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professiIl 30 Maggio sera la comunità di Arulgam  in Samayapuram ha fatto corona intorno a sette fratelli postulanti che hanno iniziato il Noviziato.  Stanley, Prakash, Lucas, Shaju Allwin, Martin, Abishek,  Si sono preparati per ben 5 anni nel seminario Amalagam (Immacolata) in Madurai con due anni di Aspirandato e tre di filosofia. Il 31  Maggio, nella festa della Visitazione della Madonna, altri tre fratelli: Arockia Doss, Jebaraj; Backia Raj  hanno fatto la professione temporanea emettendo  i tre voti di obbedienza, povertà e castità. Sotto la guida del P Manohar per tutto l’anno del noviziato hanno dato prova di fare sul serio sulla vita religiosa comunitaria. La liturgia è stata presieduta dal P. Generale che in questi giorni sta visitando la delegazione indiana. Nell’ omelia prendendo spunto dalla festa della visitazione, ha affermato che  la Madre del Signore ci ha visitato dandoci le grazie di cui ognuno ha bisogno, portando anche a noi, come  alla cugina Elisabetta,  Gesù  che è  il motivo principale della vita religiosa. Alla fine della liturgia il neo professo Backia Raj, a nome degli altri neo professi , ha ringraziato coloro che li hanno aiutati in questo cammino, sia genitori che  i padri e confratelli. Erano presenti alcuni sacerdoti e suore di altre congregazioni religiose. La giornata si è conclusa con l’inaugurazione del nuovo scuolabus offerto dalla Essegielle e con un pellegrinaggio presso un vicino santuario mariano.

2 giugno 2012

 
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Sabato, 02 Giugno 2012 14:19

Con noi fino all’ultimo

197Nell'avventurosa epopea del Deuteronomio, tempo della seconda legge, di una legge impugnata con nuovo slancio e rinnovata consapevolezza sulle rive del fiume Giordano, si capisce questa animosa rinfrescata di memoria che il grande Mosè impone all'ascolto della sua gente. Si interroghi la storia e si veda se qualcuno può vantare un'esperienza così sba­lorditiva della presenza del divino. Israele sta buttando alle ortiche una storia che non ha precedenti. È da sempre che abbiamo a che fare con un dio strano, che non corrisponde a nessuna monolitica immagine di autosufficienza, ma che accetta di abbandonarla per attraversare la storia degli umani con disinvolto senso della dedizione. Il nostro è un Dio che ama uscire da sé.

Nella storia umana del Figlio ha trasformato questa sua predisposizione nel piano definitivo di una salvezza nella quale avvolgere ogni essere umano di questa terra. Dal primo all’ultimo. L'apparizione del Figlio ha significato il rinnovato accendersi dell'antica meraviglia per trovarsi di fronte a un Dio imprevedibile. Il nostro Dio ha l'istinto della comunione scritto dentro di sé. La sua propensione ad essere perennemente in moto, a generare la relazione, a evadere il pericolo della fusione narcisistica, la sua attitudine a generare mondi e ricapitolare storie, risiede già nei legami di cui la vita divina è costantemente alimentata. Dalle labbra di Gesù la testimonianza evangelica ne ha tratto pallide immagini antropomorfe e fragili nomi terreni: Padre Figlio Spirito. Questo dinamismo interiore della vita divina Gesù ci ha insegnato a guardarlo come una sorta di impulso primordiale ed eterno di tutto quanto nella vita si esprime secondo la forma del desiderio. Il nostro Dio, che essendo Padre ha da sempre un Figlio, non ha interesse, come nel sovrano dispotismo di quel sacro che ci è ancora tanto suadente, ad avere ai suoi piedi uno stuolo di intorpiditi e tremuli schiavetti, ma fa di tutto per prenderci per figli. Il Dio di Gesù fa tutto con questo Spirito.

Nella scena di Ascensione, con cui Matteo conclude la sua testimonianza, il compito storico assegnato agli amici comanda precisamente di allargare i cerchi concentrici di questa universale scelta di adozione. La meraviglia che Mosè voleva ridestare nei cuori di un piccolo popolo è destinata a cogliere di sorpresa gli stessi confini della terra. Compito del resto da assumere stando debitamente a distanza dagli equivoci. Non è un invito all’annessione delle coscienze, al reclutamento forzato, alla propaganda di massa, a tutte quelle strategie di incorporazione che smarriscono se non feriscono il sacrosanto senso della differenza, della libertà, della fraternità. Si tratta invece per i discepoli del Figlio di essere immagine e riflesso dei legami divini, casa ospitale per chi si sente amico, spassionato esercizio di libertà per chi si crede nemico, tenace segno della grazia per chiunque cerchi con tutto il cuore qualcosa di vero. In questo equilibristico esercizio di libertà lui non ci lascia soli. È con noi fino all'ultimo respiro di questo mondo. (Giuliano Zanchi)
 
Venerdì, 01 Giugno 2012 09:16

San Ferdinado di Puglia incontro cresimandi

Incontro-cresimandiI cresimandi e i giovani della parrocchia del Rosario di San Ferdinado si sono ritrovati insieme domenica 27 maggio  per il pranzo, i giochi e la riflessione sulla Pentecoste per chiedere al Signore il dono dello spirito e dell'unità.

31 maggio 2012.





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Il-trionfo-della-luceSabato 26 maggio il coro lirico della Fenice diretto dal M° Alessandro Anniballi, si è esibito nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli a Roma. Sono state eseguite musiche di Bettinelli, Caldara, Hendel, Vivaldi e dello stesso Anniballi. Il coro è stato accompagnato dall’orchestra d’archi Orazio Vecchi. Le composizione in programma o sono state raramente eseguite, o sono poco conosciute, afferma il Maestro Anniballi: “Tutte vanno alla ricerca di nuove prospettive linguistiche, sia che ci si riferisca alla esplicita ricerca timbrica-armonica di Antonio Caldara nello “Stabat Mater”, sia che riguardi il terso tessuto timbrico corale del “Magnificat” di Vivaldi, opera di grande respiro polifonico”. Il “Pater noster dello stesso Anniballi è scritto in un modo salmodiante, tipico stile della preghiera antica ebraica. Anche qui le suggestioni musicali guardano la letteratura della polifonia preclassica.

29 maggio 2012

 
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Mercoledì, 23 Maggio 2012 21:12

La forza della memoria

196L’intenso metabolismo della vita pasquale sta tutto nel necessario sforzo, mentale e affettivo, di rileggere completamente la vicenda umana e spirituale di Gesù, con quel ta­gliente sguardo a ritroso con cui siamo capaci di affondare la lama della memoria nella spessa materia dei nostri ricordi, ma guardando tutto alla luce radente degli eventi definitivi, quella matassa inestricabile di violenza e di riscatto che la Pasqua ha posto a compimento di ogni cosa. Da quel punto di vista, ogni cosa appare illuminata di un senso un attimo prima semplicemente invisibile. Allora lo storia umana di Gesù acquisisce i contorni della vita del Figlio, si comprende il senso di parole rimaste a lungo enigmatiche, si scopre lo profondità profetica di gesti apparentemente pretenziosi, ci si riconcilia soprattutto con quel criterio della dedizione assoluta che fino all'ultimo era stato creduto incompatibile con la presenza di Dio. Dall'alto dell'esperienza pasquale ogni tassello va al suo posto e alla vita di Gesù è resa giustizia.  Una forza di illuminazione superiore, a cui l'evangelista Giovanni dà un nome e un profilo specifico, entra nella storia della salvezza come avvocato istruttore di questo atto di testimonianza che la memoria consente di dare in favore della vicenda umana di Gesù. Giovanni lo fa dire a Gesù stesso prima che tutte le cose accadano. Ma deve essere per lui un'esperienza già così prepotentemente in atto da guidare la sua memoria di evangelista. La presenza dello Spirito è una di quelle cose di cui deve aver tanto sentito parlare ma di cui solo adesso comprende pienamente la realtà. Può dunque metterla sulla bocca di Gesù con la certezza di farlo parlare con parole veramente sue. Nell'evocare la presenza dello Spirito, Gesù rinnova un atteggiamento di coerenza di cui è intrisa la sua attenta e intensa convivenza con gli umani. Nemmeno coi suoi discepoli Gesù ha mai ristretto l'orizzonte della relazione allo scambio puramente duale: ha sempre rimandato il suo rapporto con gli amici a quello terzo con il Padre. Di questo l'evangelo di Giovanni documenta con precisione l'assoluto rigore. Gesù riflette la gloria del Padre, parla di quello che sente dal Padre, compie quello che vede operare dal Padre. Custodisce la vita degli amici/figli per portarli al cospetto del Padre. Nessun narcisismo del sacro nella libera dedizione del Figlio.

Sicché ora, nel momento della glorificazione, della purificazione della memoria, della rilet­tura teologica della storia umana del Figlio, non è Gesù a tirare da se stesso i fili dello sve­lamento della verità, quasi dovesse enumerare con puntiglio gli elementi di una rivincita per­sonale, ma chiama in causa un nuovo Terzo, da cui ricevere testimonianza, a cui lasciare il compito di rendere ragione all'autenticità del Figlio, a metterne in mostra da giudice impar­ziale l'assoluta veridicità.  A sua volta anche lo Spirito non agirà per protagonismo personale. Parlerà di cose attinte dalla gloriosa presenza del Figlio. Si comporterà come la luce. Fa vedere tutto restando sempre invisibile. (Giuliano Zanchi)
Mercoledì, 23 Maggio 2012 21:04

Comunità formativa di Napoli: Lettorato

LettoratoIl 19 Maggio 2012 alle ore 19:30, il Rev.mo.Padre Generale accompagnato dal diacono ed altri ministeri ha conferito il ministero del lettorato a Augustine Agowuike e Francis Enyi nella Parochia di Santa Maria in Portico con la partecipazione dei fedeli durante la celebrazione solenne dei primi vespri dell’ascensione del Signore. Il giorno successivo, il 20 Maggio, i due Lettori istituiti hanno esercitato ufficialmente l’ufficio del lettore con la proclamazione della parola di Dio nella assemblea liturgica durante la messa dell’Ascensione del Signore.

23 maggio 2012

 
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Domenica, 20 Maggio 2012 10:13

Nuovo crocifisso a Gallipoli

Gallipoli-2Qualcuno ha scritto che il Dio della Bibbia è un Dio “antropopatico”, ossia un Dio che prova pathos verso il suo popolo. Nel percorso dedicato alla conversione, la comunità del Sacro Cuore di Gesù di Gallipoli, commossa, si è lasciata avvolgere dalla “passione dell’amore, sofferente e misericordioso”, del Cristo partecipando all’adorazione della santa croce nella notte del venerdì santo con l’inaugurazione di una nuova immagine del crocifisso. Esposta alla venerazione dei fedeli, certamente susciterà emozione, tenerezza e sentimenti di rinnovamento.

 

20 maggio 2012

 
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1A San Ferdinando di Puglia, nella sede della confraternita del Rosario, domenica 22 aprile, p. Luigi Piccolo, rettore della comunità formativa S. Maria in Portico in Napoli, ha presieduto un incontro con il gruppo delle Madrine della Parrocchia. Questo gruppo è formato da numerose donne che, nel silenzio, con costanza e decisione, sostengono le vocazioni con la preghiera e piccole donazioni, incarnando la figura materna della Chiesa verso l’OMD. L’incontro è stato in realtà un ritiro dove p. Luigi ha “introdotto”i convenuti  nella II Preghiera eucaristica della riconciliazione, spiegando ogni passaggio testuale  ed aprendo ad una profonda riflessione sulla Riconciliazione come fondamento della concordia umana. L’ Eucaristia è in realtà è il momento celestiale dove lo spirito santo compie il miracolo della riconciliazione e tutto il creato diventa un cuor solo e un’anima sola con Cristo, per Cristo ed in Cristo elevando tutti all’Altissimo.

 

19 maggio 2012

pdf  Invito Madrine 2012

pdf  locandina madrine 2012  
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Venerdì, 18 Maggio 2012 20:53

Essegielle: Non solo Jazz


esseglConcerto a favore dell’organizzazione non governativa Essegielle sabato 19 maggio ore 16,30, Sala Baldini Piazza Campitelli 9. Con la partecipazione dell’Istituto S. Ivo di Roma presenta “Non Solo Jazz”.


 

19 maggio 2012 

 
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Venerdì, 18 Maggio 2012 20:32

Cercare altrove

195Questo libro delle cronache evangelicamente aggiornato che è il racconto di Atti degli apostoli esordisce, a beneficio di ogni Teofilo interessato alle ragioni del Regno, con una sorta di compendio del grande evento pasquale, con tanto di richiamo alla passione, rinverdendo la meraviglia delle sue apparizioni, arricchendo di ulteriori dettagli il resoconto di un appartato segmento di storia destinato a diventarne il nucleo salvifico. In quei quaranta giorni, rinnovazione rituale delle quarantine che nella Scrittura hanno ospitato le grandi svolte spirituali della rivelazione, dal diluvio alle tentazioni, il Cristo sigilla nel cibo e nella parola i segni distintivi della sua presenza viva e indefettibile. Nel sacro vincolo della tavola, quotidiano santuario dei più elementari patti umani, egli consegna istruzioni vitali a lasciar evolvere un manipolo di ometti frastornati nel cemento di una fraternità destinata a irraggiare ovunque.

Con la prima chiede loro di frenare definitivamente l'impulso centrifugo dei discepoli, ansiosi di allontanarsi dal teatro degli eventi che hanno mortificato ogni loro aspettativa, perché invece restino a Gerusalemme, epicentro di tutte le promesse, luogo di destinazione di ogni atto nel quale l'alleanza è destinata a compiersi. È di più che semplicemente non fuggire da un luogo impegnativo. Significa soprattutto impiantarsi per sempre e senza pentimenti nel perimetro spirituale delle antiche attese, delle promesse messianiche, delle speranze proiettate da secoli sopra il fascinoso panorama di Sion. Stare a Gerusalemme significa sigillare definitivamente la vicenda di Gesù alla grande promessa del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.

La seconda istruzione è per non evadere lo spazio della storia. Nemmeno al discepolo chiamato a testimoniare le ragioni del Regno spetta conoscere i tempi del suo definitivo compimento. Quella a cui chiama il Signore Gesù non è una fede che possa vivere scavalcando i compiti di una giusta costruzione della storia. Secondo quanto lo Spirito stesso concederà in forza e comprensione. Due istruzioni che sono un programma ecclesiale. Confessare Gesù compimento delle Scritture. Abitare la terra accendendo pazientemente segni del Regno. Rinsaldare la propria fede nella promessa e in­carnarla nella tenace costruzione della storia rende capaci di affrontare anche il necessario tempo dell'assenza. Il Figlio rientra nel perimetro della vita divina con la fierezza dell’umano che ha il proprio destino scritto nella carne. Luca descrive questo secondo congedo come la scoperta del sepolcro vuoto. Di nuovo un'assenza e uomini in bianco, figure della fede pasquale, che invitano a non fissarsi su di essa, ma a cercare altrove. Esistono assenze che scavano semplicemente il vuoto. Ne esistono altre che predispongono uno spazio. Quella del Figlio è una di queste. Dove il suo corpo ha fatto largo alla promessa, ora i discepoli possono dimorare custodendone l'accesso. Il secondo corpo umano di Gesù è quello dei suoi discepoli raccolti nella sua memoria. (Giuliano Zanchi) 
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