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Nel cuore della gioia pasquale, mentre la Chiesa intera proclama con esultanza che Cristo è risorto, i religiosi OMD hanno vissuto un momento particolarmente significativo: la rinnovazione dei voti. Un gesto semplice nella forma, ma carico di profondità spirituale, che affonda le sue radici nel mistero stesso della Pasqua.

Rinnovare i voti nel giorno di Pasqua non è una scelta casuale. È, piuttosto, un atto fortemente simbolico: come Cristo è passato dalla morte alla vita, così ogni consacrato è chiamato a rinnovare ogni giorno il proprio “sì”, lasciandosi trasformare dalla luce della Risurrezione. Povertà, castità e obbedienza non sono soltanto impegni assunti una volta per tutte, ma vie concrete attraverso cui vivere una vita nuova, trasfigurata dall’amore.

Durante la celebrazione, vissuta in un clima di raccoglimento e gioia, i religiosi hanno ripetuto le parole della loro consacrazione davanti alla comunità riunita. Un momento intenso, in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio alla memoria e alla grazia: memoria della chiamata ricevuta, grazia di una fedeltà che si rinnova.

In un mondo segnato da instabilità e cambiamenti rapidi, questo gesto assume un valore profetico. La rinnovazione dei voti diventa testimonianza di una scelta radicale e duratura, capace di attraversare le prove e di rimanere salda perché fondata non sulle sole forze umane, ma sulla fedeltà di Dio.

La Pasqua, infatti, non è solo un evento da ricordare, ma una realtà da vivere. E per i religiosi, rinnovare i voti significa proprio questo: lasciarsi raggiungere ancora una volta dalla vita nuova del Risorto e ripartire con cuore rinnovato, pronti a servire, ad amare, a donarsi.

Così, mentre il canto dell’Alleluia risuona nelle chiese e nelle comunità, il “sì” dei consacrati si unisce a quello della Chiesa intera: un “sì” che guarda al futuro con speranza, radicato nella certezza che la vita ha vinto sulla morte e che l’amore, ancora una volta, è più forte di tutto.

Pubblicato in 2026
Domenica, 05 Aprile 2026 16:35

Pasqua di Risurrezione: “L’amore ha vinto”

Nella solennità della Pasqua di Risurrezione, la comunità della Santa Maria in Portico in Campitelli si è raccolta attorno all’altare per celebrare il cuore della fede cristiana: la vittoria della vita sulla morte. A presiedere la celebrazione è stato il Padre Generale, padre Antonio Piccolo, che nell’omelia ha offerto una riflessione intensa e profondamente esistenziale sul mistero pasquale.

Riprendendo il canto della sequenza pasquale, il Padre Generale ha ricordato come tra il Venerdì della Passione e la Domenica della Risurrezione si sia consumato un “prodigioso duello” tra la morte e la vita: una battaglia che riguarda ciascuno, “per me, per te, per la vita del mondo”. In questo duello — ha sottolineato — non è stata la forza a vincere, ma l’amore: “l’amore ha vinto sul non amore”.

L’omelia ha guidato i fedeli dentro il racconto evangelico del sepolcro vuoto, soffermandosi sulle diverse reazioni dei protagonisti. Maria Maddalena, che corre nel buio senza riuscire ad andare oltre l’apparenza; Pietro, che entra ma resta smarrito davanti al mistero; e Giovanni, che “entra, vede e crede”. Tre sguardi diversi, che diventano icona di tre modi di vivere la fede: una fede ferma alle proprie convinzioni, una fede fragile che fatica a comprendere, e una fede pasquale, capace di riconoscere nell’assenza un segno di vita.

Al centro della riflessione, l’invito a custodire lo sguardo: “Quante volte anche la nostra fede è così: vediamo, ma non entriamo”. È proprio lo sguardo, infatti, che permette di passare dalla superficie alla profondità, dal fatto alla fede, dal dolore alla speranza.

Particolarmente toccante il passaggio dedicato all’esperienza del dolore e della perdita. Il Padre Generale ha ricordato come ogni risveglio sia già una “piccola risurrezione” e come nulla di ciò che è vissuto nell’amore vada perduto: “tutto ciò che è fatto nell’amore non muore mai”. Parole che si fanno consolazione concreta per chi porta nel cuore ferite profonde, lutti e domande senza risposta.

In questa prospettiva, è stata evocata anche la figura della Vergine Maria, unica — ha osservato — a non recarsi al sepolcro. Non per assenza di amore, ma per una fede salda nella parola del Figlio: “il terzo giorno risorgerò”. Una fede silenziosa e incrollabile, che diventa modello di autentica speranza pasquale.

L’omelia si è aperta infine a uno sguardo sul mondo contemporaneo, segnato da sofferenze, guerre e “pietre” che opprimono il cuore delle persone e delle famiglie. Proprio in questo contesto, l’annuncio pasquale risuona con forza rinnovata: “Cristo è risorto, per dirti che tutto è vinto nell’amore”.

Concludendo, il Padre Generale ha rivolto alla comunità un augurio semplice e profondo: prendersi cura della propria fede, anche quando è fragile, perché è chiamata a diventare pasquale. Una fede che nasce dagli incontri, attraversa le ferite e si apre alla luce.

“L’amore ha vinto, vince e vincerà per sempre”: è questo il cuore del messaggio affidato ai fedeli, perché diventi vita quotidiana e speranza condivisa.

Buona Pasqua di Risurrezione.

Pubblicato in 2026

Nella notte più solenne dell’anno liturgico, la comunità parrocchiale si è riunita per celebrare la Veglia Pasquale 2026, presieduta dal Vicario Generale e parroco, padre Luigi Murra. Un momento di intensa spiritualità, che ha unito fede, speranza e gioia nel cuore dei partecipanti.

La celebrazione è iniziata all’esterno della chiesa, attorno al fuoco pasquale, simbolo della luce che vince le tenebre. Dopo la benedizione del Cero Pasquale, la comunità è entrata in processione nella chiesa ancora immersa nell’oscurità, seguendo la luce del Cero, segno del Cristo Risorto che guida il suo popolo.

Il canto dell’Exsultet ha aperto solennemente la Veglia, annunciando la vittoria della luce sulle tenebre e introducendo la comunità nel mistero pasquale.

Nella liturgia della Parola, i fedeli hanno ripercorso le grandi tappe della storia della salvezza: dalla fede di Abramo al passaggio del Mar Rosso, fino al compimento nel mistero di Cristo. Dopo l’Epistola, il solenne canto dell’Alleluia ha annunciato il Vangelo della Risurrezione, cuore della notte pasquale.

Nel cuore della celebrazione, Padre Luigi Murra ha offerto la sua omelia, invitando a non lasciarsi paralizzare dalla paura, ma a lasciarsi raggiungere dalla luce del Risorto: “La Pasqua non è la notte in cui la paura scompare. È la notte in cui la paura non ha più il potere di fermarti.” La gioia pasquale, è stato ricordato, non elimina le difficoltà, ma le attraversa e le trasforma, aprendo un cammino nuovo.

Le donne del Vangelo, che si mettono in cammino e incontrano il Signore, diventano immagine di ogni credente: chiamato a non restare fermo, ma a tornare alla propria “Galilea”, cioè alla vita quotidiana, per riscoprire lì la presenza viva di Cristo.

La celebrazione è proseguita con la liturgia battesimale, nella quale la comunità ha rinnovato le promesse del Battesimo, segno di rinascita alla vita nuova, e quindi con la liturgia eucaristica, culmine di tutta la Veglia, nella comunione con il Cristo Risorto.

Al termine, la comunità si è raccolta nel canto del Regina Caeli, volgendo lo sguardo al quadro di Santa Maria in Portico, che, dopo essere stato chiuso il giorno precedente al termine dello Stabat Mater, è stato riaperto in questa notte santa, segno della gioia pasquale che illumina anche lo sguardo materno di Maria.

La Veglia Pasquale 2026 ha così ricordato che la resurrezione è una forza viva, capace di muovere ciò che sembrava immobile e di rimettere in cammino ogni vita. Come ha concluso Padre Luigi Murra nella sua omelia:+

“Questa notte è come un terremoto buono. Una scossa che ci attraversa, che ci rialza, che ci rimette in cammino. Per tornare alla nostra Galilea, là dove il Signore ha iniziato qualcosa con noi. E passo dopo passo, scoprire che Cristo è risorto e continua a venirci incontro.”

Pubblicato in 2026
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