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Nel suo Messaggio per la Quaresima, datato Roma, 16 febbraio 2026, il Padre Generale invita i confratelli a vivere il tempo santo come ritorno al deserto, «luogo biblico dell’essenzialità e dell’ascolto». Non uno spazio geografico, ma «una condizione spirituale: il cuore messo nuovamente davanti a Dio».

La parola del profeta – «Ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12) – diventa la chiave dell’intero cammino: la conversione è anzitutto ritorno al cuore, «luogo dell’alleanza» e centro unificante della persona.

Il Messaggio si pone in sintonia con quanto afferma Papa Leone XIV nel testo quaresimale 2026, “Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione”, dove richiama la necessità di «rendere più attento il nostro orecchio alla voce del Signore». Ogni conversione nasce dall’ascolto; anche il digiuno diventa «purificazione dei desideri e delle parole», educazione del cuore al discernimento.

Il cuore del Messaggio è l’invito a riscoprire l’esame quotidiano di coscienza, che le Costituzioni e Regole indicano come elemento strutturale della vita religiosa.

Non è un tribunale interiore né semplice introspezione, ma «un atto teologale»: alla luce della Parola – «viva ed efficace… e capace di scrutare i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12) – il religioso si lascia illuminare dallo Spirito. È la vigilanza evangelica: «Vegliate e pregate» (Mt 26,41).

La conversione non è mai privata: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12,26). Ciò che si purifica nel cuore del singolo giova all’intero Corpo di Cristo.

Anche storicamente, l’esame serale vissuto insieme, accompagnato dalla recita delle Litanie dei Santi, esprimeva questa dimensione comunitaria e penitenziale. Dopo la riforma del Concilio Vaticano II, con l’inserimento dell’esame nella Compieta, esso è stato più esplicitamente integrato nella preghiera liturgica della Chiesa. In ogni forma, rimane il suo significato pasquale: consegnare la giornata a Dio significa attraversare ogni sera un piccolo passaggio di morte e risurrezione.

Per i religiosi OMD, l’esame quotidiano possiede anche una dimensione apostolica. «Quando il cuore non è custodito, anche l’apostolato perde trasparenza», avverte il Messaggio. Un cuore purificato rende più evangelico il servizio, più autentica la testimonianza, più limpide le relazioni.

La fecondità missionaria nasce sempre da un cuore riconciliato e unificato. Comunità che ogni sera si lasciano illuminare dalla Parola diventano «più unite, più libere, più evangeliche». In questo senso, la Quaresima non è soltanto un tempo penitenziale, ma una scuola di libertà interiore e di comunione.

Il Messaggio si conclude con un affidamento alla Vergine Maria, «che custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19), chiedendo la grazia di una Quaresima autenticamente pasquale.

Un invito chiaro e concreto: ritornare al cuore per ritornare a Dio. E da un cuore rinnovato far rifiorire la missione.


pdfMessaggio Rettore Generale per la Quaresima 2026 - IT

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pdfMessaggio Rettore Generale per la Quaresima 2026 - ESP


 

Pubblicato in 2026

generale-ceneriDavanti a Dio mentre ci rivela la nostra verità e creaturalità. Con queste parole P. Francesco Petrillo Rettore Generale dell’Ordine ha iniziato la Quaresima a Santa Maria in Campitelli. Con l’austero segno delle ceneri ha ricordato: “che l’uomo è chiamato a vivere, ad agire ‘davanti a Dio’: è questa la posizione che impedisce all’uomo di ricadere in quel nulla da cui è stato tratto.
Gesù ci dice quale è il punto in cui le due vie, la via della menzogna e la via della verità, divergono: è quel momento della sua vita in cui l’uomo decide se vivere e agire ‘davanti agli uomini’ o ‘davanti a Dio’.
Come avete sentito Gesù contrappone un ‘davanti agli uomini’ ed un ‘davanti a Dio’. E’ questa contrapposizione che deve attirare la nostra attenzione, perché essa ci rivela che la nostra vita ha due possibilità radicalmente opposte di realizzarsi: o ‘davanti a Dio’ a ‘davanti agli uomini’. Può assumere una delle seguenti due direzioni fondamentali contrarie: ‘verso Dio’ o ‘verso l’uomo’.
Che cosa significa vivere ‘davanti agli uomini’? rinchiudere il senso e l’orientamento della propria esistenza dentro l’orizzonte del tempo e delle vicende umane: ‘per essere lodati dagli uomini’, dice il Signore. Vivere davanti agli uomini significa restringere quel desiderio immenso di felicità che dimora in ciascuno di noi, alla scelta dei beni mondani: carriera, scienza, piaceri, ricchezze.
Che cosa significa vivere ‘davanti a Dio’? mettersi in rapporto con Dio [e questo è il dono della Grazia], e vivere per Lui. In Cristo, Egli ha avuto una tale misericordia per ciascuno di noi da consentirci di entrare in un rapporto diretto, immediato con Lui. ‘E il Padre tuo che vede nel segreto’, dice Gesù. Che meraviglia cari fratelli! Dio ha voluto aver a che fare con ciascuno di noi, e ci dona la possibilità di entrare in una relazione immediata con Lui.”.

13 febbraio 2013

pdf Omelia del Rev.mo P. Generale P. Francesco Petrillo in occasione del Mercoledì delle Ceneri (71.27 kB)

pdf Homilía del Padre General (SPAGNOLO) (123.73 kB)

Pubblicato in 2013
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Benedetto ceneriIl senso liturgico della cenere, che oggi i fedeli ricevono, è stato al centro dell’omelia del Papa che questo pomeriggio, nella Basilica di Santa Sabina, ha presieduto la Santa Messa con il Rito di benedizione e imposizione delle ceneri. Prima, la processione dalla Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino. Con il Mercoledì delle Ceneri inizia dunque la Quaresima, cammino verso la Pasqua.

Il Papa riceve le ceneri sul suo capo dal cardinale r2t6qef Tomko, titolare della Basilica. Quindi le impone ai cardinali, ad alcuni monaci, religiosi e fedeli. “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”. Queste parole, tratte dal Libro della Genesi, vengono pronunciate dopo il peccato originale quando Dio punisce l’uomo e la donna e maledice il suolo. Per ripercorrere il senso liturgico della cenere, Benedetto XVI si richiama a questo passo della Scrittura e a quello della creazione dell’uomo che avviene appunto “con polvere del suolo”:

“Ecco dunque che il segno della cenere ci riporta al grande affresco della creazione”.

 La polvere del suolo con cui è plasmato l’uomo, che prima della caduta è capace di germinare ogni sorta di alberi, subisce “una trasformazione negativa a causa del peccato”: concederà i suoi frutti solo in cambio di dolore e sudore. La terra dunque partecipa della sorte dell’uomo e non richiama più solo il gesto di Dio creatore, tutto aperto alla vita, ma diventa un segno di un inesorabile destino di morte. Ma “la maledizione del suolo ha anche una funzione medicinale” nel senso che l’intenzione di Dio è sempre benefica, “è più profonda della sua stessa maledizione” che “è dovuta non a Dio ma al peccato”. Dio però “non può non infliggerla, perché rispetta la libertà dell’uomo e le sue conseguenze, anche negative”. Anche nella punizione permane dunque un’intenzione buona che viene da Dio:

o: «Polvere tu sei e in polvere tornerai!», insieme con la giusta punizione intende anche annunciare una via di salvezza, che passerà proprio attraverso la terra, attraverso quella «polvere», quella «carne» che sarà assunta dal Verbo”.

Ed è in questa prospettiva salvifica che il passo della Genesi viene ripreso nel Mercoledì delle Ceneri:

“come invito alla penitenza, all’umiltà, ad avere presente la propria condizione mortale, ma non per finire nella disperazione, bensì per accogliere, proprio in questa nostra mortalità, l’impensabile vicinanza di Dio, che, oltre la morte, apre il passaggio alla risurrezione, al paradiso finalmente ritrovato”.

 Quindi il Papa si sofferma sulla “possibilità per noi del perdono divino” che dipende essenzialmente dal fatto che Dio stesso, nella persona del suo Figlio, ha voluto condividere la condizione umana eccetto la corruzione del peccato. E dunque l‘amore di Dio si rende visibile:
“Quel Dio che scacciò i progenitori dall’Eden, ha mandato il proprio Figlio nella nostra terra devastata dal peccato, non lo ha risparmiato, affinché noi, figli prodighi, possiamo ritornare, pentiti e redenti dalla sua misericordia, nella nostra vera patria”

 Nella Basilica di Santa Sabina dove ha celebrato l’Eucaristia con il rito delle Ceneri, Benedetto XVI è arrivato in processione dalla Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino a bordo di un piccolo automezzo. E dunque con il Rito delle ceneri inizia la Quaresima. (Radio Vaticana)


 
Pubblicato in 2012
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