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Nel cuore della gioia pasquale, mentre la Chiesa intera proclama con esultanza che Cristo è risorto, i religiosi OMD hanno vissuto un momento particolarmente significativo: la rinnovazione dei voti. Un gesto semplice nella forma, ma carico di profondità spirituale, che affonda le sue radici nel mistero stesso della Pasqua.

Rinnovare i voti nel giorno di Pasqua non è una scelta casuale. È, piuttosto, un atto fortemente simbolico: come Cristo è passato dalla morte alla vita, così ogni consacrato è chiamato a rinnovare ogni giorno il proprio “sì”, lasciandosi trasformare dalla luce della Risurrezione. Povertà, castità e obbedienza non sono soltanto impegni assunti una volta per tutte, ma vie concrete attraverso cui vivere una vita nuova, trasfigurata dall’amore.

Durante la celebrazione, vissuta in un clima di raccoglimento e gioia, i religiosi hanno ripetuto le parole della loro consacrazione davanti alla comunità riunita. Un momento intenso, in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio alla memoria e alla grazia: memoria della chiamata ricevuta, grazia di una fedeltà che si rinnova.

In un mondo segnato da instabilità e cambiamenti rapidi, questo gesto assume un valore profetico. La rinnovazione dei voti diventa testimonianza di una scelta radicale e duratura, capace di attraversare le prove e di rimanere salda perché fondata non sulle sole forze umane, ma sulla fedeltà di Dio.

La Pasqua, infatti, non è solo un evento da ricordare, ma una realtà da vivere. E per i religiosi, rinnovare i voti significa proprio questo: lasciarsi raggiungere ancora una volta dalla vita nuova del Risorto e ripartire con cuore rinnovato, pronti a servire, ad amare, a donarsi.

Così, mentre il canto dell’Alleluia risuona nelle chiese e nelle comunità, il “sì” dei consacrati si unisce a quello della Chiesa intera: un “sì” che guarda al futuro con speranza, radicato nella certezza che la vita ha vinto sulla morte e che l’amore, ancora una volta, è più forte di tutto.

Pubblicato in 2026

Il 15 agosto, la famiglia religiosa dell’Ordine della Madre di Dio ha celebrato con profonda devozione la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, patrona dell’Ordine. Questa festa liturgica, oltre a ricordare il mistero della gloriosa assunzione di Maria al cielo, sottolinea il ruolo della Vergine come modello di vita consacrata e di totale donazione a Dio, fondamento della vocazione di ogni consacrato.

A mezzogiorno, la comunità di Gallipoli si è raccolta insieme ai Chierici presenti per il solenne momento del rinnovo dei voti religiosi, nella liturgia presieduta dal Padre Generale. Tutti i membri hanno rinnovato la propria consacrazione, manifestando la gioia e l’impegno quotidiano di vivere pienamente la propria vocazione. Tra i partecipanti, il Ch. Luigi Bilotto ha concluso un mese di preparazione rinnovando la sua Professione in vista della Professione Solenne, che si terrà il 21 settembre a San Ferdinando di Puglia.

San Giovanni Leonardi, fondatore dell’Ordine, volle che i Chierici rinnovassero i voti religiosi due volte l’anno: nel giorno di Pasqua e nella solennità dell’Assunzione, considerata la “Pasqua di Maria”. Questa scelta sottolinea la continuità tra il mistero pasquale di Cristo e la vita consacrata, ricordando che il rinnovamento dei voti è un vero e proprio cammino di risurrezione personale e comunitaria, in cui ogni consacrato rinnova l’adesione totale a Dio, rinnovando il suo “sì” quotidiano alla vita evangelica.

La liturgia ha proposto la lettura tratta dal Libro del Siracide (24,14-17), scelta come guida per la meditazione sul significato della vita consacrata. La Sapienza divina, incarnata in Maria, si manifesta come un giardino fiorito e profumato: così la vita consacrata, immagine della “piantagione di rose a Gerico”, diffonde nel mondo la bellezza e il profumo della presenza di Dio. Il consacrato, attraverso la propria testimonianza e la fedeltà alle promesse, diventa segno tangibile della Sapienza che illumina ogni aspetto della vita e invita a camminare nella luce del Vangelo.

In serata, presso la parrocchia, il Padre Generale ha presieduto la solenne Celebrazione Eucaristica, espressione di comunione tra la famiglia religiosa e la comunità cristiana locale. Nell’omelia ha invitato a contemplare Maria come prima discepola di Cristo, modello di accoglienza della volontà di Dio e di amore gratuito: «Maria si è fatta piccola per accogliere il Signore» e «la sua piccolezza non è umiliazione, ma libertà, quella che permette a Dio di operare grandi cose».

Il celebrante ha ricordato che l’Assunzione non è un privilegio isolato, riservato a Maria, ma il destino verso il quale tutti siamo chiamati se viviamo con docilità e fiducia la nostra fede quotidiana, abbandonandoci alla guida dello Spirito Santo. La vita consacrata, allora, diventa non solo testimonianza personale, ma segno della presenza divina che trasforma la storia e porta speranza a chi incontra la Chiesa.

La celebrazione si è conclusa con un affidamento alla Vergine Assunta, accompagnato dall’antica invocazione del nostro Ordine, Sub Tuum Praesidium e dalla frase latina “Trahe nos post te” (“Attiraci dietro di te”), come soleva ripetere con gioia il Fondatore. Con queste parole, i consacrati affidano a Maria la guida del loro cammino, certi della sua protezione e della dolcezza della sua presenza, che accompagna ogni passo nella fedeltà e nella gioia della vita consacrata.

Pubblicato in 2025
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