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“Il sapore della comunione” – V giorno di Esercizi spirituali

“Il sapore della comunione” – V giorno di Esercizi spirituali

In questo penultimo giorno degli Esercizi Leonardini, guidati da don Antonio Parrillo a Santa Maria in Portico in Campitelli, ci concentriamo sul senso del gusto. Dopo aver camminato insieme attraverso gli altri sensi, oggi la preghiera e la meditazione ci invitano a percepire la presenza del Risorto in modo concreto e vitale, assaporando la comunione, la Parola e la vita pasquale che ci nutre ogni giorno.

 

Il Gusto

La bocca è protagonista nella Scrittura: i salmi parlano della Parola come di qualcosa “più dolce del miele e di un favo stillante” (Sal 19,11) e il Salmo 34 invita: “Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia”.

Dalla suzione al seno materno fino al primo contatto con il cibo, ogni gesto alimentare porta con sé vita e cura. Nella preghiera possiamo chiederci quanto il nostro rapporto con Cristo sia entrato in questa dinamica vitale che nutre nel profondo.

 

Pesce arrostito e pesce appena pescato

L’apparizione sul lago di Tiberiade non è solo la conferma della Risurrezione: è un pasto di comunione e condivisione. La pesca infruttuosa diventa abbondanza grazie all’ascolto e alla fiducia dei discepoli.

La rete piena diventa metafora della comunione: un tessuto che resiste, capace di tenere insieme. Nella preghiera possiamo chiederci: sono affamato di comunione? La mia lingua e le mie parole costruiscono unità o divisione?

 

La tovaglia di Pietro

Proseguiamo con gli Atti e ci sediamo a tavola con Pietro. La visione della tovaglia piena di ogni animale mostra che Dio vuole offrire all’uomo tutta la creazione senza preferenze. Pietro deve imparare ad aprirsi alla novità e a riconoscere che il Regno di Dio supera divisioni culturali, religiose e personali: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone” (At 10,34).

Nella preghiera possiamo riflettere: come reagisco di fronte al nuovo e al diverso? Sono disponibile ad accogliere le novità dello Spirito, a gustare e armonizzare ciò che prima mi sembrava estraneo o lontano?

 

Armonia e comunione

Il gusto della Risurrezione ci invita a percepire Cristo come nutrimento per l’anima e per il corpo. Assaporare Cristo significa collaborare con Lui, trasformare parole e gesti in strumenti di unità e accogliere le diversità come opportunità di crescita e relazione.

 

Un sapore da condividere

La giornata di oggi ci ha portato a riflettere sul senso del gusto come esperienza di comunione, ascolto e apertura. Gustare Cristo significa accogliere la sua presenza nella vita quotidiana, riconoscere il valore del pasto condiviso e saper armonizzare differenze e novità come Pietro nella sua visione della tovaglia.

Nella preghiera, possiamo chiederci: so assaporare ciò che la vita e lo Spirito mi offrono? Riesco a nutrire la mia comunione con Dio e con gli altri, senza chiudermi nelle mie rigidità o preferenze? Oso lasciarmi sorprendere dal nuovo e dall’inaspettato, e portare a tavola il mio cuore aperto e disponibile?

Il gusto, così come la fede, è esperienza viva e condivisa: ci invita a entrare nella realtà del Regno di Dio con occhi, mani e bocca aperti, pronti a riconoscere e offrire il dono della vita in pienezza.