Il 2 febbraio, nella solennità della Presentazione del Signore, la comunità parrocchiale di Campitelli e religiosa dell’Ordine della Madre di Dio hanno partecipato ad una celebrazione eucaristica presieduta dal Reverendissimo Padre Antonio Piccolo, Rettore Generale OMD. La liturgia ha unito più significati: la Presentazione di Gesù al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata e la memoria del Voto di Santa Maria in Portico, con cui la città di Roma si affida alla protezione della Vergine, invocata come “Porto della romana sicurezza”, rifugio e sostegno per il popolo credente.
Nell’omelia, il Rettore Generale ha invitato i fedeli a contemplare il mistero evangelico narrato da Luca. La Presentazione di Gesù al Tempio è «una grazia poter contemplare questo evento, il momento in cui questo bimbo piccolino, compiuta la purificazione rituale secondo la legge di Mosè, viene portato a Gerusalemme». Il gesto di Maria e Giuseppe, che offrono il primogenito al Signore, richiama il riconoscimento che ogni vita è dono di Dio, da vivere secondo il Suo disegno.
Al centro della riflessione è emerso il tema della purificazione, non solo rituale, ma spirituale, che coinvolge profondamente la maternità e la paternità. Il Vangelo parla infatti dei “padre e madre di Gesù”, sottolineando come anche Giuseppe entri in questa logica di offerta e distacco. «Avere un figlio, diventare padre, diventare madre: c’è bisogno di purificazione», ha affermato il Padre Generale, ricordando che la crescita della vita umana richiede passaggio attraverso la prova e la donazione generosa di sé.
La figura di Simeone, che ha atteso tutta la vita la consolazione di Israele, diventa icona di un’esistenza orientata all’essenziale. Egli proclama Gesù luce delle genti e salvezza del mondo, ma anche segno di contraddizione, annunciando a Maria la spada che trafiggerà la sua anima. Come ha ricordato il celebrante: «Abbiamo bisogno di essere contraddetti dalla Parola di Dio, di accettare i tagli, le perdite e le consacrazioni».
In questa prospettiva si inserisce la celebrazione della Vita Consacrata, che rende visibile, con scelte radicali, ciò che è già inscritto nel battesimo: l’appartenenza totale a Dio. «Essere consacrati al Signore significa vivere in obbedienza al bene, all’amore e alla volontà del Regno», ha spiegato P. Piccolo, richiamando ogni cristiano alla coerenza della vita secondo il Vangelo.
La “spada” annunciata da Simeone diventa simbolo del discernimento necessario per vivere secondo la luce, liberandosi di ciò che ostacola la vita autentica e generativa. «C’è qualcosa nel mio cuore che devo abbandonare, affinché la mia vita diventi dono», ha sottolineato il Rettore Generale.
La celebrazione del 2 febbraio si è così configurata come momento di grazia, di purificazione e di rinnovato affidamento, sotto lo sguardo materno di Santa Maria in Portico, invocata come “Porto della romana sicurezza”, segno di protezione e sostegno spirituale per Roma e per tutto il popolo di Dio.


