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Una pagina della nostra storia

Una pagina della nostra storia

di Padre Arokiadoss Antonisamy

Cari confratelli, negli ultimi giorni ho vissuto un'esperienza che mi ha permesso di riscoprire una pagina significativa della nostra storia congregazionale. Non si è trattato soltanto di una visita o di una commemorazione, ma di qualcosa che mi ha fatto sentire profondamente parte di una storia che attraversa i secoli e continua ancora oggi.

Trecento anni fa un nostro confratello partiva da Vasto accompagnando le reliquie di San Fortunato verso Serracapriola. A distanza di tre secoli, mi sono trovato anch'io a percorrere quel medesimo cammino.

La coincidenza mi ha colpito profondamente. Ho avuto la sensazione che il passato non fosse soltanto un ricordo custodito negli archivi, ma una realtà viva che continua a parlare alle generazioni successive.

Nel 1726 il protagonista di quel viaggio era Padre Alessandro Pompeo Berti; nel 2026, senza alcun merito particolare, mi sono ritrovato anch'io sulla stessa strada, appartenente alla stessa Congregazione e animato dalla stessa missione.

Da questa esperienza nasce il desiderio di condividere con voi una pagina della nostra storia.

La presenza dei Padri Lucchesi a Vasto

Per comprendere quanto accadde nel 1726, occorre tornare alla Vasto del Settecento. In quegli anni i Chierici Regolari della Madre di Dio erano presenti nella città con una comunità religiosa stabile, un collegio e un'intensa attività educativa e pastorale. I nostri confratelli contribuivano alla formazione umana e cristiana dei giovani e svolgevano un importante servizio nella vita ecclesiale del territorio.

In questo contesto incontriamo la figura di Padre Alessandro Pompeo Berti. Entrato nella Congregazione a Napoli nel 1702, fu inviato a Vasto nel 1720, dove insegnò retorica, filosofia e teologia morale. Successivamente venne eletto rettore della casa religiosa.

Fu proprio durante il suo soggiorno vastese che ebbe luogo un evento destinato a lasciare un segno nella storia locale e nella memoria della nostra Congregazione.

Il viaggio delle reliquie

Nel 1726 il marchese Cesare Michelangelo d'Avalos, signore sia di Vasto sia di Serracapriola, dispose il trasferimento delle reliquie di San Fortunato nella cittadina pugliese.

Il viaggio ebbe inizio il 20 settembre 1726. Le reliquie partirono da Vasto e attraversarono Termoli e il santuario della Madonna di Colleredo prima di raggiungere Serracapriola. Tra coloro che accompagnavano il prezioso reliquiario vi era proprio Padre Alessandro Pompeo Berti.

Tre secoli più tardi ho avuto anch'io la possibilità di percorrere quelle stesse tappe. Naturalmente il contesto storico è cambiato, così come sono cambiati i mezzi e le circostanze. Eppure il significato spirituale di quel cammino è rimasto sorprendentemente attuale.

Mentre attraversavo quei luoghi, pensavo ai confratelli che mi avevano preceduto. Pensavo alla comunità di Vasto, ai giovani formati dai nostri religiosi, all'opera educativa e pastorale svolta lungo gli anni e, soprattutto, a Padre Alessandro Pompeo Berti, che aveva camminato su quelle stesse strade trecento anni prima.

Una storia che continua

C'è una parola che ha accompagnato tutta questa esperienza: continuità.

La storia della Congregazione non è una semplice raccolta di eventi appartenenti al passato. È una realtà viva che si trasmette da una generazione all'altra attraverso uomini chiamati a vivere la stessa vocazione in epoche diverse.

Padre Alessandro Pompeo Berti ha ricevuto un'eredità dai confratelli che lo hanno preceduto. L'ha vissuta nel suo tempo e l'ha consegnata a chi sarebbe venuto dopo di lui. Anche noi oggi riceviamo quella stessa eredità. Non per conservarla passivamente, ma per incarnarla nella realtà del nostro tempo.

Quando ripenso al cammino tra Vasto e Serracapriola mi domando: che cosa rimane oggi di quella storia?

Rimane una Congregazione. Rimane una missione. Rimane una spiritualità. Rimane soprattutto una responsabilità affidata a noi.

Un giorno anche le nostre comunità, il nostro servizio e il nostro modo di vivere la vocazione diventeranno parte della memoria congregazionale. Altri confratelli guarderanno al nostro tempo come oggi noi guardiamo a coloro che ci hanno preceduto.

L'eredità nelle nostre mani

La domanda, allora, non è soltanto che cosa abbiano fatto i nostri confratelli prima di noi. La domanda è anche questa: che cosa stiamo facendo noi con l'eredità che abbiamo ricevuto?

Questa parte della storia non è ancora stata scritta. Dipende da ciascuno di noi.

L'esperienza vissuta a Serracapriola mi ha fatto tornare a casa con una convinzione semplice ma profonda: la storia della Congregazione non appartiene soltanto ai libri o agli archivi. Essa vive nel presente, nelle nostre comunità, nella fedeltà quotidiana alla vocazione e nel servizio che siamo chiamati a offrire alla Chiesa.

La storia iniziata da San Giovanni Leonardi continua ancora oggi. È arrivata fino a noi e, attraverso di noi, è chiamata a proseguire il suo cammino.

San Giovanni Leonardi, nostro padre e maestro, interceda per noi.

Maria, Madre di Dio, continui ad accompagnare la nostra Congregazione e tutti i suoi confratelli nel cammino della Chiesa.