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In occasione del 17 aprile, Giornata degli Affiliati dell’Ordine della Madre di Dio, il Padre Generale rivolge il suo messaggio a quanti, nel tempo, sono stati riconosciuti partecipi del carisma dell’Ordine per la loro vicinanza spirituale e il sostegno alle sue opere.

La ricorrenza coincide quest’anno con l’88° anniversario della canonizzazione di San Giovanni Leonardi, fondatore dell’Ordine, richiamando con forza il cuore del suo insegnamento: il primato di Cristo nella vita e nella missione.

Il messaggio che segue è insieme espressione di gratitudine e invito a rinnovare il legame spirituale con l’Ordine, nella condivisione della sua missione evangelica.

MESSAGGIO DEL RETTORE GENERALE PER LA GIORNATA DEGLI AFFILIATI OMD 

Pax Christi!

«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).

Carissimi Affiliati,

in questa giornata a voi dedicata, che celebriamo il 17 aprile, desidero raggiungervi con un pensiero di gratitudine sincera e profonda. Quest’anno essa assume un significato ancora più particolare, ricorrendo l’88° anniversario della canonizzazione di San Giovanni Leonardi, nostro fondatore: un’occasione di memoria grata e di rinnovato impegno nel vivere il carisma che ci ha trasmesso.

La Parola del Signore che abbiamo posto all’inizio di questo messaggio illumina il senso più autentico del vostro legame con il nostro Ordine: esso nasce e si alimenta nel rimanere in Cristo, sorgente di ogni fecondità.

Il vostro legame con l’OMD non è soltanto un riconoscimento formale, ma esprime una comunione reale con il carisma che lo Spirito ha suscitato nella Chiesa e che, attraverso la nostra famiglia religiosa, continua a portare frutto. Come i tralci uniti alla vite, anche voi partecipate della stessa linfa spirituale che anima la nostra missione.

Il carisma dell’OMD, segnato dall’amore a Cristo crocifisso e risorto e dalla dedizione alla sua missione, trova nella vostra vita una testimonianza concreta e preziosa. Nella vostra vicinanza spirituale, nel sostegno alle nostre opere e nella condivisione delle fatiche apostoliche, rendete visibile quella collaborazione tra consacrati e laici che è segno di una Chiesa viva e missionaria.

Guardiamo con riconoscenza al nostro fondatore, San Giovanni Leonardi, che nei tempi di prova non ha mai smesso di confidare nella Provvidenza e di donarsi con radicalità al servizio del Vangelo. Egli ci ha lasciato un orientamento chiaro e sempre attuale: «Cristo prima di tutto». In questa espressione si riassume il cuore del suo spirito e del nostro cammino: mettere il Signore al centro, lasciando che sia Lui a guidare, sostenere e rendere feconda ogni opera.

Questa Parola ci offre anche una semplice ma esigente lettura spirituale: la fecondità della nostra vita non dipende anzitutto da ciò che facciamo, ma da quanto restiamo uniti al Signore. Senza questa unione, anche le opere più generose rischiano di svuotarsi; con essa, anche i gesti più piccoli acquistano un valore grande agli occhi di Dio. Così, la vostra presenza, spesso discreta e nascosta, diventa autentico frutto evangelico, capace di portare vita là dove il Signore vi ha posto.

In modo particolare, il vostro contributo partecipa alla dimensione propria del nostro Ordine: annunciare il Vangelo con semplicità e dedizione, farci prossimi a chi è nel bisogno, e vivere una carità operosa che nasce dall’incontro personale con il Signore. Anche senza appartenere alla vita religiosa, voi incarnate questo spirito nei vostri ambienti, diventando fermento evangelico nelle famiglie, nel lavoro e nella società.

Siete, a pieno titolo, parte della nostra famiglia: condividete non solo i frutti, ma anche la responsabilità del cammino. Per questo vi invito a custodire e approfondire sempre più questo legame, alimentandolo nella preghiera, nella partecipazione alla vita dell’Ordine e nella fedeltà quotidiana al Vangelo.

Il vostro esempio e la vostra fedeltà sono per noi motivo di incoraggiamento e sostegno. Vi chiedo di continuare a camminare con noi, perché insieme possiamo rendere più visibile la misericordia di Dio e più efficace la nostra missione.

Affido ciascuno di voi all’intercessione della Vergine Maria e di San Giovanni Leonardi, perché vi accompagnino e vi custodiscano, e vi benedico di cuore.

Con affetto e riconoscenza,

P. Antonio Piccolo 

Rettore Generale 

 

ENGLISH VERSION

Pax Christi!

“Abide in me, and I in you. As the branch cannot bear fruit by itself unless it abides in the vine, neither can you unless you abide in me” (Jn 15:4).

Dear Affiliates,

on this day dedicated to you, which we celebrate on April 17, I wish to reach out with a message of sincere and profound gratitude. This year it takes on an even deeper meaning as we mark the 88th anniversary of the canonization of Saint John Leonardi, our Founder: an occasion for grateful remembrance and renewed commitment to live the charism he has handed on to us.

The Word of the Lord with which we begin this message sheds light on the deepest meaning of your bond with our Order: it is born and nourished in abiding in Christ, the source of all fruitfulness.

Your bond with the OMD is not merely a formal recognition, but expresses a real communion with the charism that the Holy Spirit has raised up in the Church and which, through our religious family, continues to bear fruit. Like branches united to the vine, you too share in the same spiritual life that animates our mission.

The charism of the OMD, marked by love for Christ crucified and risen and by dedication to His mission, finds in your lives a concrete and precious witness. Through your spiritual closeness, your support of our works, and your sharing in apostolic efforts, you make visible that collaboration between consecrated persons and laity which is a sign of a living and missionary Church.

We look with gratitude to our Founder, Saint John Leonardi, who in times of trial never ceased to trust in Providence and to give himself wholeheartedly to the service of the Gospel. He has left us a clear and ever-relevant guiding principle: “Christ first of all.” In this expression lies the heart of his spirit and of our journey: to place the Lord at the center, allowing Him to guide, sustain, and make fruitful every work.

This Word also offers us a simple yet demanding spiritual insight: the fruitfulness of our lives does not depend first of all on what we do, but on how deeply we remain united to the Lord. Without this union, even the most generous works risk becoming empty; with it, even the smallest gestures acquire great value in God’s eyes. Thus, your presence, often discreet and hidden, becomes true evangelical fruit, capable of bringing life wherever the Lord has placed you.

In a particular way, your contribution shares in the proper mission of our Order: to proclaim the Gospel with simplicity and dedication, to draw near to those in need, and to live an active charity born from a personal encounter with the Lord. Even without belonging to religious life, you embody this spirit in your own environments, becoming a leaven of the Gospel in families, workplaces, and society.

You are, in every sense, part of our family: you share not only in its fruits, but also in the responsibility of its journey. For this reason, I invite you to cherish and deepen this bond, nourishing it through prayer, participation in the life of the Order, and daily fidelity to the Gospel.

Your example and fidelity are a source of encouragement and support for us. I ask you to continue walking with us, so that together we may make God’s mercy more visible and our mission more fruitful.

I entrust each of you to the intercession of the Blessed Virgin Mary and Saint John Leonardi, that they may accompany and protect you, and I bless you from my heart.

With affection and gratitude,

P. Antonio Piccolo 

Rector General

 

VERSIÓN EN ESPAÑOL

Pax Christi! 

«Permanezcan en mí y yo en ustedes. Como el sarmiento no puede dar fruto por sí mismo si no permanece en la vid, así tampoco ustedes si no permanecen en mí» (Jn 15,4).

Queridos Afiliados:

En este día dedicado a ustedes, que celebramos el 17 de abril, deseo hacerles llegar un pensamiento de sincero y profundo agradecimiento. Este año adquiere un significado aún más especial, al conmemorarse el 88º aniversario de la canonización de San Juan Leonardi, nuestro Fundador: una ocasión de memoria agradecida y de renovado compromiso para vivir el carisma que nos ha transmitido.

La Palabra del Señor con la que abrimos este mensaje ilumina el sentido más auténtico del vínculo de ustedes con nuestra Orden: nace y se alimenta en el permanecer en Cristo, fuente de toda fecundidad.

El vínculo de ustedes con la OMD no es solo un reconocimiento formal, sino que expresa una comunión real con el carisma que el Espíritu Santo ha suscitado en la Iglesia y que, a través de nuestra familia religiosa, continúa dando fruto. Como los sarmientos unidos a la vid, también ustedes participan de la misma savia espiritual que anima nuestra misión.

El carisma de la OMD, marcado por el amor a Cristo crucificado y resucitado y por la entrega a su misión, encuentra en la vida de ustedes un testimonio concreto y valioso. En su cercanía espiritual, en el apoyo a nuestras obras y en la participación en los esfuerzos apostólicos, hacen visible esa colaboración entre consagrados y laicos que es signo de una Iglesia viva y misionera.

Miramos con gratitud a nuestro Fundador, San Juan Leonardi, quien en tiempos de prueba nunca dejó de confiar en la Providencia ni de entregarse con radicalidad al servicio del Evangelio. Nos dejó una orientación clara y siempre actual: «Cristo ante todo». En esta expresión se resume el corazón de su espíritu y de nuestro camino: poner al Señor en el centro, dejando que Él guíe, sostenga y haga fecunda toda obra.

Esta Palabra nos ofrece también una sencilla pero exigente lectura espiritual: la fecundidad de nuestra vida no depende ante todo de lo que hacemos, sino de cuánto permanecemos unidos al Señor. Sin esta unión, incluso las obras más generosas corren el riesgo de vaciarse; con ella, incluso los gestos más pequeños adquieren un gran valor a los ojos de Dios. Así, la presencia de ustedes, a menudo discreta y escondida, se convierte en verdadero fruto evangélico, capaz de dar vida allí donde el Señor los ha puesto.

De modo particular, la contribución de ustedes participa en la misión propia de nuestra Orden: anunciar el Evangelio con sencillez y dedicación, hacernos cercanos a quienes están en necesidad y vivir una caridad activa que nace del encuentro personal con el Señor. Incluso sin pertenecer a la vida religiosa, encarnan este espíritu en sus ambientes, siendo fermento evangélico en las familias, en el trabajo y en la sociedad.

Ustedes son, plenamente, parte de nuestra familia: comparten no solo los frutos, sino también la responsabilidad del camino. Por eso, los invito a custodiar y profundizar cada vez más este vínculo, alimentándolo con la oración, la participación en la vida de la Orden y la fidelidad cotidiana al Evangelio.

El ejemplo y la fidelidad de ustedes son para nosotros motivo de aliento y apoyo. Les pido que sigan caminando con nosotros, para que juntos hagamos más visible la misericordia de Dios y más fecunda nuestra misión.

Encomiendo a cada uno de ustedes a la intercesión de la Santísima Virgen María y de San Juan Leonardi, para que los acompañen y los protejan, y los bendigo de corazón.

Con afecto y gratitud,

P. Antonio Piccolo 

Rector General

 

Pubblicato in 2026
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Domenica, 05 Aprile 2026 16:35

Pasqua di Risurrezione: “L’amore ha vinto”

Nella solennità della Pasqua di Risurrezione, la comunità della Santa Maria in Portico in Campitelli si è raccolta attorno all’altare per celebrare il cuore della fede cristiana: la vittoria della vita sulla morte. A presiedere la celebrazione è stato il Padre Generale, padre Antonio Piccolo, che nell’omelia ha offerto una riflessione intensa e profondamente esistenziale sul mistero pasquale.

Riprendendo il canto della sequenza pasquale, il Padre Generale ha ricordato come tra il Venerdì della Passione e la Domenica della Risurrezione si sia consumato un “prodigioso duello” tra la morte e la vita: una battaglia che riguarda ciascuno, “per me, per te, per la vita del mondo”. In questo duello — ha sottolineato — non è stata la forza a vincere, ma l’amore: “l’amore ha vinto sul non amore”.

L’omelia ha guidato i fedeli dentro il racconto evangelico del sepolcro vuoto, soffermandosi sulle diverse reazioni dei protagonisti. Maria Maddalena, che corre nel buio senza riuscire ad andare oltre l’apparenza; Pietro, che entra ma resta smarrito davanti al mistero; e Giovanni, che “entra, vede e crede”. Tre sguardi diversi, che diventano icona di tre modi di vivere la fede: una fede ferma alle proprie convinzioni, una fede fragile che fatica a comprendere, e una fede pasquale, capace di riconoscere nell’assenza un segno di vita.

Al centro della riflessione, l’invito a custodire lo sguardo: “Quante volte anche la nostra fede è così: vediamo, ma non entriamo”. È proprio lo sguardo, infatti, che permette di passare dalla superficie alla profondità, dal fatto alla fede, dal dolore alla speranza.

Particolarmente toccante il passaggio dedicato all’esperienza del dolore e della perdita. Il Padre Generale ha ricordato come ogni risveglio sia già una “piccola risurrezione” e come nulla di ciò che è vissuto nell’amore vada perduto: “tutto ciò che è fatto nell’amore non muore mai”. Parole che si fanno consolazione concreta per chi porta nel cuore ferite profonde, lutti e domande senza risposta.

In questa prospettiva, è stata evocata anche la figura della Vergine Maria, unica — ha osservato — a non recarsi al sepolcro. Non per assenza di amore, ma per una fede salda nella parola del Figlio: “il terzo giorno risorgerò”. Una fede silenziosa e incrollabile, che diventa modello di autentica speranza pasquale.

L’omelia si è aperta infine a uno sguardo sul mondo contemporaneo, segnato da sofferenze, guerre e “pietre” che opprimono il cuore delle persone e delle famiglie. Proprio in questo contesto, l’annuncio pasquale risuona con forza rinnovata: “Cristo è risorto, per dirti che tutto è vinto nell’amore”.

Concludendo, il Padre Generale ha rivolto alla comunità un augurio semplice e profondo: prendersi cura della propria fede, anche quando è fragile, perché è chiamata a diventare pasquale. Una fede che nasce dagli incontri, attraversa le ferite e si apre alla luce.

“L’amore ha vinto, vince e vincerà per sempre”: è questo il cuore del messaggio affidato ai fedeli, perché diventi vita quotidiana e speranza condivisa.

Buona Pasqua di Risurrezione.

Pubblicato in 2026
Nella celebrazione della Messa in Cena Domini, cuore sorgivo del Triduo pasquale, presso la parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli, il Reverendissimo Padre Antonio Piccolo, Rettore Generale dell’Ordine della Madre di Dio, ha guidato la comunità in un’intensa esperienza spirituale, facendo risuonare con forza il Vangelo di Giovanni: «Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».
Fin dalle prime battute dell’omelia, il Padre Generale ha invitato a sostare su questa espressione, proponendone una lettura profonda e concreta: quel “sino alla fine” non indica soltanto il compimento temporale dell’amore, ma la sua radicalità. Gesù ama “sino in fondo”, cioè fino alle estreme conseguenze. Un amore che non si ferma davanti al limite, che non si ritrae dinanzi alla fragilità, ma che si compromette fino a lasciarsi toccare, coinvolgere, perfino “contaminare” dalla debolezza dell’altro.
È proprio in questa prospettiva che si comprende il gesto della lavanda dei piedi, compiuto durante la celebrazione. Non un semplice rito, ma la rivelazione concreta di uno stile: amare significa farsi carico dell’altro nella sua totalità, accogliendone luce e ombra, grandezza e miseria. Gesù – ha ricordato il Padre Generale – si inginocchia davanti ai discepoli proprio mentre conosce il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro. Eppure non si tira indietro: ama anche quando non conviene, anche quando l’altro non sembra “all’altezza” di quell’amore.
Il rito della lavanda dei piedi ha coinvolto alcune espressioni significative della comunità: il nuovo diacono, chiamato a configurarsi a Cristo servo; una famiglia e alcuni ragazzi del cammino di Cresima; alcune religiose, a indicare la vita consacrata. In questa pluralità di volti si è manifestata una Chiesa concreta, fatta di vocazioni diverse ma unite dalla stessa chiamata al servizio e alla carità.
Nel suo intervento, Padre Piccolo ha sottolineato con realismo come l’uomo sia spesso capace di amare “fino a un certo punto”, entro una misura che non comprometta troppo sé stesso. L’amore cristiano, invece, si misura sulla capacità di andare oltre: di amare anche ciò che è ferito, incompiuto, faticoso. Amare non solo “la testa”, ma tutta la persona, “dalla testa ai piedi”, fino a essere disposti a donare la vita.
E proprio su questo punto l’omelia ha offerto una chiave esistenziale molto concreta: dare la vita non è un gesto eroico isolato, ma un esercizio quotidiano. Significa “morire un po’ alla volta”, giorno dopo giorno, al proprio egoismo, per lasciare spazio all’altro. Ci sono giorni in cui amare è facile e luminoso, ma è nei momenti in cui l’amore diventa difficile che si impara davvero ad amare.
Richiamando alcuni episodi evangelici ascoltati nel cammino quaresimale, il Padre Generale ha mostrato come questo amore “fino in fondo” attraversi tutta la vita di Gesù: dalla disponibilità ad aprire il sepolcro di Lazzaro, fino al gesto tenero e profumato di Maria a Betania. Un amore ricevuto e trasmesso, secondo la logica evangelica del dono: «Vi ho trasmesso quello che ho ricevuto». I cristiani, ha ricordato, non sono eroi, ma custodi di una consegna.
Particolarmente incisiva è stata la domanda lasciata alla comunità: siamo disposti ad amarci così nelle nostre case, nelle relazioni quotidiane, nelle situazioni ordinarie della vita? È facile compiere gesti straordinari lontano, ma la sfida evangelica si gioca nella prossimità, nelle relazioni che abitano ogni giorno la nostra esistenza.
La celebrazione ha quindi ricondotto i fedeli al mistero dell’Eucaristia, memoriale vivo dell’amore di Cristo che continua a donarsi. In essa non solo si ricorda un evento, ma si riceve la grazia di amare allo stesso modo: Cristo, presente, continua ad amare “sino alla fine” e rende i suoi discepoli partecipi di questa stessa capacità.
Al termine della liturgia, lo sguardo si è naturalmente rivolto al tabernacolo, segno silenzioso e reale di una presenza che spesso rischia di essere dimenticata. Eppure, proprio lì, abita quell’amore fedele che non viene meno, che continua a inginocchiarsi davanti all’uomo, anche nella sua povertà più profonda.
Un messaggio forte e consolante ha concluso l’omelia: anche quando nella vita non si trova qualcuno disposto ad amare fino in fondo, Cristo rimane. Egli non si stanca di chinarsi sull’umanità ferita, di accogliere e purificare, di amare senza misura. È da questa certezza che può nascere una vita nuova, capace di rendere il mondo più umano perché più conforme al Vangelo.

Pubblicato in 2026

Nella chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli la comunità ha celebrato con solennità la Domenica delle Palme, aprendo liturgicamente la grande Settimana Santa. A presiedere la celebrazione è stato il Padre Generale, che ha guidato i fedeli in un ingresso profondamente contemplativo nel mistero della Passione del Signore.

La celebrazione si è aperta con la processione delle palme, segno gioioso e insieme profetico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme: un popolo in cammino, che acclama il Signore e sceglie di seguirlo. Anche questo gesto ha introdotto l’assemblea in un tempo “altro”, un tempo santo in cui la comunità è chiamata a mettersi «dietro al Signore», ripercorrendo il cammino della conversione quaresimale. «Abbiamo aperto solennemente con questa liturgia la grande Settimana Santa», ha ricordato il Padre Generale, sottolineando come anche le porte della chiesa, spalancate, diventino segno visibile di questo passaggio.

Un’immagine evangelica ha orientato tutta la meditazione: Gesù che entra in Gerusalemme cavalcando un puledro. «Ci stiamo mettendo dietro a questo Gesù», ha detto, «che sceglie una bestia da soma, semplice, quasi disprezzata». In questa scelta si rivela il volto di un Messia che non domina ma porta, che «si identifica con colui che porta su di sé il peso dell’umanità». È un invito chiaro: seguire Cristo significa accettare di entrare in una logica di umiltà e di carico condiviso.

Particolarmente suggestivo il riferimento ai mantelli posti come soma e lungo la via: «Il mantello è personale, identifica ciascuno di noi… su quest’asino ci stanno tutti i nostri mantelli». In questa immagine si raccoglie il senso della redenzione: Cristo «si è caricato di tutti gli uomini per portarli fino in fondo», assumendo su di sé la storia concreta di ogni uomo.

L’omelia ha poi condotto l’assemblea al cuore della liturgia del giorno: la proclamazione della Passione. «È il centro, il cuore, il fulcro della nostra fede», ha sottolineato, riconoscendo anche la fatica di un ascolto lungo e impegnativo, ma necessario per entrare davvero nel mistero cristiano.

Un passaggio teologico di grande densità ha riguardato il continuo riferimento, nel racconto evangelico, al compimento delle Scritture. «Tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture»: non come semplice conferma, ma come rivelazione di un disegno. «Gesù non sta improvvisando», ha spiegato, «è come un musicista che esegue uno spartito che è del Padre». Una partitura esigente, che passa attraverso la prova, ma che viene accolta fino in fondo: «Padre, se è possibile… però la voglio eseguire».

Il culmine è nelle ultime parole di Cristo sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato», tratte dal Salmo 22. Non solo espressione di dolore, ma chiave interpretativa dell’intera Passione: un salmo che attraversa l’angoscia e approda alla lode, aprendo già alla prospettiva della risurrezione.

Da qui, l’invito a leggere la storia – personale e collettiva – dentro un orizzonte più ampio: «Non è solo una concatenazione di atti umani, ma c’è un disegno di Dio che si sta dispiegando». Un disegno di salvezza che non elimina la responsabilità umana, ma la attraversa e la supera, capace di trarre bene anche dal male.

Con uno sguardo lucido sull’attualità – dalle ferite delle guerre alle sofferenze dei più deboli – il Padre Generale ha ribadito che la croce di Cristo resta il criterio decisivo: Dio «ha salvato il mondo per mezzo del più grande male», rovesciandone la logica dall’interno.

La conclusione è stata una provocazione diretta e personale: «Quale sangue deve scorrere nelle nostre vene?» Cristo ci ha offerto il Suo, versato nell'amore per la riconciliazione, la vita e la pace. La Passione di Cristo pone ogni credente davanti a una scelta: aderire alla logica della violenza o lasciarsi trasformare dall’amore che si dona fino alla fine. «C’è sempre un’occasione per fidarci di Dio», ha concluso, «per abbandonarci ai suoi disegni e compiere le sue opere».

Così, nella liturgia delle Palme, si apre non solo la Settimana Santa ma anche un cammino interiore: entrare con Cristo nella sua Pasqua, lasciando che la sua vita diventi forma della nostra.

Pubblicato in 2026

Nella Sala di Rappresentanza del Palazzo Ducale, la giornata di studio Coranica, svoltasi a Lucca il 21 marzo 2026, ha offerto un’importante occasione di riflessione sul rapporto tra cristianesimo e islam, rileggendo in chiave contemporanea la figura di Ludovico Marracci.

Ha aperto il convegno con profondità e ampiezza di prospettiva l'intervento del Rettore Generale, Padre Antonio Luigi Piccolo, dedicato al tema L’Ordine della Madre di Dio e i fratelli Marracci di Torcigliano. Una relazione che ha costituito il vero asse interpretativo dell’intera giornata. 

Una “famiglia mariana” tra storia e carisma

L’intervento ha messo in luce la singolare convergenza tra la famiglia Marracci e l’Ordine della Madre di Dio, mostrando come non si tratti semplicemente di una presenza significativa all’interno dell’Ordine, ma di una vera e propria sinergia spirituale e culturale.

Il Padre Generale ha proposto una lettura unitaria di questa vicenda, parlando implicitamente di una “famiglia mariana”, nella quale vocazione religiosa, formazione intellettuale e devozione si intrecciano fino a costituire un modello emblematico del cattolicesimo post-tridentino.

In questo contesto, la celebre immagine dei “nani sulle spalle dei giganti” è stata assunta come chiave interpretativa dell’intero intervento: «Se posso parlare oggi è perché posso vedere lontano… siamo portati in alto dalla grandezza dei giganti.»

Un’affermazione che non è soltanto omaggio alla tradizione, ma riconoscimento di un’eredità viva, capace di orientare anche il presente. 

L’Ordine leonardino nel contesto della riforma cattolica

Ampio spazio è stato dedicato alla figura di Giovanni Leonardi e al contesto di nascita dell’Ordine. Fondato nel pieno della riforma cattolica, l’Ordine della Madre di Dio si caratterizza per una forte tensione alla riforma del clero e alla formazione del popolo cristiano, attraverso strumenti come il catechismo, la predicazione e la vita esemplare.

Il Padre Generale ha sottolineato come questo carisma non sia semplicemente disciplinare, ma profondamente spirituale: la santità personale come condizione per la santificazione degli altri. In questa prospettiva si comprende anche la centralità della devozione mariana, tratto distintivo dell’identità leonardina. 

I Marracci: una vocazione familiare

Uno dei contributi più originali dell’intervento è stato l’allargamento dello sguardo oltre le singole figure, per cogliere la dimensione familiare della vocazione. Non solo Ludovico Marracci, ma l’intero nucleo familiare — dai fratelli al padre fino ai discendenti — entra in relazione con l’Ordine, dando vita a un caso quasi unico nella storia religiosa del tempo.

In questo senso, l’Ordine non appare soltanto come luogo di accoglienza, ma come spazio di appartenenza totale, capace di ridefinire i legami stessi: «L’Ordine è per i Marracci spazio di appartenenza totale, non solo prolungamento della famiglia naturale, ma anche prima e al di sopra della stessa.»

Questa affermazione illumina una dinamica profonda: la trasformazione della famiglia naturale in famiglia spirituale, unita dalla comune devozione alla Vergine Maria. 

Ludovico Marracci: rigore scientifico e tensione missionaria

All’interno di questa cornice, la figura di Ludovico Marracci emerge come sintesi perfetta tra carisma religioso e impegno intellettuale. Il Padre Generale ha mostrato come la sua opera sul Corano non possa essere letta isolatamente, ma debba essere compresa alla luce della formazione ricevuta nell’Ordine.

Il rigore filologico, la conoscenza diretta delle fonti arabe e la finalità apologetica si radicano infatti in una visione più ampia: quella di una Chiesa chiamata a conoscere per poter annunciare, a studiare per poter dialogare.

In questo senso, anche l’apparente durezza polemica del contesto seicentesco si rivela parte di un percorso che, pur nelle differenze storiche, apre alla possibilità del confronto. 

Una lezione per il presente

L’intervento del Padre Generale ha offerto così una chiave di lettura capace di tenere insieme passato e futuro. La vicenda dei Marracci e dell’Ordine della Madre di Dio non è soltanto un capitolo di storia religiosa, ma una testimonianza di come identità forte, profondità spirituale e impegno culturale possano generare forme autentiche di incontro.

Nel contesto di Coranica, questa rilettura assume un significato particolare: mostra come il dialogo interreligioso non nasca dal vuoto, ma da una tradizione viva, capace di confrontarsi con l’altro senza perdere se stessa.

È proprio in questa fedeltà creativa che la lezione di Marracci — così come riletta da p. Antonio Luigi Piccolo — continua a parlare al nostro tempo.

Pubblicato in 2026
Domenica, 01 Marzo 2026 16:46

CORANICA - Dal Marracci di Lucca ad Abu Dhabi

Lucca, 13-21 marzo 2026

Nel contesto dei 300 anni dell’Arcidiocesi di Lucca e dei 60 anni dalla dichiarazione conciliare Nostra aetate, nasce CORANICA, iniziativa dedicata alla figura del lucchese Ludovico Marracci (1612-1700), religioso dell’Ordine della Madre di Dio, fondato a Lucca da Giovanni Leonardi.

Tra le sue opere spicca la traduzione latina del Corano (1698), pubblicata per interessamento del vescovo Gregorio Barbarigo. Da qui il titolo dell’iniziativa, che intende ripercorrere il cammino del dialogo tra cristiani e musulmani fino al Documento sulla Fratellanza Umana di Abu Dhabi (4 febbraio 2019).

La Mostra

13-21 marzo – Chiesa di San Cristoforo (10.00-19.00, ingresso libero)
Un percorso tra testi e immagini per conoscere l’Islam e promuovere il dialogo interreligioso.
La Biblioteca Statale di Lucca esporrà inoltre una copia del Corano tradotto da Marracci (16-20 marzo, 9.00-15.00).

Giornata di studio e dialogo

Sabato 21 marzo – Palazzo Ducale, Sala di Rappresentanza (9.00-18.00, ingresso libero)
Studiosi e rappresentanti delle comunità musulmane approfondiranno i cambiamenti nell’approccio all’Islam, oltre stereotipi e pregiudizi.

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.diocesilucca.it

 

pdfCORANICA_invito_pdf.pdf
pdfCoranica_13_marzo_Inaugurazione_ore_17.pdf
pdfCoranica_Inaugurazione_13_marzo_Scuole.pdf

pdfFlyer_MOSTRA_CORANICA.pdf

pdfFLYER_Coranica_Lucca_marzo.pdf

Pubblicato in 2026

Nel suo Messaggio per la Quaresima, datato Roma, 16 febbraio 2026, il Padre Generale invita i confratelli a vivere il tempo santo come ritorno al deserto, «luogo biblico dell’essenzialità e dell’ascolto». Non uno spazio geografico, ma «una condizione spirituale: il cuore messo nuovamente davanti a Dio».

La parola del profeta – «Ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12) – diventa la chiave dell’intero cammino: la conversione è anzitutto ritorno al cuore, «luogo dell’alleanza» e centro unificante della persona.

Il Messaggio si pone in sintonia con quanto afferma Papa Leone XIV nel testo quaresimale 2026, “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”, dove richiama la necessità di «rendere più attento il nostro orecchio alla voce del Signore». Ogni conversione nasce dall’ascolto; anche il digiuno diventa «purificazione dei desideri e delle parole», educazione del cuore al discernimento.

Il cuore del Messaggio è l’invito a riscoprire l’esame quotidiano di coscienza, che le Costituzioni e Regole indicano come elemento strutturale della vita religiosa.

Non è un tribunale interiore né semplice introspezione, ma «un atto teologale»: alla luce della Parola – «viva ed efficace… e capace di scrutare i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12) – il religioso si lascia illuminare dallo Spirito. È la vigilanza evangelica: «Vegliate e pregate» (Mt 26,41).

La conversione non è mai privata: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12,26). Ciò che si purifica nel cuore del singolo giova all’intero Corpo di Cristo.

Anche storicamente, l’esame serale vissuto insieme, accompagnato dalla recita delle Litanie dei Santi, esprimeva questa dimensione comunitaria e penitenziale. Dopo la riforma del Concilio Vaticano II, con l’inserimento dell’esame nella Compieta, esso è stato più esplicitamente integrato nella preghiera liturgica della Chiesa. In ogni forma, rimane il suo significato pasquale: consegnare la giornata a Dio significa attraversare ogni sera un piccolo passaggio di morte e risurrezione.

Per i religiosi OMD, l’esame quotidiano possiede anche una dimensione apostolica. «Quando il cuore non è custodito, anche l’apostolato perde trasparenza», avverte il Messaggio. Un cuore purificato rende più evangelico il servizio, più autentica la testimonianza, più limpide le relazioni.

La fecondità missionaria nasce sempre da un cuore riconciliato e unificato. Comunità che ogni sera si lasciano illuminare dalla Parola diventano «più unite, più libere, più evangeliche». In questo senso, la Quaresima non è soltanto un tempo penitenziale, ma una scuola di libertà interiore e di comunione.

Il Messaggio si conclude con un affidamento alla Vergine Maria, «che custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19), chiedendo la grazia di una Quaresima autenticamente pasquale.

Un invito chiaro e concreto: ritornare al cuore per ritornare a Dio. E da un cuore rinnovato far rifiorire la missione.


pdfMessaggio Rettore Generale per la Quaresima 2026 - IT

pdfMessaggio Rettore Generale per la Quaresima 2026 - ENG

pdfMessaggio Rettore Generale per la Quaresima 2026 - ESP


 

Pubblicato in 2026

In occasione del 200° anniversario dell’approvazione pontificia delle Costituzioni e Regole dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, l’Ordine della Madre di Dio ha espresso la propria partecipazione fraterna attraverso un messaggio del Rettore Generale, P. Antonio Piccolo, indirizzato al Rev.mo Padre Luis Ignacio Rois Alonso.

Nel febbraio 1826, mentre a Roma si completavano le verifiche per l’approvazione delle Regole, Sant’Eugenio de Mazenod sostò nella nostra chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli in un intenso momento di preghiera. Nel suo Diario racconta di essersi immerso in una profonda concentrazione, ascoltando più Messe consecutive e sentendosi completamente a suo agio in quella chiesa. Fu un tempo di raccoglimento e attesa fiduciosa, che rende questo luogo simbolicamente vicino al cammino degli Oblati.

Nato l’1° agosto 1782 ad Aix‑en‑Provence, Sant’Eugenio visse l’esilio e la precarietà durante la Rivoluzione francese, esperienze che temprarono il suo cuore e gli aprirono gli occhi sui bisogni dei più poveri. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1811, si dedicò ai dimenticati della Chiesa e della società, trovando nella missione tra i poveri la sua vocazione. Nel 1816 fondò i Missionari Oblati di Maria Immacolata, comunità di sacerdoti e fratelli pronti a vivere il Vangelo nelle situazioni più difficili. Nel 1837 fu nominato vescovo di Marsiglia, guidando con carità e rigore pastorale, fino alla sua morte il 21 maggio 1861. La sua eredità consiste in una Congregazione diffusa nel mondo e nella testimonianza che la santità nasce dal servizio quotidiano e dalla fedeltà ai più fragili.

In questo contesto, il messaggio del Rettore Generale celebra non solo la ricorrenza storica, ma anche la continuità spirituale tra carismi diversi: la fiducia di Sant’Eugenio nella preghiera e la sua dedizione al servizio illuminano oggi la nostra missione e la nostra fedeltà alla Chiesa.

Di seguito il messaggio del Padre Generale.

 

Pax Christi,

Reverendissimo Padre, da questa nostra chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, casa di Maria e luogo che custodisce una memoria cara alle nostre famiglie religiose, desidero rivolgerLe un saluto fraterno in occasione del 200° anniversario dell’approvazione pontificia delle Costituzioni e Regole della vostra Congregazione.

Questo luogo, segnato dalla preghiera di Eugène de Mazenod, ci ricorda che alle origini di ogni autentico cammino ecclesiale vi è un atto di affidamento. L’attesa fiduciosa del Fondatore, vissuta sotto lo sguardo della Vergine, continua a parlare alla vita dell’Istituto: ciò che nasce nella preghiera e si consegna a Dio porta frutto nella Chiesa.

È bello riconoscere come alcuni tratti carismatici accomunino le nostre famiglie. Anzitutto la centralità della Croce di Cristo. Sant’Eugenio la pose al cuore della spiritualità oblata, come criterio di missione e sorgente di carità apostolica. Lo stesso accento risuona nell’esperienza di Giovanni Leonardi, che esortava i suoi figli spirituali ad avere «avanti agli occhi della mente soltanto l’onore, il servizio e la gloria di Cristo Gesù Crocifisso» e li invitava a «un poco più levare i cuori a Dio e con Lui misurare le cose». È un’indicazione esigente: tutto va misurato su Cristo, e in particolare su Cristo crocifisso, misura dell’amore e della verità.

Accanto alla Croce contempliamo Colei che stava sotto di essa: Maria. Il suo nome unisce le nostre storie e i nostri carismi. In Lei riconosciamo la discepola fedele, la Madre che accompagna, l’Immacolata che insegna l’oblazione totale al progetto di Dio. Non è soltanto un riferimento devozionale, ma un vincolo spirituale che orienta la nostra appartenenza ecclesiale e il nostro servizio apostolico.

Nel celebrare questo anniversario, l’auspicio è che la fedeltà alle Costituzioni e Regole non sia solo memoria grata del passato, ma rinnovato slancio di santità. Quando la vita consacrata si lascia plasmare con coerenza dal Vangelo e dalle proprie Regole, essa diventa trasparenza di Cristo. E la santità vissuta non rimane mai individuale: si irradia, diventa fecondità ecclesiale, si trasforma in santità anche per coloro che incontriamo nel ministero.

Che l’amore di Cristo crocifisso e risorto, annunciato con la parola e testimoniato con la vita, continui a rendere fecondo il vostro carisma nella Chiesa. Sotto la custodia di Maria Immacolata, il cammino dei vostri duecento anni sia sorgente di rinnovata dedizione e di autentica santità.

Con fraterno affetto nel Signore,

P. Antonio Piccolo
Rettore Generale OMD

Pubblicato in 2026
Domenica, 08 Febbraio 2026 18:55

Anna Moroni: sale della terra, luce nella Chiesa

In occasione dell’anniversario della nascita al Cielo della Serva di Dio Anna Moroni, l’Ordine della Madre di Dio, in comunione con le Suore Oblate del Bambin Gesù, ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa delle Suore, presso la Casa Generalizia, in un clima di comunione e di memoria grata.

La Santa Messa è stata presieduta da Padre Francis, Assistente Generale del Consiglio, alla presenza di S.E. Mons. Ricardo Rodríguez Álvarez, Vescovo Ausiliare di Lima, già parroco della comunità nel tempo in cui venne aperta la casa delle Oblate a Lima. Erano presenti anche i nostri chierici, che hanno animato la liturgia con il servizio all’altare e il canto, contribuendo a rendere la celebrazione intensa e partecipata.

Le Suore Oblate del Bambin Gesù, fondate dai Servi di Dio Anna Moroni e Cosimo Berlinsani, hanno vissuto questo anniversario come un tempo di rinnovata fedeltà al carisma ricevuto.

La liturgia della V Domenica del Tempo Ordinario ha offerto una chiave particolarmente significativa per rileggere la figura della Fondatrice. Le parole del Vangelo — “Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo” — non sono un semplice invito morale, ma una dichiarazione di identità. Gesù non dice “diventate”, ma “voi siete”: prima ancora dell’impegno, c’è l’appartenenza. È da questa appartenenza a Cristo che nasce la missione.

Il sale, nella sua discrezione, non occupa la scena: si scioglie e trasforma dall’interno. La luce non parla di sé: illumina, orienta, rende possibile il cammino. Così la vita della Serva di Dio Anna Moroni continua a parlare alla Chiesa attraverso una fedeltà quotidiana, radicata nella preghiera e tradotta in carità concreta. Una testimonianza umile e silenziosa, capace di generare vita senza cercare visibilità.

La Parola proclamata nella celebrazione ha ricordato che la luce evangelica nasce quando il cuore si apre e si fa dono. La fede diventa luminosa quando si traduce in servizio e si lascia plasmare dall’amore di Cristo. Anche l’apostolo Paolo invita a fondare ogni opera non sulla forza delle parole o sull’efficacia delle strategie, ma su Cristo crocifisso: è dall’amore donato che scaturisce ogni fecondità autentica.

In questo orizzonte, la memoria dei Servi di Dio madre Anna Moroni e padre Cosimo Berlinsani non è uno sguardo rivolto al passato, ma un invito a vivere con responsabilità il presente. Il Vangelo ricorda che il sale può perdere sapore: è un’immagine che interpella ogni comunità, perché il carisma ricevuto è dono prezioso, ma chiede di essere custodito e ravvivato ogni giorno.

In tale spirito, il Padre Generale ha voluto far giungere un messaggio di vicinanza alla Madre Generale e a tutto l’Istituto. Nel suo saluto ha espresso gratitudine per la testimonianza della Fondatrice, ricordando “la vita di Anna Moroni, donna di straordinaria fede e umiltà”, e invitando a rendere grazie al Signore per “una vita totalmente consacrata al servizio dei fratelli”.

Ha quindi incoraggiato le Suore a custodire il carisma trasmesso, affinché “resti vivo e generi ancora frutti di santità e di carità nella Chiesa”, e ha affidato alla preghiera il cammino dell’Istituto, chiedendo che, “seguendo l’esempio della Serva di Dio Anna Moroni e del Servo di Dio padre Cosimo Berlinsani, fondatori del vostro Istituto, possiate rinnovare ogni giorno la vostra dedizione al Signore e al prossimo”.

Concludendo il suo messaggio, il Padre Generale ha assicurato la propria preghiera e ha invitato tutte le Oblate a custodire con gioia la luce ricevuta, perché possano essere sempre “sale della terra e luce del mondo”.

La celebrazione è stata così occasione di gratitudine e di rinnovato impegno, affinché la luce accesa dal Bambin Gesù nel cuore dei Fondatori continui a brillare attraverso la vita delle Oblate, a servizio della Chiesa e del mondo.

Pubblicato in 2026

Il 2 febbraio, nella solennità della Presentazione del Signore, la comunità parrocchiale di Campitelli e religiosa dell’Ordine della Madre di Dio hanno partecipato ad una celebrazione eucaristica presieduta dal Reverendissimo Padre Antonio Piccolo, Rettore Generale OMD. La liturgia ha unito più significati: la Presentazione di Gesù al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata e la memoria del Voto di Santa Maria in Portico, con cui la città di Roma si affida alla protezione della Vergine, invocata come “Porto della romana sicurezza”, rifugio e sostegno per il popolo credente.

Nell’omelia, il Rettore Generale ha invitato i fedeli a contemplare il mistero evangelico narrato da Luca. La Presentazione di Gesù al Tempio è «una grazia poter contemplare questo evento, il momento in cui questo bimbo piccolino, compiuta la purificazione rituale secondo la legge di Mosè, viene portato a Gerusalemme». Il gesto di Maria e Giuseppe, che offrono il primogenito al Signore, richiama il riconoscimento che ogni vita è dono di Dio, da vivere secondo il Suo disegno.

Al centro della riflessione è emerso il tema della purificazione, non solo rituale, ma spirituale, che coinvolge profondamente la maternità e la paternità. Il Vangelo parla infatti dei “padre e madre di Gesù”, sottolineando come anche Giuseppe entri in questa logica di offerta e distacco. «Avere un figlio, diventare padre, diventare madre: c’è bisogno di purificazione», ha affermato il Padre Generale, ricordando che la crescita della vita umana richiede passaggio attraverso la prova e la donazione generosa di sé.

La figura di Simeone, che ha atteso tutta la vita la consolazione di Israele, diventa icona di un’esistenza orientata all’essenziale. Egli proclama Gesù luce delle genti e salvezza del mondo, ma anche segno di contraddizione, annunciando a Maria la spada che trafiggerà la sua anima. Come ha ricordato il celebrante: «Abbiamo bisogno di essere contraddetti dalla Parola di Dio, di accettare i tagli, le perdite e le consacrazioni».

In questa prospettiva si inserisce la celebrazione della Vita Consacrata, che rende visibile, con scelte radicali, ciò che è già inscritto nel battesimo: l’appartenenza totale a Dio. «Essere consacrati al Signore significa vivere in obbedienza al bene, all’amore e alla volontà del Regno», ha spiegato P. Piccolo, richiamando ogni cristiano alla coerenza della vita secondo il Vangelo.

La “spada” annunciata da Simeone diventa simbolo del discernimento necessario per vivere secondo la luce, liberandosi di ciò che ostacola la vita autentica e generativa. «C’è qualcosa nel mio cuore che devo abbandonare, affinché la mia vita diventi dono», ha sottolineato il Rettore Generale.

La celebrazione del 2 febbraio si è così configurata come momento di grazia, di purificazione e di rinnovato affidamento, sotto lo sguardo materno di Santa Maria in Portico, invocata come “Porto della romana sicurezza”, segno di protezione e sostegno spirituale per Roma e per tutto il popolo di Dio.

Pubblicato in 2026
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