vita quotidiana, per riscoprire lì la presenza viva di Cristo.

La celebrazione è proseguita con la liturgia battesimale, nella quale la comunità ha rinnovato le promesse del Battesimo, segno di rinascita alla vita nuova, e quindi con la liturgia eucaristica, culmine di tutta la Veglia, nella comunione con il Cristo Risorto.

Al termine, la comunità si è raccolta nel canto del Regina Caeli, volgendo lo sguardo al quadro di Santa Maria in Portico, che, dopo essere stato chiuso il giorno precedente al termine dello Stabat Mater, è stato riaperto in questa notte santa, segno della gioia pasquale che illumina anche lo sguardo materno di Maria.

La Veglia Pasquale 2026 ha così ricordato che la resurrezione è una forza viva, capace di muovere ciò che sembrava immobile e di rimettere in cammino ogni vita. Come ha concluso Padre Luigi Murra nella sua omelia:+

“Questa notte è come un terremoto buono. Una scossa che ci attraversa, che ci rialza, che ci rimette in cammino. Per tornare alla nostra Galilea, là dove il Signore ha iniziato qualcosa con noi. E passo dopo passo, scoprire che Cristo è risorto e continua a venirci incontro.”

Pubblicato in 2026

In occasione della Pasqua, il Rettore Generale dell’Ordine della Madre di Dio, P. Antonio Piccolo, ha rivolto ai confratelli un messaggio intenso e profondamente spirituale, capace di illuminare il cammino della vita consacrata alla luce del mistero pasquale.

Al centro della riflessione, l’immagine evangelica del profumo versato a Betania: un gesto che diventa simbolo di un amore senza misura e chiave per comprendere il dono totale di Cristo sulla croce. Proprio come quel profumo che “riempì tutta la casa”, anche la vita donata di Gesù si diffonde e trasforma ogni esistenza, chiamando ciascuno a diventare segno concreto di gratuità, fedeltà e servizio.

Il Rettore Generale invita così a vivere la Pasqua come rinnovamento del proprio “sì”, nella consapevolezza che la perseveranza nasce da una chiamata che precede e sostiene. Anche le fragilità e le fatiche, vissute dentro il mistero pasquale, possono diventare luogo di grazia e fecondità.

 

pdf IT  2026_Saluto_di_Pasqua_RG.pdf

pdf ES 2026_Saludo_de_Pascua_RG.pdf

pdf EN 2026_Easter_Greetings_RG.pdf

Pubblicato in 2026

Il giorno di Pasqua è stato vissuto con profonda intensità nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, dove il Padre Generale, Antonio Piccolo ha presieduto la solenne Celebrazione Eucaristica. In una liturgia carica di luce e significato, l’annuncio della Risurrezione è risuonato non solo come proclamazione di fede, ma come invito personale e attuale a lasciarsi toccare dal Risorto.

Nel cuore della sua omelia, il Padre Generale ha dato voce alla Pasqua come movimento d’amore:  

«L’amore, quando è vero, accelera il passo, scuote, spinge avanti. [...] L’amore dà ali ai piedi».  

Rileggendo il Vangelo di Giovanni, ha sottolineato il dinamismo del mattino pasquale, dove i discepoli non camminano, ma corrono. È la corsa degli innamorati, la corsa di chi ha compreso che l’amore non finisce sulla croce.  

«Pasqua non è solo l’annuncio che Gesù è risorto. È l’invito a seguirlo, a muoversi, a rimettersi in cammino» — ha aggiunto, rivolgendosi a ciascuno come a un compagno di viaggio, chiamato a rinascere con Cristo e a lasciarsi trasformare dalla sua presenza.

La risurrezione non è un evento del passato, ma una chiamata viva, capace di risvegliare i cuori stanchi, rimettere in piedi chi è caduto, donare speranza a chi l’ha perduta. In un mondo che spesso sembra incapace di rialzarsi, la Pasqua è voce che chiama per nome, è luce che penetra anche nelle notti più buie.

Nel Vespro solenne della sera, ha avuto luogo un momento particolarmente significativo per l’Ordine della Madre di Dio: il rinnovo dei voti da parte di tutti i religiosi. Una tradizione antica, voluta dal Santo Fondatore per “centrare in Cristo” la vita del religioso leonardino, e che nel giorno della Risurrezione ritrova il suo senso più profondo: vivere con radicalità il Vangelo, nella piena adesione alla volontà del Padre.

«Anche noi con Cristo, per Cristo e in Cristo ci offriamo per fare la volontà del Padre che è la salvezza degli uomini. In questo consiste il motto: essere santi per santificare» — ha affermato il Padre Generale, ricollegandosi alla Lettera agli Ebrei e al fondamento teologico del sacerdozio cristiano.

In un tempo particolare come quello della visita canonica, la rinnovazione dei voti assume un significato ancora più profondo. È tempo di verifica e di grazia, occasione per tornare all’essenziale, per misurarsi non solo con l’efficacia delle opere, ma con la verità della propria vocazione. Rinnovare i voti, in questo contesto, significa rileggere la propria vita alla luce della fedeltà di Dio, riconoscere i segni della sua presenza, lasciarsi nuovamente inviare. È un atto di umiltà e di speranza:  

«Solo attingendo continuamente linfa da questo Gesù, potremo trovare nuova forma di essere santi, solidali con gli uomini e le donne del nostro tempo al fine di condurli a Lui, unico e solo salvatore del mondo».

Così, la Pasqua è diventata promessa e mandato, memoria viva di una chiamata che continua e si rinnova. In un tempo in cui si è chiamati a custodire e a purificare il carisma, il gesto del rinnovare i voti si è rivelato come la vera “corsa del cuore” verso Colui che chiama ogni giorno, e attende con amore rinnovato la nostra risposta.

Pubblicato in 2025

“La luce di Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito.”
Nella notte santa, queste parole antiche hanno introdotto la celebrazione della Veglia pasquale a Santa Maria in Portico in Campitelli, presieduta da Padre Luigi Murra, parroco del santuario parrocchiale e Vicario generale dell'Ordine della Madre di Dio. Una liturgia intensa, ricca di segni, parole e silenzi, che ha condotto i fedeli dal buio alla luce del Risorto.

Nel corso dell’omelia, il parroco ha invitato i presenti a lasciarsi raggiungere dalla luce che trasforma, quella luce che “non solo consola, ma rimette in cammino”. Ripercorrendo le letture della Veglia, ha sottolineato il lungo cammino della salvezza: dalla creazione al passaggio del Mar Rosso, dalla promessa di un cuore nuovo fino all’incontro inatteso delle donne con il sepolcro vuoto. Non un semplice ricordo, ma un evento che continua a rinnovare, a sorprendere, a dare vita.

Particolarmente intenso il passaggio dedicato alle donne del Vangelo. Padre Luigi ha ricordato come esse non andassero in cerca di miracoli, ma di un corpo da ungere: portavano affetto, memoria, fedeltà. E invece, è il Vivente a cercare loro. Cercavano un morto, ma è la vita a trovarle, a sorprenderle, a rimetterle in piedi. Non saranno loro a custodire il ricordo di Gesù: sarà Lui, vivo, a trasformare la loro vita in annuncio. Da custodi del passato, diventano portatrici del futuro.

Prima della conclusione della liturgia, la comunità si è fermata in contemplazione del mistero di Maria, Madre del Risorto. Nel raccoglimento e nel canto, si è sostato davanti all’icona di Santa Maria in Portico, mentre al canto solenne del Regina caeli venivano aperte le porticine che la custodiscono. In Maria, la prima credente, la Chiesa contempla colei che ha accolto la luce della Pasqua nel cuore, rimanendo in attesa fedele anche quando tutto sembrava perduto. È Lei, Madre del Risorto, a insegnare oggi ai credenti a lasciarsi sorprendere da Dio e ad affidarsi senza riserve alla sua Parola.

Al termine della celebrazione, Padre Luigi ha espresso il suo vivo ringraziamento a tutta la comunità: ai fedeli, ai ministranti, ai volontari, alla Cappella musicale diretta dal Maestro Vincenzo Di Betta, e in modo particolare ai rettori e ai presbiteri presenti. Insieme, ha sottolineato il parroco, “abbiamo celebrato l’unica Pasqua del Cristo risorto”, segno concreto di una comunione che si fa testimonianza.

Cristo è risorto, la luce è accesa, il cammino è aperto. E questa notte, come ricordato, è davvero la notte che non conosce tramonto.

Pubblicato in 2025
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Nella sera del Venerdì Santo si è svolta la solenne celebrazione della Passione del Signore, presieduta da Padre Rafael Pereira Barbato, Consigliere e Segretario Generale dell’Ordine della Madre di Dio. È stato un momento intenso di preghiera, silenzio e riflessione, che ha condotto i fedeli al cuore del mistero pasquale: la morte di Cristo sulla croce per la salvezza del mondo.

Durante la liturgia, particolarmente toccante è stato il canto dello Stabat Mater, che ha concluso l’adorazione della croce, aiutando l’assemblea a meditare sul dolore della Vergine Maria ai piedi del Figlio crocifisso.

Nell’omelia, Padre Rafael ha proposto una riflessione profonda sul senso della felicità e del dolore, offrendo parole che hanno toccato la sensibilità dei presenti.

«Tutti noi vogliamo essere felici – ha detto – e in fondo a tutto quel che facciamo c'è sempre questo intento». Anche quando cadiamo nel peccato, spesso è perché siamo convinti, seppur ingannati, che ci porterà felicità. Ma, ha spiegato, «magari ingannati pensiamo che la felicità sia solo quello che fa piacere, che è gradevole». Invece la vera felicità si trova nella pienezza della vita, e uno degli atteggiamenti che ci aiutano a raggiungerla è la gratitudine.

Padre Rafael ha affrontato con delicatezza il tema della sofferenza. Ha sottolineato che non si tratta di essere grati per il male in sé – «non possiamo dire che è bella la guerra o la violenza» – ma per le possibilità che ogni esperienza porta con sé. Alcune sofferenze, infatti, possono generare doni come la pazienza, il perdono o la solidarietà. «Non è la sofferenza in sé che devo ringraziare, ma il dono, la possibilità che essa consegna alla mia vita».

Ha poi ricordato che la Pasqua cristiana non cancella la croce, ma la trasfigura. «Ringrazieremo Dio per la passione di Cristo. Questo potrebbe sembrare terribile, ma diremo con forza: felice colpa, che meritò un così grande Redentore». Proprio nella croce – ha detto – sta il grande gesto d’amore che ci ha aperto le porte alla salvezza. Un Dio che ha preso su di sé il peso della sofferenza umana.

La celebrazione si è conclusa in un profondo silenzio, lasciando nell’assemblea il desiderio di custodire nel cuore il mistero contemplato. Le parole dell’omelia sono rimaste come una preghiera: «Nella gratitudine di questo amore possiamo vivere anche le sofferenze». Un invito a lasciarsi trasformare dalla croce, scoprendo che anche nel dolore può germogliare un dono.

Così, nell’attesa della luce pasquale, i fedeli sono tornati alle loro case con lo sguardo rivolto a quella speranza che nasce dal silenzio del Venerdì Santo: una speranza che non delude.

Pubblicato in 2025
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Venerdì, 18 Aprile 2025 15:59

Da un grembiule, la Pasqua

«Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1)

Con questa citazione si è aperta, nella sera del Giovedì Santo, la solenne Messa in Coena Domini presieduta dal Padre Generale. Una celebrazione intensa, che ha dato avvio al Triduo Pasquale, centrata sul gesto simbolico e profondissimo della lavanda dei piedi. Nell’omelia, il P. Generale ha messo in luce come il Vangelo di Giovanni, diversamente dagli altri evangelisti, non racconti l’istituzione eucaristica con le parole sul pane e sul vino, ma con un gesto che sorprende e spiazza: Gesù si alza da tavola, si cinge il grembiule e si fa servo. «Un gesto sconvolgente – ha detto – perché è proprio in quel gesto che Gesù ci rivela il cuore di Dio».

L’Eucaristia, ha spiegato, non è un'offerta che facciamo a Dio, ma un’accoglienza del suo amore che si dona. Il grembiule non è un accessorio momentaneo, ma il segno distintivo di un Dio che serve, che tocca le nostre fragilità e le rialza. «In ogni Eucaristia, è Dio che si mette a nostra disposizione, che ci serve con amore» – ha ricordato – invitando a riscoprire il senso profondo di ciò che celebriamo.

Anche quando ci sentiamo indegni, è Lui a prendere l’iniziativa: «Lascia che io lavi proprio quella parte della tua vita che tieni nascosta». E proprio da questo gesto di amore incondizionato nasce la chiamata a fare lo stesso, ad assumere lo stile di Gesù come forma della nostra vita.

Il gesto di Maria che unge i piedi di Gesù, evocato nell’omelia, ha offerto un’ulteriore immagine potente: il profumo dell’amore che vince la morte, che riempie la casa anche quando tutto sembra perduto. Il servizio, così, diventa stile, vocazione, segno di una vita che si dona fino in fondo.

Nel silenzio denso di senso, mentre i piedi venivano lavati, la comunità è stata coinvolta in un’esperienza concreta del Vangelo. Non un gesto teatrale, ma una chiamata:

«Come ho fatto io, fate anche voi.»

Il Triduo è iniziato. Ci è stato consegnato un grembiule. Non per ornamento, ma per servizio. Da ora, il cammino della Pasqua si fa profumo.

Pubblicato in 2025
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Domenica, 12 Aprile 2020 15:52

E' LA PASQUA

B. Pasqua_sito_cover"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. 10I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa".


Maria di Màgdala vede Gesù  RISORTO, IL SEPOLCRO NON LO POTEVA TRATTENERE, CRISTO HA VINTO, ALLELUIA!!!

11"Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo»".

GV 20:1-15
Pubblicato in 2021
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Mercoledì, 10 Aprile 2019 17:39

BUONA PASQUA


B. Pasqua_sito_cover"Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. 10I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa".



Maria di Màgdala vede Gesù  RISORTO, IL SEPOLCRO NON LO POTEVA TRATTENERE, CRISTO HA VINTO, ALLELUIA!!!

11"Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo»".

GV 20:1-15
Pubblicato in 2019
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