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Domenica, 29 Marzo 2026 10:48

Le palme e la croce: a Campitelli l’inizio della Settimana Santa

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Nella chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli la comunità ha celebrato con solennità la Domenica delle Palme, aprendo liturgicamente la grande Settimana Santa. A presiedere la celebrazione è stato il Padre Generale, che ha guidato i fedeli in un ingresso profondamente contemplativo nel mistero della Passione del Signore.

La celebrazione si è aperta con la processione delle palme, segno gioioso e insieme profetico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme: un popolo in cammino, che acclama il Signore e sceglie di seguirlo. Anche questo gesto ha introdotto l’assemblea in un tempo “altro”, un tempo santo in cui la comunità è chiamata a mettersi «dietro al Signore», ripercorrendo il cammino della conversione quaresimale. «Abbiamo aperto solennemente con questa liturgia la grande Settimana Santa», ha ricordato il Padre Generale, sottolineando come anche le porte della chiesa, spalancate, diventino segno visibile di questo passaggio.

Un’immagine evangelica ha orientato tutta la meditazione: Gesù che entra in Gerusalemme cavalcando un puledro. «Ci stiamo mettendo dietro a questo Gesù», ha detto, «che sceglie una bestia da soma, semplice, quasi disprezzata». In questa scelta si rivela il volto di un Messia che non domina ma porta, che «si identifica con colui che porta su di sé il peso dell’umanità». È un invito chiaro: seguire Cristo significa accettare di entrare in una logica di umiltà e di carico condiviso.

Particolarmente suggestivo il riferimento ai mantelli posti come soma e lungo la via: «Il mantello è personale, identifica ciascuno di noi… su quest’asino ci stanno tutti i nostri mantelli». In questa immagine si raccoglie il senso della redenzione: Cristo «si è caricato di tutti gli uomini per portarli fino in fondo», assumendo su di sé la storia concreta di ogni uomo.

L’omelia ha poi condotto l’assemblea al cuore della liturgia del giorno: la proclamazione della Passione. «È il centro, il cuore, il fulcro della nostra fede», ha sottolineato, riconoscendo anche la fatica di un ascolto lungo e impegnativo, ma necessario per entrare davvero nel mistero cristiano.

Un passaggio teologico di grande densità ha riguardato il continuo riferimento, nel racconto evangelico, al compimento delle Scritture. «Tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture»: non come semplice conferma, ma come rivelazione di un disegno. «Gesù non sta improvvisando», ha spiegato, «è come un musicista che esegue uno spartito che è del Padre». Una partitura esigente, che passa attraverso la prova, ma che viene accolta fino in fondo: «Padre, se è possibile… però la voglio eseguire».

Il culmine è nelle ultime parole di Cristo sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato», tratte dal Salmo 22. Non solo espressione di dolore, ma chiave interpretativa dell’intera Passione: un salmo che attraversa l’angoscia e approda alla lode, aprendo già alla prospettiva della risurrezione.

Da qui, l’invito a leggere la storia – personale e collettiva – dentro un orizzonte più ampio: «Non è solo una concatenazione di atti umani, ma c’è un disegno di Dio che si sta dispiegando». Un disegno di salvezza che non elimina la responsabilità umana, ma la attraversa e la supera, capace di trarre bene anche dal male.

Con uno sguardo lucido sull’attualità – dalle ferite delle guerre alle sofferenze dei più deboli – il Padre Generale ha ribadito che la croce di Cristo resta il criterio decisivo: Dio «ha salvato il mondo per mezzo del più grande male», rovesciandone la logica dall’interno.

La conclusione è stata una provocazione diretta e personale: «Quale sangue deve scorrere nelle nostre vene?» Cristo ci ha offerto il Suo, versato nell'amore per la riconciliazione, la vita e la pace. La Passione di Cristo pone ogni credente davanti a una scelta: aderire alla logica della violenza o lasciarsi trasformare dall’amore che si dona fino alla fine. «C’è sempre un’occasione per fidarci di Dio», ha concluso, «per abbandonarci ai suoi disegni e compiere le sue opere».

Così, nella liturgia delle Palme, si apre non solo la Settimana Santa ma anche un cammino interiore: entrare con Cristo nella sua Pasqua, lasciando che la sua vita diventi forma della nostra.

Letto 188 volte Ultima modifica il Domenica, 29 Marzo 2026 11:42

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