Con la celebrazione dei Primi Vespri solenni, presieduti dal Padre Generale dell'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, P. Antonio Piccolo, hanno preso ufficialmente avvio i festeggiamenti in onore di Santa Maria in Portico, la cui antica icona è venerata con il titolo di Portus Romanae Securitatis – Porto della Romana Sicurezza –, memoria del voto con cui la città di Roma si affidò alla protezione della Vergine durante la pestilenza del 1656.
Nell'omelia, prendendo spunto dalla Lettera ai Romani, il Padre Generale ha invitato i fedeli a riscoprire il fondamento della speranza cristiana, che non nasce dall'assenza delle prove, ma dalla certezza della fedeltà di Dio. Commentando le parole di san Paolo – «Noi sappiamo che tutto concorre al bene per quelli che amano Dio» (Rm 8,28) – ha spiegato che l'Apostolo non afferma che tutto ciò che accade sia un bene, ma che Dio è capace di trasformare anche le vicende più oscure in un cammino di salvezza.
Da qui uno dei passaggi più significativi dell'omelia: «La sicurezza del cristiano non è quella di chi pensa che nulla potrà accadergli, ma quella di chi sa che nulla potrà separarlo dall'amore di Dio.»
È proprio in questa prospettiva che acquista tutto il suo significato il titolo di Portus Romanae Securitatis. Con un'immagine semplice ed efficace, il Padre Generale ha osservato che il porto non elimina il mare né le sue tempeste, ma offre un luogo sicuro in cui ritrovare la rotta. «Il porto non elimina il mare. Non ferma il vento. Non impedisce le onde. Esiste proprio perché le tempeste esistono.»
Maria, dunque, non promette una vita priva di difficoltà, ma accompagna il popolo di Dio verso Cristo, «l'unico porto nel quale il cuore dell'uomo trova finalmente pace». È questa la missione che la tradizione della Chiesa romana ha riconosciuto nell'antica icona donata, secondo la tradizione, alla nobile Galla: una presenza materna che nei secoli ha accompagnato le gioie e le sofferenze della città.
Il Padre Generale ha quindi rievocato uno degli episodi più significativi della storia del santuario: la processione voluta da Papa Alessandro VII nel 1656, quando Roma, minacciata dalla terribile pestilenza che colpiva gran parte dell'Italia, affidò alla Vergine il proprio destino. «Non fu un gesto dettato dalla superstizione, ma un grande atto pubblico di fede.» «Roma riconosceva di non bastare a se stessa. Affidava le sue paure, i suoi malati, le sue famiglie, il suo futuro alla Madre del Signore.»
Quella memoria continua ancora oggi a parlare al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo. Se le pestilenze sono cambiate, rimangono le paure che abitano il cuore: il timore del futuro, della guerra, della solitudine, della precarietà, della perdita della fede. «Viviamo in una società che moltiplica le sicurezze materiali, ma spesso rende più fragile il cuore.» Per questo il messaggio di Santa Maria in Portico conserva tutta la sua attualità: la vera sicurezza non si trova nelle ricchezze, nel prestigio o nelle strategie umane, ma in Cristo.
Riprendendo l'episodio evangelico delle nozze di Cana, il Padre Generale ha infine ricordato come Maria continui a indicare il Figlio con le stesse parole rivolte ai servi: «Fate quello che vi dirà.» Maria è porto perché conduce a Cristo, è sicurezza perché insegna a confidare nel Padre, è Madre perché continua a camminare accanto ai suoi figli nella storia.
Particolarmente suggestiva la conclusione dell'omelia, affidata all'immagine della nave che entra in porto non per fermarsi definitivamente, ma per essere riparata, rifornita e riprendere il largo. Così è anche il santuario di Santa Maria in Portico: un luogo nel quale i fedeli ritrovano forza e speranza per tornare ad affrontare la vita.
«Non veniamo qui per fuggire dalla vita. Veniamo qui per ritrovare il coraggio di viverla. Maria non ci trattiene nel porto. Ci restituisce al mare della storia con una fede più forte, una speranza più salda e una carità più generosa.»