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L’orecchio del cuore: ascoltare la voce che chiama – III giorno di Esercizi spirituali
Il terzo giorno degli Esercizi Spirituali predicati da don Antonio Parrillo nella Curia Generalizia dell’Ordine della Madre di Dio ha avuto come filo conduttore l’udito. Dall’ascolto profondo di Maria di Magdala al dialogo intimo tra Gesù e Pietro sulle rive del lago di Tiberiade, le meditazioni hanno invitato i partecipanti a riscoprire il dono dell’udito interiore, capace di cogliere la voce che chiama nel silenzio.
Il silenzio che ascolta: Maria di Magdala al sepolcro
La meditazione mattutina ha portato i presenti dentro l’ascolto profondo di Maria di Magdala. Mentre gli altri discepoli si allontanano, Maria rimane presso il sepolcro, in un silenzio che diventa spazio di ascolto. Don Antonio ha sottolineato come l’ascolto vero richieda una disponibilità interiore, un silenzio che non è assenza, ma apertura al mistero che si rivela.
«Gli occhi spesso possono ingannare, ma l’orecchio del cuore no: è lì che possiamo cogliere la voce che ci chiama per nome e ci fa riconoscere il Signore».
Questa apertura all’ascolto è anche un invito a riconoscere la propria vulnerabilità, a lasciarsi raggiungere dalla grazia che guarisce e illumina.
Il dialogo che trasforma: Gesù e Pietro al lago di Tiberiade
Nel pomeriggio, la meditazione si è spostata al capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, sul dialogo tra Gesù e Pietro sulle rive del lago di Tiberiade. Don Antonio ha evidenziato come questo incontro rappresenti una seconda chiamata per Pietro, che, dopo il rinnegamento, è chiamato nuovamente a seguirlo.
«Era davvero necessario che le sue orecchie e il suo cuore fossero trafitte in questo ultimo dialogo col Maestro – rimase addolorato, ci riporta il vangelo, che per la terza volta Gesù gli chiedesse se lo amava – che diventa la seconda e più autentica chiamata, soprattutto per lui che ora sarà passato attraverso il fallimento delle sue velleità da primato auto-concesso!».
Questo dialogo diventa anche un invito a ciascuno a riconoscere i propri fallimenti e a sperimentare la misericordia che rigenera.
L’obbedienza che apre nuovi orizzonti
Infine, il legame con l’obbedienza, che in latino è ob-audire, ascoltare verso, prestare ascolto. Gesù preannuncia a Pietro una vita di sequela che lo porterà “dove non vuoi”:
«Obbedire è scoprire orizzonti che non avevi mai immaginato, aprirsi ad un sogno più grande dei tuoi piccoli sogni, perché ognuno di noi si fabbrica sogni su misura, piccoli spesso; l’obbedienza spalanca a sogni più grandi, ad esplorazioni di noi stessi e della realtà che non avremmo mai immaginato!».
L’intera giornata è stata dunque un itinerario sull’udito: al mattino, la tenerezza di un nome pronunciato con amore che apre gli occhi di Maria; al pomeriggio, la profondità dolorosa ma liberante del dialogo di Pietro. Due esperienze diverse ma complementari, che mostrano come l’ascolto vero sia sempre un lasciarsi ferire, trasformare e rigenerare dalla voce del Signore.

